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Femminicidio a Troia, comunità sotto shock: "Federica viveva un dolore che non ha consegnato ad alcuno"

Pasqua e Guadagno: "Atto di violenza insopportabile che interroga le comunità che fanno da contesto alla vita di famiglie come quella di Federica"

Dal video del TG2

Tommaso Pasqua, vicesegretario provinciale del Partito Democratico di Capitanata, e Margherita Guadagno, componente della segreteria provinciale e assessore comunale di Troia, commentano il tragico caso di femminicidio avvenuto nella città del rosone in cui ha perso la vita l’insegnante 40enne Federica Ventura per mano del marito 47enne e muratore Ferdinando Carella, ricoverato in gravi condizioni agli Ospedali Riuniti di Foggia dopo aver tentato il suicidio

Le dichiarazioni di Pasqua e Guadagno

Ora che il clamore è diventato rumore di fondo; che il silenzio sgomento si è rotto in un mesto brusio; che lo sguardo non è più annacquato dal dolore proviamo ad andare oltre la retorica emotiva. L'omicidio, feroce e disperato, di Federica è un atto di violenza insopportabile e inaccettabile. Lo è a maggior ragione perché non si radica nella marginalità sociale, quella che tara culturalmente gli individui ed i loro comportamenti. E' un omicidio, allora, che interroga anche la comunità più larga che fa da contesto alla vita di tante famiglie come quella di Federica.

Domani sapremo cosa abbia armato la mano di Ferdinando, gli abbia fatto concepire l'immondo piano di uccidere la moglie. Oggi veniamo a sapere che il legame tra loro si era sfilacciato nel silenzio, si era deteriorato nella quotidianità. Che Federica viveva un dolore che non ha consegnato ad alcuno, forse temendo il giudizio della sua comunità. Una giovane donna che ha avvertito il peso e la difficoltà di compiere la scelta di essere libera, di seguire una nuova strada per affermare se stessa.

Noi che le comunità le amministriamo o ci candidiamo ad amministrarle dobbiamo avvertire per intero il peso di questa responsabilità e ricercare quotidianamente ogni possibile soluzione a ricostruire il senso di appartenenza e condivisione che rassicura e sostiene chi, come Federica, ha paura e sceglie di vivere in silenzio il proprio dolore.

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