Art Attack da elezioni per il 'Collettivo 088': "Non siamo tanti Pinco Pallino"

E’ la rivolta dei puntini rossi: che siano nasi da clown da attaccare sui faccioni dei candidati alle prossime regionali e amministrative, oppure sfoghi allergici per una politica che non rappresenta più nessuno. Il progetto

Attacco d'arte ad Apricena

Una sorta di art-attack contro la politica delle promesse da campagna elettorale, che sono peggio di quelle dei marinai. E’ la rivolta dei puntini rossi: che siano nasi da clown da attaccare sui faccioni dei candidati alle prossime regionali e amministrative oppure sfoghi allergici per una politica che non rappresenta più nessuno.

E’ il progetto “Pinco Pallino” ad opera del “Collettivo 088” che unisce sotto questa un gruppo spontaneo di giovani garganici “stufi della politica e dell'assuefazione generale” e che “attraverso delle azioni artistiche e non violente, vogliono dare una scossa alla comunità assopita per riprendersi lo spazio di discussione e azione all'interno della società”.

"Pinco Pallino" attacca pallini rossi sui nasi delle facce dei candidati alla corsa al consiglio regionale, per dimostrare che il popolo non è costituito da Pinco Pallino qualunque e che le loro barzellette/promesse non fanno più ridere, così come gli sketch dei pagliacci che, rivisti miriadi di volte, sono ormai stucchevoli. I primi attacchi d’arte sono avvenuti ad Apricena, Vico del Gargano-San Menaio, Ischitella, San Severo, Rodi Garganico e Carpino. Nessuno sarà immune dalla carica dei puntini rossi.

“Come in una reazione allergica. Segno di intolleranza ai giovani alpinisti delle scalate del potere, e ai vecchi fornai arraffoni con le mani impastate che sfornano il pane solo per le loro famiglie”, spiegano. “Intolleranza al trasformismo e al clientelismo, ai manipolatori delle parole che le svuotano per farne televendita. Intollerati ai brokers dei voti che fanno da intermediari per guadagnare la propria commissione sulla transazione. Sono puntini che prudono sulla nostra pelle alla vista delle vostre facce, ed è li che devono ritornare. Abbiamo rimesso ogni cosa al loro posto. Voi che piazzate le persone sbagliate nei posti sbagliati non potete condannarci. Ed il vostro posto non è certamente nel consiglio regionale pugliese. Ma sui manifesti. Perché solo li vi abbiamo visto”.

Gli attivisti del “Collettivo 088” denunciano l’assenza di dibattito, di progettualità, di ascolto. “Non ci sono neanche più parole, ma vecchi slogan. Il più trendy fa i tweet. Di voi abbiamo solo dei manifesti. Che fanno venire i pallini rossi. Abbiamo provato a riderci su, perché la nostra allegria sarà il vaccino per proteggerci dal fumo dall’assuefazione che emana la palude di nullità e vomito che è diventata la politica.  Ma le vostre facce non fanno neanche più ridere, e agli spettacoli sui palchi avete anche rinunciato. Se non riuscite a fare bene neanche i pagliacci vi aiutiamo noi. Dovreste ringraziarci. I pallini rossi sono ritornati al loro posto e vi hanno fatto più simpatici”.

Il “manifesto” del collettivo poi diventa una dichiarazione d’amore per la propria terra: il Gargano. “Il vigore dei pescatori che tirano le reti ai laghi o le funi dei trabucchi, la luce che riscalda le nonne sedute nei vicoli del centro storico, l’imponenza dei castelli svevi, la passione dei canti della tradizione, l’aria mossa dalla corsa dei daini, lo spartito di colori disegnato dalle foglie in autunno nella Foresta Umbra, il sole che si spegne in mare per accendere le notti d’estate, il profumo dei limoni come biglietto per salire sul trenino dei ricordi, i baci rubati sotto gli ulivi, su quei tronchi dove sono incise le nostre iniziali, dove è incisa la nostra storia è il nostro futuro. Queste sono le cose che ci mettono allegria, che le vostre facce tristi, ora meglio addobbata, guardano come bottino.

“Noi siamo figli della nostra terra e con la nostra madre vogliamo restare. Ci chiediamo dove sono i vostri figli. Nessuno vive in questi paesi, almeno che non hanno ereditato il posto in lista.  È la prova che non ci credono (i politici). Possono fare altri discorsi, hanno insegnato ai loro figli a non credere in questi paesi, e questo è un ottimo motivo per non credere in loro, ma in quello che ci sta intorno. C'è disagio, c'è solitudine, ma c'è anche la bellezza. Da qui bisogna partire, dal buon uso delle nostre rovine. Come dice il maestro elementare e scrittore Arminio, faremo uso delle buone rovine, di queste ferite. Da queste lacerazioni, dalle fessure che entra la luce”, concludono. “Ed ora guardandovi in faccia lo faremo con un sorriso in più”. 

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