Emiliano stratega, Di Gioia spera. Campo verso la segreteria regionale del PD

Giunta a sette, più tre. Si scalda Leo Di Gioia all’Agricoltura. Cinque assessori scelti da 1613 votanti della Sagra del Programma. Prima giunta regionale a Taranto

Alla fine, sagra a parte, tutto sembra essersi incastrato perfettamente, come da desiderata di Emiliano e dei partiti della coalizione che lo sostiene. La giunta regionale, la prima dell'era del magistrato barese, è stata varata ieri. Con una veste democratica che più democratica non si può, condita dal classico colpo di scena al quale il neogovernatore ha abituato. Una parte, infatti, è stata scelta dal popolo della Sagra (1613 i votanti su quasi 3mila iscritti), in parte (ma minima) di sua diretta nomina, in parte con una "emilianata" politica che, come sempre, sembra sparigliare le carte al fotofinish: l'apertura ai grillini, da nessuno attesa se non dagli addetti ai lavori, è il classico atto clamoroso di Emiliano per perpetuare l'immagine poco ortodossa che il magistrato barese ha sempre voluto dare. Doveva, Emiliano, varare una giunta così, con questo metodo composito e sui generis. O, come dire, non sarebbe stato lui.

Ciononostante il day after è quello della comprensione effettiva degli eventi. O del tentativo, se non altro. Le domande che ci si pone sono tante. Ad esempio: i popolo della sagra ha scelto 5 assessori su 10 proposti, con relative deleghe che, a ben guardare, sembrano incastrarsi perfettamente col disegno che probabilmente le forze politiche ed i protagonisti avevano in mente e mostrano un perfetto incastro anche per ciò che concerne la territorialità.

Ci sono ben due Pd, uno di Bari (l'uscente Giovanni Giannini) ed uno di Foggia (il più suffragato Raffaele Piemontese), con delega il primo ai Trasporti (che perpetua), il secondo al Bilancio. C'è Taranto che elegge un esponente della civica Emiliano Sindaco di Puglia, Giovanni Liviano, all'Industria culturale. C'è "Noi a Sinistra per la Puglia" con il barese Sebastiano Leo che va al Lavoro. Ci sono, dulcis in fundo, anche i Popolari che con Totò Negro, leccese, che incassa il Welfare. Poi Emiliano nomina la più suffragata del Pd di Lecce, l'uscente Loredana Capone, che mantiene le Attività produttive (le aveva anche con Vendola) e Anna Maria Curcuruto, sua dirigente all'Urbanistica al Comune di Bari, che continuerà ad occuparsi di questo.

Infine il colpo di scena: delega a 3 grilline, la foggiana Rosa Barone all'Agricoltura (assessorato da sempre rivendicato dalla Capitanata) e le baresi Antonella Laricchia e Viviana Guarini al Personale. Nomine volute e sofferte anche, pare, atteso che per questa apertura Emiliano pare sacrificare finanche l'ex prefetto Antonio Nunziante, arrivato solo 6^ nella top ten della sagra e da sempre candidato all'Ambiente. Fuori anche Leonardo Di Gioia, assessore uscente, e maggiore suffragato nella civica del presidente, Emiliano Sindaco di Puglia (arriva 7^). Quindi Emiliano si riserva di decidere ancora per la vicepresidenza e preannuncia la prima giunta regionale a Taranto, terra martoriata dell'Ilva. Un gesto simbolico profondo. L'entusiasmo è a mille.

Peccato però  che i grillini non ne sapevano niente ed oggi dicano "no grazie" parlando di "violenza istituzionale" (Emiliano ha già firmato i decreti per loro). Tempo qualche ora o giorno ed il presidente dovrà prendere ufficialmente atto della loro indisponibilità. Magari venerdì, quando si terrà la prima giunta. A quel punto sarebbe autorizzato, Emiliano, a nuovi innesti scorrendo, perché no, proprio quella classifica della sagra (d'altronde, il metodo più democratico e partecipato) per ripristinare le previsioni della vigilia: l'Ambiente a Nunziante (1^ dei non eletti), l'Agricoltura a Di Gioia (2^) e il Personale potrebbe andare al terzo dei non eletti che, neanche a farlo apposta, è Domenico Santorsola, BAT, esponente di Noi a Sinistra per la Puglia. Il che soddisferebbe l'area Stefano che ha chiesto due assessorati. Così come due assessorati andrebbero alla Capitanata, terra che ad Emiliano ha dato un forte contributo elettorale.

Il meccanismo, se si riflette un attimo, sarebbe funzionale anche ad un altro scopo: consentire ad Emiliano di alzare le mani sulla parità di genere promessa in Giunta, con uno spostamento delle responsabilità altrove (sul M5S nel caso di specie), che però verrebbe solo procrastinata (la riforma dello Statuto – promette - si farà). Si vedrà. Un'eventualità forse subodorata da Elena Gentile che in un post su Facebook stigmatizza il tutto come mera "dietrologia": "Emiliano è uomo d'onore – scrive - ha detto che lascerà la giunta a 7 e lo farà". In effetti che Emiliano possa procedere subito agli innesti suddetti è cosa sulla quale in pochi scommettono: passerà del tempo, forse dei mesi - dicono sempre i bene informati -. Poi, a freddo, se ne riparlerà".

L'eventuale strategia, in effetti, non fa un piega e chapeau al neogovernatore che conferma - se così fosse - le sua formidabile astuzia politica. E nella quale si inserirebbe anche il Pd di Capitanata che, a differenza di coloro che lo immaginano diviso, sarebbe, secondo i bene informati, più compatto che mai: nessuna guerra Piemontese-Campo. Acquisita l'impossibilità ad ottenere l'Agricoltura, Campo, dato in pole per l'assessorato, avrebbe fatto da sé un passo indietro preferendo, come si vocifera in queste ore, giocarsi la partita sulla segreteria regionale che a breve Emiliano dovrebbe lasciare.

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