Lucia Russi sfida Campo e Piemontese, per portare il 'Sociale' in via Capruzzi

Intervista a Lucia Russi, la dottoressa candidata al Consiglio regionale nelle liste del PD: "Il sociale deve avere la forza di rappresentarsi e di scegliere tra noi i propri rappresentanti"

Lucia Russi

Intervista a Lucia Russi, candidata per il Partito Democratico, uno dei volti nuovi di questa tornata elettorale, essendo alla prima esperienza elettorale. Neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta, la sua candidatura è stata sponsorizzata fortemente dall’europarlamentare Elena Gentile. Una scelta nata dall’esigenza di trovare una personalità che rappresentasse il sociale, il mondo della disabilità e che ne raccogliesse le istanze.

Russi, che cosa l’ha spinta ad accettare la candidatura?

La sfida che il sociale possa lasciare attraverso le sue armi un segno tangibile in questo territorio. La mia è una candidatura sociale perché sono un tecnico, e poi perché penso di godere del supporto da parte delle famiglie e degli operatori socio sanitari.

Si aspettava di misurarsi in una campagna elettorale anomala e con un candidato che quasi tutti danno già per vincitore?

Non mi aspettavo di candidarmi fino al 7 marzo. Quando mi è stata offerta questa opportunità, ci ho pensato su qualche giorno prima di accettare. La percezione che fossero delle elezioni anomale l’ho maturata più attraverso gli altri, o mediante i media. Quanto al candidato vincente in partenza, anche chi non vive di politica ha coltivato l’idea che il governo della Regione sarebbe rimasto al centrosinistra.

Però in questi ultimi mesi si è parlato solo di problemi interni ai partiti e poco di programma…

Il nostro è un programma che rispecchia i punti della coalizione, che sono comuni per certi versi a tutte le liste. Essendo candidata del Pd, mi preme sottolineare la peculiarità del mio partito, l’unico ad avere delle radici solide, con una storia interna per quanto travagliata. C’è la constatazione che gli “alberi” abbiano una forza di maggiore stabilità rispetto alle coalizioni che hanno al proprio interno diverse anime.

Si parla di sfida a due tra Piemontese e Campo. Lo crede anche lei o crede nel ruolo di outsider?

A oggi penso di avere le stesse possibilità di Raffaele e di Paolo. Non avrei accettato se avessi pensato di essere sconfitta in partenza

Crede anche lei in quello che dice Emiliano quando parla di tre liste del PD?

Nessuno è d’accordo a ritenere le civiche simili del Partito Democratico. Sono tre anime, in alcuni casi abbiamo un sentire comune. Ma ovviamente, ognuno porta avanti delle specificità, in un’altra situazione sono investimenti di persone che hanno un sentire diverso.

Ma non crede che queste uscite del candidato presidente generino confusione o peggio ancora penalizzino i candidati del Partito Democratico?

Emiliano ha scelto l’impostazione politica che ritiene possa dare maggiore compattezza alla coalizione e non alla singola lista.

Ha fiducia nei concittadini di San Severo oppure teme la concorrenza di Damone che gode del supporto di Miglio?

Io non ho la certezza di essere sostenuta dall’intero paese. Penso di essere sostenuta da alcuni segmenti; una fetta di elettorato presente in buona parte dei Comuni della provincia in cui ho lavorato e ho potuto mostrare negli ultimi trent’anni la mia determinazione negli impegni. Qui a San Severo ho ritrovato con piacere una certa disponibilità a raccogliere candidatura di tipo sociale. Poi, che ci sia sostegno da parte dell’amministrazione comunale a un proprio consigliere che si candida alla Regione, è sotto gli occhi di tutti.

Che giudizio dà al Governo Vendola? Il nuovo governo deve puntare sulla continuità?

Per gli ambiti che mi competono la continuità sarebbe un punto di forza, mi riferisco all’aspetto sociale e sociosanitario integrato. E’ un progetto che si può ampliare ma continuando sulle realtà tangibili grazie ai fondi europei. Lavorare in discontinuità significherebbe frammentare i piccoli passi fatti rispetto agli altri territori e che ci portano a essere una Regione in cui il sociale è più rappresentato e tutelato rispetto a dieci anni fa.

