Emiliano e i voti foggiani: una civica scomoda per sfidare il PD (e la Capitanata)

E' sfida aperta tra la lista civica 'Emiliano Sindaco di Puglia' di Leo Di Gioia, Gigi Damone (forse Sergio Clemente), e quella del Partito Democratico di Patrizia Lusi, Raffaele Piemontese e Paolo Campo

I candidati

Qualche pedina da spostare, alcuni tasselli da inserire, un giro di calcolatrice e poi via libera alla macchina da guerra messa in campo da Michele Emiliano per la conquista di via Capruzzi. Un'armata elettorale - da Pino Lonigro a Gigi Damone, da Raffaele Piemontese a Napoleone Cera, da Paolo Campo a Leonardo Di Gioia - costruita per stravincere al cospetto di un centrodestra umiliato dai capricci di Vitali prima e Poli Bortone dopo.

Esponente del centrosinistra sui generis - schietto, diretto e vulcanico - Michele Emiliano è tutt'altro che uno sprovveduto. Lo dimostra il percorso politico che lo ha portato a vincere le primarie del centrosinistra in Puglia e a giocarsi - da leader indiscusso - la partita per il dopo Vendola. Abile e astuto, nonostante qualche sbavatura e amnesia, il vero avversario di Emiliano si chiama PD. O forse, sarebbe più corretto sostenere il contrario. E cioè, che l'avversario del Partito Democratico è principalmente il magistrato barese.

La domanda, parafrasando Lubrano, sorge spontanea. Emiliano ci è o ci fa? Il dubbio amletico nasce per come il candidato presidente del centrosinistra e di pezzi illustri della destra (che hanno preso casa nella sua lista civica), ha gestito l’affare Clemente e sta gestendo i rapporti con il Partito Democratico del capoluogo dauno. Dubbio che trova conferma nell'impegno messo in campo nella composizione della lista che porta il suo nome e per la quale dimostra di avere un interesse diverso rispetto ad altre della stessa coalizione. Forse più del suo PD, esattamente come le attenzioni che un allenatore di calcio riserverebbe a un proprio figlio rispetto al giocatore più forte della sua squadra. Le stesse riservate a Patrizia Lusi, elettoralmente la più debole tra i contendenti, nella corsa tutta interna al fianco dei favoriti e big del partito, Paolo Campo e Raffaele Piemontese.

L’ultima delle emilianate, quell’ok a Sergio Clemente che in prima battuta il segretario regionale del PD sembrava aver scaricato, fa sorgere più di un dubbio sui suoi obiettivi politici, presunti o tali. Perchè, portare a Bari Leo Di Gioia e Gigi Damone piuttosto che l'ex e l'attuale segretario provinciale del PD, gioverebbe e non poco sull’economia delle sue scelte, in termini di posizionamenti e priorità programmatiche. Meno, però, ai cittadini di Foggia e della provincia, orientati, invece, a (ri)affidarsi a un partito strutturato che li rassicuri sulla rappresentanza in Consiglio regionale. Foggia, il Gargano, i Monti Dauni, i Cinque Reali Siti, l'Alto e il basso Tavoliere, meritano certezze.

Un candidato espressione di un partito, a maggior ragione se del PD, ha un peso specifico rilevante rispetto a un collega di una lista civica. Il primo è chiamato a rappresentare la propria città, l'altro deve rendere conto direttamente a chi l'ha messo in lista in forza del proprio forte elettorato. In parole semplici, è più probabile che un consigliere regionale del Partito Democratico si faccia portavoce delle istanze del territorio e dei bisogni dei cittadini, rispetto a quanto farebbe, invece, un'entità politica autonoma. Ma in fondo, la Capitanata è una gatta da pelare. Perchè rischiare?

Voce fuori dal coro dei democratici (spesso per sua stessa ammissione), sarebbe cosa buona e giusta, mettendosi nei panni del protagonista principale - chiedersi per quale motivo, da futuro governatore regionale, Emiliano dovrebbe correre il rischio - nella trattazione dei problemi del Gargano, del capoluogo e dei Monti Dauni - di essere travolto da uno tsunami di disagi e lamentele. Quale strumento migliore, quindi, se non quello di provare a battere il PD? (in una regione peraltro complessa e difficile da gestire).

Vien da sè che il candidato presidente non si è preoccupato di moderare il dibattito interno al partito foggiano, di alleviare dolori e dissapori o di imporsi per far entrare in lista un candidato consigliere uscente. In fondo, e qualcuno lo pensa davvero, meglio un portatore di consensi nella propria creatura piuttosto che in quel PD che Emiliano non ha mai nascosto, in un certo senso, di voler rottamare a tutti i livelli.

E non dimentichiamoci che è stato il candidato presidente, non più di qualche mese fa, ad aver proposto a Luigi Miranda un posto nella sua lista. Altro indizio di un disegno politico, quello cioè di ridimensionare il PD con la 'Emiliano Sindaco di Puglia', che non è passato inosservato nemmeno tra gli addetti ai lavori. 

Fare all-in su una lista, meglio se la propria, e inserirci chi gode di un ampio consenso elettorale, rende bene l'idea di come 'Emiliano Sindaco di Puglia' nasconda l'obiettivo di voler battere il suo Partito Democratico, che però ha un'occasione irripetibile: colmare il gap dei consensi che lo separerebbe dalla civica, conquistando il voto d'opinione, vero cruccio del partito. Uno scatto d'orgoglio per superare quella amara condizione in cui i democratici si sono cacciati, con una lista - quella approvata dalle segreterie foggiane, cittadina e provinciale - che dimostra di voler andare oltre le preferenze. Preferenze per le quali, se si vuole andare oltre, non si può e non si deve morire.

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