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Sabato, 27 Novembre 2021
Politica

Emiliano pigliatutto, Iaccarino che sognava da sindaco e quel governo tutti dentro che imbarazza Foggia

Iaccarino, Emiliano e il governo di salute pubblica a Foggia. L'editoriale del direttore responsabile Massimiliano Nardella

Non è affatto un mistero che Michele Emiliano in questi anni si sia contraddistinto per scelte politiche trasformistiche ed affermazioni sui generis, spesso contrastanti. E’ stato al contempo tutto e il suo contrario, maggioranza ed opposizione insieme, forse anche con se stesso, sconfinando spesso e volentieri nel centrodestra attraverso nomine e incarichi in nome del consenso elettorale. 

Sfilano nel suo cahier personaggi del calibro di Di Cagno Abbrescia, Cassano, Schittulli e Leo Di Gioia. Insomma, monumenti del centrodestra, mica terze guardie, riconoscibilissimi e con un passato tale da imbarazzare un giorno sì e l’altro pure il centrosinistra. 

Ha mostrato fiero la maglia dei giovani di Fratelli d’Italia, ha elogiato Salvini (sì, proprio lui, l’avversario per antonomasia del PD), ha dato il suo sostegno incondizionato nella recente campagna elettorale a Pippi Mellone, sindaco vicino agli ambienti di Casa Pound, alimentando l’ennesima bufera nel centrosinistra culminata con l’autosospensione dal PD del senatore Dario Stefano e con la dura protesta degli iscritti alla Cgil. 

Ma lui non se ne è mai doluto. Ha proceduto a passo spedito e disincantato attraverso tutto l’arco costituzionale, senza imbarazzi. E’ stato anche più grillino dei grillini, aprendo per primo le porte al Movimento in giunta. Il trasformismo più sfrenato, insomma, è stato, da sempre, la sua cifra politica. 

Quindi, quale notizia rivelano le parole riportate ieri da “La Repubblica” accreditate all’ex presidente del consiglio comunale Leonardo Iaccarino laddove millantava di essere l’uomo del Presidente in Capitanata?

E’ risaputo del sostegno incassato da Emiliano alle Regionali 2020 dall’allora esponente di Forza Italia attraverso l’appoggio di quest’ultimo al candidato ed esponente di punta di Italia in Comune Rosario Cusmai, oggi promosso a consigliere politico del presidente. Ufficialmente, si disse, per la cuginanza che lega i due. Secondo i beninformati però, dietro quella scelta pare si nascondesse la promessa di un occhio di riguardo nel caso in cui Iaccarino avesse formalizzato in futuro la volontà di candidarsi alla guida della città. D’altronde, non è un mistero che l’ambizioso vigile del fuoco di Foggia puntasse alla fascia tricolore. Ci aveva già provato, senza riuscirci, nella lotta a tre con Landella e Miranda. 

Non più tardi di qualche anno fa, tre per l’esattezza, scrissi un editoriale dal titolo ‘Che confusione sarà perché Emiliano’, evidenziando come il presidente governasse la Regione Puglia non solo con il Pd, l'UdC e la sinistra, ma anche con pezzi di Forza Italia e civici-leghisti.

Di cosa, dunque, di grazia, dovremmo sorprenderci oggi?

L’esclusiva de ‘La Repubblica’ circa il tentativo di formare un governo di salute pubblica a Foggia e del presunto incarico di sondare il terreno che Emiliano avrebbe conferito a Iaccarino, così come l’indagato salito ai disonori della cronaca per le pistolettate a salve di Capodanno avrebbe sostenuto ai pm in sede di interrogatorio con la formula dell’incidente probatorio, è seduzione che chi frequentava gli ambienti comunali già conosceva. 

Certo, non possiamo affermare con certezza che Emiliano ne avesse assunto il ruolo di regista e Iaccarino di emissario (il Pd locale ha confermato un incontro che si è svolto l'estate scorsa in un bar, su richiesta di Consalvo Di Pasqua, al quale ha preso parte Iaccarino, precisando però, "la proposta è stata respinta con fermezza" ), anche perché il tentativo raccontato di Landella di candidare la cognata Michaela Di Donna tanto col centrodestra quanto con il centrosinistra alle regionali 2020, di fatto, non è mai andato in porto. Ma è un fatto che con Emiliano le interlocuzioni di Landella fossero frequenti (già in passato l’ex sindaco di Foggia aveva tentato di agganciare per la cognata la direzione generale dell’Asi, anche qui, però, senza riuscirci).

E tuttavia, non è Emiliano la stessa persona che più di recente ha tentato di correre in soccorso dell’ormai sfiduciato sindaco Barletta, Cosimo Cannito, tentando un ribaltone politico in seno al Consiglio comunale su modello Regione Puglia? 

Il presidente sa benissimo dei maremoti che certa politica può scatenare, di ritrovarsi invischiato, anche a sua insaputa, in qualsivoglia querelle. Cambierebbe ben poco – ai fini di una chiarezza del quadro politico che è sempre mancata e che le scelte adottate hanno invece offuscato - se Iaccarino avesse millantato di essere l’uomo del presidente sul capoluogo dauno o se Emiliano lo avesse investito di questo incarico.

La vicenda Iaccarino dovrebbe spingere le forze politiche a interrogarsi su cosa sia più necessario: se costruire alleanze nette e identificabili o se invece meravigliarsi di alcuni rapporti ondivaghi. Ergo, se oggi in politica vale davvero tutto. Se sia opportuno che si allarghi a tutti, proprio tutti, o se invece sia preferibile restare nel proprio perimetro politico senza sconfinare con il rischio di essere percepito come l’uomo di tutti e di tutte le stagioni. 

Davvero l’alternativa al rischio di sottostare ai ‘ricatti’ di una forza politica è soltanto quella di mettere tutti dentro e trattare tutti allo stesso modo? Davvero poco importa se agli stessi tavoli in cui decidono le sorti delle comunità ci siano, insieme, quelli della mano destra e quelli del pugno sinistro? Cos’è oggi il centrosinistra, cosa il centrodestra, nella regione in cui l’esperienza dimostra che impossibile is nothing?

Poco importa se quello di Iaccarino, che all’epoca dei fatti non era né indagato e né imputato in alcun procedimento, sia stato un vanto o un incarico di Emiliano. 

Non ci sarebbe stato nulla di così straordinario se l’operazione, anche a Foggia, fosse stata tentata e soprattutto se quella operazione avesse portato la firma non scritta dell’attuale governatore della Regione Puglia.

“Nessuno può parlare a nome mio in nessun ambito” si è affrettato a chiarire il governatore a La Repubblica, per il quale quello di Iaccarino potrebbe essere stato un modo per legittimare le proprie posizioni difensive. “Se ne sussisteranno le condizioni, la Regione si costituirà parte civile” aggiunge. 

In fondo, la malasorte non aiuta l’ex presidente del consiglio comunale. E’ la politica, bellezza. Una roulette russa malefica, dove la vittoria è sempre di tutti, la sconfitta sempre di uno solo.

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