E’ dunque dal sociale che deve ripartire, o ci sono altre prerogative?

Le cose sono concatenate. Un sociale senza infrastrutture è impossibile. Quando parlo di Socio sanitario integrato parlo soprattutto di sanità: sono un medico e quindi pensare a un sociale svincolato da infrastrutture e sanitario è impossibile. Bisogna allargare le maglie del sociale tenendo in considerazione i fattori di crescita del territorio.

La sua candidatura è stata sponsorizzata da Elena Gentile, le cui critiche nei confronti di alcune candidate donna sono note.

Si tratta di momenti in cui la Gentile ha sottolineato delle scelte che appartengono a lei e non a me. Non ero presente nei momenti delle scelte politiche, né sono a me note le motivazioni. Ciò che lei ha sostenuto, credo correttamente, è il ruolo delle donne come forze portanti, non di semplice supporto. E’ bene votare una donna pensandola come interlocutore attivo e non come una semplice figura che integri la lista maschile. La donna deve essere vista come un reale competitor.

Quindi quando parla di bamboline di Postalmarket ha ragione

Ognuno risponde del suo. Io non ero nei contesti, e non ero in quelle che erano le situazioni istituzionali del Pd perché come ho detto, la mia candidatura è legata alla richiesta di un’operatività sociale.

Lei è una neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta. Se venisse eletta come spenderebbe le sue competenze?

La neuropsichiatria infantile è una tipologia professionale che lavora con un comparto non solo legato al bambino ma al nucleo familiare, a operatori che si prendono cura di un soggetto per tutte le fasi della sua vita. Sicuramente in questi anni ho potuto notare il ridotto accoglimento di quelli che erano i bisogni del sociale. Cosa posso spendere? Nella mia esperienza lavorativa ho potuto visualizzare le difficoltà di quei nuclei familiari all’interno dei quali vi era un soggetto che necessitasse di una mano in più. E quindi, lo stesso nucleo familiare ha bisogno di una mano in più. Vede, chi vive un disagio di questo tipo, richiede supporto e accoglienza sempre. Perché la disabilità si occupa di te (in senso lato) dalla nascita fino alla cessazione della vita. Ho lavorato in strutture riabilitative in cui non mi ha ferito solo l’utente bambino ma tutto quello che afferiva al mondo della disabilità. Ho partecipato all’attuazione di “Vita indipendente”, e di altri progetti regionali. Ho cercato di far convogliare le esigenze del territorio in progetti europei. Ovviamente sono mondi in cui servono operatori tecnici e figure professionali qualificate, in cui la struttura funziona solo se possiedi tutte le armi per andare avanti, da quelle gestionali a quelle tecniche sociali e sanitarie.

Questa tornata elettorale è anomala anche per l’astensionismo in aumento. Come ha pensato di fronteggiarlo?

Ho provato a contenerlo con il porta a porta. Più che togliere consensi a chi li aveva acquisiti ho tentato di motivare le persone demotivate, puntando su condizioni un po’ diverse. Ho cercato di far breccia nell’elettorato proponendo quelle figure che come me ancora non si sono ancora spese in politica, e che oggi possono rappresentarle. Votare è un diritto che va speso al meglio perché non si può pensare che il sociale cambi dall’alto.

Quindi perché un elettore dovrebbe scrivere il suo nome sulla scheda?

Perché il sociale deve avere la forza di rappresentarsi e di scegliere tra noi i propri rappresentanti. Vede, io sono una persona molto semplice, e le dico una cosa: ci sono due quadri che incarnano alla perfezione il sociale.

Ovvero?

Il Quarto Stato e l’Urlo di Munch. Sono le due immagini che meglio rappresentano il sociale: la determinanzione con cui i protagonisti camminano nel quadro di Pellizza da Volpedo, e la tristezza che pervade il dipinto di Munch.

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