Dall'appoggio a Emiliano alle critiche a Landella, ecco Di Gioia: "Qui mi sento a casa"

In 500 bagnano l'inizio della campagna elettorale di Leo Di Gioia: "Chi mi critica ha fatto dell’opportunismo il proprio modo di lavorare, costruendo il proprio consenso economico attraverso il consenso politico”

Tra i 126 candidati al consiglio regionale di Capitanata, Leonardo Di Gioia è senz’altro uno dei favoriti. I numeri e il successo riscosso cinque anni fa parlano per lui, e i tanti seguaci (circa 500) che ieri hanno riempito il Palazzo dei Congressi della Fiera di Foggia per assistere alla convention dell’assessore regionale al Bilancio, ne sono un’ulteriore conferma.

Di Gioia correrà nella lista 'Emiliano sindaco di Puglia', quella che l’ex sindaco di Bari ha definito “un’altra lista del Pd”. Un’affermazione che di Gioia non condivide in toto, pur riconoscendo il ruolo cardine del Partito Democratico. Un partito che guida una coalizione di centrosinistra alla quale l’assessore al Bilancio ha deciso di aderire, da moderato: “Io mi sento a casa in una scelta come quella che abbiamo fatto. Con il candidato ci siamo raccontati le motivazioni per fare politica, le speranze e le aspettative di vita politica. Un posto in cui c’è gente che viene da esperienze politiche diverse, ma dove c’è possibilità di confronto”.

Molti i punti sui quali ha dibattuto il candidato consigliere, dalla Sanità (uno degli assessorati che potrebbe essergli affidato in caso di elezione, in alternativa al Bilancio e alla Presidenza del Consiglio Regionale, ndr), al dissesto idrogeologico (previsto un piano da 1 milione di euro), passando per i consorzi di bonifica, e l’immancabile Gino Lisa per il quale si attende un responso dall'Unione Europea.

Di Gioia ne approfitta per togliersi dalle scarpe dei sassolini piuttosto fastidiosi: “Non rispondo neanche alle provocazioni di quelli che tendono di fare la morale sul fatto di aver cambiato partito o fatto scelte diverse. Lo spettacolo a livello nazionale, ma soprattutto a livello locale, la dice tutta sul pulpito da cui vengono fatte le prediche. La nostra è una classe dirigente che ha fatto dell’opportunismo all’interno dei partiti la propria carta vincente. Persone che hanno costituito il freno a mano tirato della nostra provincia, che ancora in questi giorni pubblicamente rilasciano patenti a chi si deve impegnare per fare politica. Questo è il motivo per cui la politica locale non cresce, e i ragazzi che fanno politica oggi sono molto più incattiviti di quanto non lo fossero quanti lo facevano prima. Io non cerco la benevolenza di qualcuno che in maniera impropria rivendica la propria coerenza politica quando in realtà si tratta di persone che hanno fatto dell’opportunismo il proprio modo di lavorare, e che hanno costruito il proprio consenso economico attraverso il consenso politico”.

E sull’operato dell’Amministrazione Comunale, a quasi un anno dal suo insediamento dice: “Comune strumento attraverso il quale consumare vendette e accreditamenti politici senza nulla a che vedere con l’interesse generale e le attività amministrative. Landella in un anno è riuscito a sciupare quella credibilità nella sua maggioranza in un tempo rapido assimilabile ai dieci anni del governo di Agostinacchio. Quella fase iniziale nella quale avevamo apprezzato la capacità decisionale del sindaco, si è trasformata in un fase dove le decisioni miravano a indirizzare la maggioranza a seconda delle utilità politiche e elettorali".

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E ancora: "Si tratta di cose già dette: la litigiosità del centrodestra, l’incapacità di riconoscere una leadership. Il fatto di scontrarsi con difficoltà programmatica da una parte e la litigiosità dall’altra. Problematiche che tendono a isolare il nostro comune dal punto di vista istituzionale, Questa Provincia non può funzionare senza un comune al centro negli interessi generali”. 

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