Ecco i politici che hanno lasciato il segno sulle elezioni regionali: voti e pagelle

Raffaele Piemontese, Rosa Barone, Paolo Campo, Leo Di Gioia, Giandiego Gatta, Giannicola De Leonardis, Luigi Miranda, Luigi Buonarota, Napoleone Cera, Luigi Inneo, Michaela Di Donna, Pino Lonigro e Sergio Clemente

Chi più, chi meno, nel bene o nel male, sono stati i protagonisti indiscussi dell’appuntamento elettorale che ha consegnato a Michele Emiliano il compito di guidare la Regione Puglia nei prossimi cinque anni. Si val dal 9,5 di Raffaele Piemontese, il più suffragato tra i consiglieri regionali in provincia di Foggia, al 4,5 di Sergio Clemente, l’escluso di lusso del Partito Democratico che non è riuscito ad andare oltre la quarta posizione nella lista ‘Emiliano di Sindaco di Puglia’

Ecco le pagelle, i voti e i giudizi di Foggia Today a Raffaele Piemontese, Rosa Barone, Paolo Campo, Leo Di Gioia, Giandiego Gatta, Giannicola De Leonardis, Luigi Miranda, Luigi Buonarota, Napoleone Cera, Luigi Inneo, Michaela Di Donna, Pino Lonigro e Sergio Clemente

PIEMONTESE voto 9,5

Non ci sono dubbi: è il segretario provinciale del Partito Democratico il mattatore della tornata elettorale appena trascorsa. Raffaele Piemontese, tra gli uomini il consigliere regionale più giovane della Puglia, con quasi 11400 preferenze zittisce "gufi e invidiosi" e lancia la sfida al centrodestra foggiano: "Siamo pronti per governare la città". Profilo basso e testa alta, in campagna elettorale il segretario provinciale del PD ha preferito il confronto con i cittadini alle polemiche interne ai democratici. Con la forza delle preferenze ha spazzato via dubbi e perplessità della vigilia trascinando il PD alla conquista di due seggi. Affermazione netta in risposta a chi sosteneva che la lista avrebbe “eletto un solo consigliere, forse”. CONDOTTIERO

ROSA BARONE voto 9

Oltre cinquemila preferenze le valgono la nomina a consigliere regionale dei cinquestelle, dopo aver sfiorato, appena un anno fa, la conquista di un posto tra i banchi della minoranza a Palazzo di Città. Si arma di grinta e dolcezza per respingere gli attacchi di chi - anche tra i cinquestelle - non le perdona ancora tuttora la sua parentela con l'ex presidente della provincia, Antonio Pepe. Barone risponde a colpi di voti e salva la faccia alla provincia di Foggia e al nuovo consiglio regionale, al cui interno figurano appena cinque donne. ORGOGLIO ROSA

PAOLO CAMPO voto 8,5

Fa valere il suo alto profilo politico e conferma la stima – mai tramontata - di cui nutrono i cittadini di Manfredonia nei suoi confronti. Non vince la battaglia personale con Raffaele Piemontese, ma garantisce al PD una rappresentanza a Bari di tutto rispetto. Si batte per il partito e approfitta della volata di Riccardi a Manfredonia, mantenendo lo stile e la compattezza del leader. L’assessorato il prossimo traguardo. SICUREZZA

LEO DI GIOIA voto 8

L’assessore al Bilancio della giunta Vendola non si scompone e vince in scioltezza la gara interna alla lista ‘Emiliano Sindaco di Puglia’. Forte del sostegno di Rosario Cusmai (oltre 5mila voti alle regionali 2010) e di Leonardo Iaccarino, consigliere comunale tra i più suffragati alle scorse Comunali, Leo Di Gioia fa ciao con la mano al centrodestra, passeggia in pigiama e ciabatte nella sua nuova casa e sogna un nuovo assessorato. STRATEGA

GIANDIEGO GATTA E GIANNICOLA DE LEONARDIS voto 7,5

Sanno cosa fare, perché e soprattutto dove. Poco importa se finiscono all’opposizione. Entrambi habitué di via Capruzzi, strozzano i sogni proibiti di Michaela Di Donna e di Paolo Dell’Erba. Funzionano – rispetto ai diretti avversari - anche gli slogan “Più forte la Capitanata” e il ‘Voto utile alla Capitanata”. Tutt’altra musica rispetto a “Disegniamo il domani’ e ‘In campo per segnare il futuro’, che non contengono alcun riferimento alla provincia di Foggia. A distanza di cinque anni perdono una pioggia di consensi, dato significativo che però non intacca minimamente l’affermazione elettorale di entrambi, scontata alla vigilia del voto. L’avvocato di Manfredonia – al suo secondo mandato - perde quasi 4mila voti, mentre il commercialista foggiano – al suo terzo mandato consecutivo – se la cava nonostante le quasi 3mila preferenze in meno. SPENSIERATI

