Prc, ex municipalizzate: “No al ritorno delle nomine partitocratiche”

Il circolo di Rifondazione Comunista "Che Guevara" libera il sindaco da ogni responsabilità, ma chiede l'immediato scioglimento delle aziende derivanti dalle ex municipalizzate ancora in essere

Il Partito di Rifondazione Comunista di Foggia sulla questione delle aziende ex municipalizzate ha diramato un comunicato stampa il cui contenuto scioglie il sindaco Gianni Mongelli da ogni responsabilità e in cui gli organi del circolo "Che Guevara" puntano il dito contro gli amministratori di nomina politica delle giunte Agostinacchio e Ciliberti. "Ribadiamo la nostra indisponibilità ad avallare scelte che rimettano la partitocrazia alla guida economica delle aziende ex comunali, anzi, chiediamo che si ridiscutano i collegi dei revisori dei conti nominati con logiche partitocratiche e vengano rinominati tenendo conto della parità di genere tra maschi e femmine, così come chiediamo l’immediato scioglimento delle aziende derivate dalle ex municipalizzate ancora in essere".

I tecnici posti a capo delle aziende municipalizzate hanno fallito perché ha fallito la politica: prima gli amministratori di nomina politica delle giunte Agostinacchio e Ciliberti le hanno indebitate all’inverosimile, ne hanno gonfiato le piante organiche al di là delle esigenze di servizio, anche con l’affidamento dei servizi in outsourcing, con la beffa finale di riuscire a rendere anche un servizio scadente; poi lasciando gli amministratori tecnici senza indicazioni di indirizzo politico sulle finalità da perseguire.

Di chi è la colpa se l’AMICA ha dilapidato il capitale sociale? Affermare che la colpa sia degli amministratori nominati dalla giunta Mongelli è una vera eresia. Quanto hanno pesato sul deficit di AMICA le società derivate gestite da amministratori designati dai partiti che sostenevano la giunta Ciliberti? Gli amministratori hanno svolto coscienziosamente il compito loro affidato: mettere freno alle perdite dell’azienda causate dalla vecchia gestione amministrativa. Di chi è la colpa se per risanare l’AMGAS si deve vendere l’80% del pacchetto azionario della società che commercializza il gas? Anche in questo caso affermare che sia l’amministratore il responsabile del dissesto è una eresia, è solo grazie al lavoro dell’amministratore di AMGAS se si è potuto salvare il 20% dell’azienda e mantenere il controllo della rete di distribuzione. Anche in questo caso ci chiediamo quanto abbiano pesato sui bilanci le varie AMGAS “colorate”, e quali risultati abbiano prodotto.

Non ci dimentichiamo la vicenda delle paline “intelligenti “che ATAF aveva comperato dopo un tour a Parigi per studiare come si poteva migliorare il servizio di trasporto urbano, paline mai entrate in funzione, ma pagate a caro prezzo. Siamo disponibili, e lo chiediamo da tempo, ad un confronto tra i partiti che sostengono la giunta Mongelli per definire gli obbiettivi delle aziende ex municipalizzate, e cioè: la raccolta differenziata e lo smaltimento dei rifiuti ad inquinamento zero; un politica energetica che veda AMGAS operare anche nel campo delle energie rinnovabili a cominciare dal fotovoltaico sui tetti degli edifici pubblici; una mobilità alternativa che incrementi il trasporto pubblico e riduca l’inquinamento ed il traffico in città.

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Ribadiamo la nostra indisponibilità ad avallare scelte che rimettano la partitocrazia alla guida economica delle aziende ex comunali, anzi, chiediamo che si ridiscutano i collegi dei revisori dei conti nominati con logiche partitocratiche e vengano rinominati tenendo conto della parità di genere tra maschi e femmine, così come chiediamo l’immediato scioglimento delle aziende derivate dalle ex municipalizzate ancora in essere.

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