Raccolta rifiuti, Cislaghi: "In arrivo nuova emergenza"

"Va trovato uno status giuridico che ponga fine alla gestione economicistica e partitocratica delle aziende speciali, qualificandole come “aziende erogatrici di servizi indispensabili ed indifferibili alla comunità”, a cui tutta la comunità è chiamata a concorrere per migliorarne sia l’efficacia che l’efficienza del servizio"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di FoggiaToday

COMUNICATO STAMPA PRC FOGGIA - "L’andamento della raccolta dei rifiuti ci fa pensare ad una prossima “emergenza rifiuti” perché, girando per la periferia della città, sempre più spesso ci imbattiamo in accumuli di rifiuti attorno a cassonetti stracolmi o, a volte, stranamente vuoti, come se una mano malandrina avesse voluto erigere un muro di “monnezza” tra il cittadino ed il contenitore di rifiuti. E questo avviene mentre si vanno esaurendo i 500.000 euro donati dalla Regione per togliere i rifiuti dalla strada e non vi è ancora traccia di un piano per la riorganizzazione dell’azienda AMICA che faccia intravedere la fine di “un’emergenza rifiuti” che dura da due anni.

Quello che manca ad AMICA non sono i mezzi per la raccolta dei rifiuti, mancano le idee. Se la direzione da seguire è la raccolta differenziata, codificata dal “regolamento comunale per la raccolta dei rifiuti”, dalle leggi regionali e nazionali, gli acquisti fatti, i due compattatori a carica laterale, vanno nella direzione opposta, segnano la volontà di perpetuare un sistema di raccolta dei rifiuti che ci  ha portato a emergenze continue, a sperpero di risorse finanziarie a carico dei cittadini – aumento della TARSU –, smaltimento in discarica.

Non c’è più tempo per rimandare decisioni indifferibili, dal 2013, in virtù della legge regionale appena approvata dalla giunta, stare sotto la quota del 30% di raccolta differenziata comporterà l’aumento del 30% del costo dello smaltimento in discarica, aumento che verrà, ancora una volta, posto a totale carico dei cittadini –  costi a tonnellata: da € 25,82 se si è sotto il 30% a € 2,9 se si supera il 60% -.

Elenchiamo i provvedimenti da adottare subito:

• differenziare subito l’umido dal secco con contenitori condominiali per l’umido;
•  avviare la raccolta dell’umido dai mercati ortofrutticoli e dai locali che offrono la ristorazione;
• informare i cittadini di cosa si intende per “plastica riciclabile” e “carta riciclabile” di modo che queste frazioni siano utilizzabili tal quali senza dover essere ritrattate;
•  avviare la raccolta dei materiali da imballaggio da negozi e piccole imprese artigiane stabilendo giorno e orario di raccolta;
• dotare la città di almeno un’isola ecologica per la raccolta dei “rifiuti ingombranti”;
• avviare una campagna di controllo sulle ristrutturazioni edilizie per impedire la discarica lungo le strade dei materiali di risulta.

E’ illusorio continuare a rincorrere sogni di differenziazione tecnologica dei rifiuti se si vuole raggiungere i livelli minimi stabiliti dalle leggi per ottenere risparmi significativi, per questo sono inutili i compattatori a carica laterale ed i relativi cassonetti: soldi buttati!  Bisogna puntare subito su sistemi di raccolta manuale che, con l’impiego di cassonetti condominiali o mini contenitori familiari, permettano il varo di un piano per la raccolta “porta a porta” da estendere a tutta la città entro sei mesi. Questo tempo è necessario anche per dotare la città anche di impianti di compostaggio per riciclare la frazione umida producendo “bio compost”, un fertilizzante ecologico a costi irrisori.

Va trovato uno status giuridico che ponga fine alla gestione economicistica e partitocratica delle aziende speciali, qualificandole come “aziende erogatrici di servizi indispensabili ed indifferibili alla comunità”, a cui tutta la comunità è chiamata a concorrere per migliorarne sia l’efficacia che l’efficienza del servizio. Questo impone la riscrittura della composizione e della nomina dei consigli di amministrazione, permettendo a tutte le componenti della comunità cittadina la partecipazione, rendendo “pratica di governo”  la “democrazia partecipata” proclamata dal risultato referendario sui “beni comuni” a cui, insieme a tutti i partiti che lo hanno sostenuto, ci sentiamo obbligati".

 

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