LUIGI MIRANDA voto 7,5

Non ha sfigurato al cospetto delle macchine elettorali da guerra messe in campo da Giandiego Gatta e Michaela Di Donna. Ancora una volta ha dimostrato di avere dalla sua parte la gente. Miranda mette in cascina 4700 preferenze, base di partenza per la possibilità di prossime affermazioni di ordine politico per e lontano da Foggia. Nella ridistribuzione delle cariche locali e provinciali, Forza Italia e il centrodestra dovranno tener conto del risultato conseguito dal presidente del Consiglio comunale, del carisma che gli ha permesso di sfidare, uscendone a testa alta, i giganti delle preferenze. Tra i due litiganti, il terzo perde ma gode. RISOLUTO

LUIGI BUONAROTA voto 7

Coraggioso il socialista Buonarota. Come il Nino della Leva Calcistica del ’68, non ha avuto paura di tirare il calcio di rigore, ma lo ha fallito. Tra i pali, a respingere i suoi attacchi, c’erano Napoleone Cera e l’Unione di Centro da una parte, i socialisti e l’astensionismo dall’altra. Solo contro tutti, il consigliere comunale ha incassato più di 3mila preferenze, un risultato lusinghiero e perfettamente in linea con il trend delle scorse comunali. Buonarota conserva il suo gruppo e amplia le sue conoscenze in provincia, quest’ultimo unico neo di una sfida rivelatasi con il senno di poi alla portata, ma beffarda. GUERRIERO

NAPOLEONE CERA voto 6,5

Fa poco per vincere, fanno poco gli altri per insidiare la sua leadership. Bastano 4mila preferenze al figlio dell’onorevole Cera per volare a Bari. Abile e fortunato, tiene in vita l’Unione di Centro. O l’Unione di Cera, come qualcuno simpaticamente ha definito questa sua affermazione sui generis. PREDESTINATO

LUIGI INNEO voto 6

Di stima. Il presidente Copagri ci ha messo cuore e coraggio. Ha provato persino a convincere l’elettorato che sarebbe stato il futuro assessore regionale all’Agricoltura. 1500 i voti che lo separano da Bari, troppi per un probabile assessore che non ha superato la soglia minima dei 1000. SOGNATORE

MICHAELA DI DONNA voto 5,5

Sindaco, consiglieri e assessori hanno tifato per lei. Un bagno di gente ai comizi e al quartier generale. Emozionata come la prima volta di un bambino al Luna Park, la cognata di Landella, scheda dopo scheda ha pregustato la vittoria, fino a quando lo spoglio dei voti non ha oltrepassato i confini del capoluogo. Dopo aver attraversato la provincia con lo sguardo fisso sullo schermo, è tornata sulla terraferma, realizzando di aver incassato 7mila preferenze, ma una cocente sconfitta. Non paga del ko, si è resa protagonista di un scambio di battute a distanza con il più quotato Giandiego Gatta, che dopo l’incontenibile gioia, ha fatto valere la sua leadership affondando il dito nella piaga. SBARAGLIATA

PINO LONIGRO voto 5

La raccolta delle ciliegie questa volta è stata abbondante sì, ma infruttuosa. Torna indietro - come un boomerang – il colpo sinistro inferto un anno fa al centrosinistra targato Marasco, quando l’allora consigliere regionale disertò le urne al ballottaggio preferendo la raccolta delle ciliegie. Il socialista dauno paga a caro prezzo il vertiginoso crollo dei vendoliani in provincia di Foggia e ironicamente ringrazia “coloro che hanno lavorato per demolire, contribuendo alla minore rappresentanza della provincia di Foggia”. Lui che fa? Non molla, “perché la storia continua”. FRASTORNATO.

SERGIO CLEMENTE voto 4,5

Tanto rumore per nulla avrebbe sussurrato qualcuno. Settimane di battaglie e una candidatura ottenuta sul filo di lana non sono bastate al consigliere regionale uscente per bissare il successo del 2010, quando l’attuale capogruppo in Consiglio comunale del PD fu il primo dei non eletti con 5728 preferenze, qualcosina in più rispetto alle 5295 di cinque anni dopo. Preferenze in leggero calo nonostante il sostegno del gruppo dell’Italia dei Valori e dell’ex collega in via Capruzzi, Anna Nuzziello. Soltanto quarto dietro a Leo Di Gioia, Pippo Liscio e Luigi Damone, Clemente consegue un risultato che nella lista del PD non avrebbe minimamente impensierito le vittorio schiaccianti di Raffaele Piemontese e Paolo Campo. La domanda sorge spontanea. Non fu Clemente, il primo aprile scorso, riferendosi alla lista del PD, a dire “Quella lista, fatta così, ne scatta uno, forse, perché con tutto il danno mediatico che stanno creando bisogna vedere se ne scatterà uno”? Profezie mancate. Al danno della sconfitta anche la beffa per uno strano Landella, che in Consiglio comunale gli fa gli auguri per la rielezione. Quale? BASTONATO

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