Crollo vendoliani, flop fittiani. Barone orgoglio Rosa, PD e civiche formula vincente

L'analisi del voto delle elezioni regionali in provincia di Foggia. Damone, Liscio e Clemente esclusioni eccellenti. Forza Italia primo partito a Foggia non basta a Michaela Di Donna. Ora il PD batte cassa a Bari

Immagine di repertorio

Il day after delle urne pugliesi consegna poche sorprese alla Puglia ed alla Capitanata. Di certo, tra le novità, c'è il numero dei consiglieri eletti: 7 in provincia di Foggia e non più 8 come inizialmente preventivato: 4 di maggioranza (due Pd, Raffaele Piemontese e Paolo Campo, uno della civica Emiliano Sindaco di Puglia, l'uscente Leonardo Di Gioia, un Popolare, il figlio d'arte Napoleone Cera, primogenito di Angelo, sindaco di San Marco e parlamentare Udc), 3 di opposizione (Giandiego Gatta per Forza Italia, l'uscente Giannicola De Leonardis per Area Popolare-Movimento Schittulli, quindi l'unica donna, Rosa Barone, per il Movimento 5 stelle).

GLI ESCLUSI E L'EXPOLIT 5 STELLE. Da questo elenco se ne possono, poi, estrarre altre. Complice anche una astrusa legge elettorale, resta fuori dalla pattuglia foggiana la sinistra di Stefano e Vendola, quella che ha governato per dieci anni la Puglia (il più suffragato, l'uscente Lonigro, non ce la fa), il cui seggio va alla provincia di Taranto. L'altro elemento di novità è sicuramente la poco scontata e mai debitamente attenzionata elezione di Cera, che con 3922 preferenze guadagna il seggio in via Capruzzi (altre performance, di gran lunga migliori, restano a casa). Quindi l'exploit dei 5 stelle, che diventano il secondo partito pugliese e a Foggia città, il terzo in provincia (dopo Pd e Forza Italia, che "tira" solo in Capitanata e tampona la debacle regionale). Infine l'esclusione di nomi eccellenti, dati in pole (Gigi Damone a San Severo, Pippo Liscio a Cerignola, il "brutto anatroccolo" del Pd Sergio Clemente). Aggiungasi (ma non è una novità) la scarsa presenza femminile, tanto nella pattuglia foggiana (una sola eletta) quanto nel nuovo consiglio regionale (4 in tutto), a conferma dell'arretratezza, ancora, dei partiti sul tema. A salvare la faccia ad Emiliano, presentatosi come paladino della questione rosa, è solo il Movimento 5 stelle.

UN COPIONE GIA' SCRITTO. Per il resto, tutto come da copione. A differenza di quanto accade per i governatori di marca renziana, il poco ortodosso Emiliano vince e vince bene, e la provincia di Foggia gli tributa la maggiore percentuale in assoluto (51,46% su un dato regionale attestatosi al 47,12%), il che consente oggi di battere cassa a Bari; l'astensionismo resta il primo partito in Puglia (l'affluenza in Capitanata crolla di oltre 10 punti percentuali, scendendo al 48,86%, meno di un elettore su 2 si reca alle urne); l'erosione del voto è trasversale ed interessa tanto il centrosinistra quanto il centrodestra, confluendo solo in minima parte nei movimenti di protesta M5S e "Noi con Salvini"; il Pd resta primo ma continua a perdere voti in una emorragia, però, perfettamente tamponata dalle due civiche di Emiliano che lo tallonano per tutto il tempo, restando indietro di meno di due punti percentuali (19.05 % i dem contro 17.71% delle due civiche, in totale poco più di 3400 voti), a conferma della bontà della tanto criticata strategia dell'ex magistrato.  

Perde un grande patrimonio di consensi la sinistra di Vendola e Stefano, frutto evidentemente di una politica, quella vendoliana, sempre percepita come assente su un territorio che risultò decisivo nella elezione del governatore, nonché della agonia ormai di Sel. Perde rovinosamente a livello regionale anche il centrodestra (neanche la somma delle due coalizioni a trazione guidate da Schittulli e Poli Bortone bastano a raggiungere Emiliano). A salvare la faccia a Berlusconi ed al suo segretario regionale, Vitali, è solo la Capitanata, decisiva per permettere agli azzurri di superare, anche se di poco, quel 10% indicato quale spartiacque tra la vita e la morte del partito, sbaragliando i fittiani che a Foggia crollano, e di molto, rispetto ai tempi d'oro della Puglia Prima di Tutto (in Capitanata più scarno bottino in assoluto).

In particolare a tributare uno dei maggiori risultati è la città capoluogo, Foggia, dove Forza Italia si attesta primo partito grazie alla macchina da guerra messa in campo dal sindaco Landella a favore di Michaela Di Donna e alla buona performance ottenuta da Luigi Miranda. La cognata del sindaco, tuttavia, nonostante gli oltre 7mila voti complessivi non riesce nell'intento di essere eletta, surclassata da mister preferenze Giandiego Gatta che tira su Manfredonia (impresa che gli consente di far passare in sordina la clamorosa sconfitta nel Golfo del suo candidato sindaco Cristiano Romani). 

LANDELLA E MIGLIO. C'è da dire che il risultato di Foggia potrebbe essere sufficiente al sindaco Landella a puntellare la sua supremazia politica rispetto alle aggressioni di fittiani e di altre spine nel fianco di maggioranza, ed a continuare a dare le carte a Palazzo di Città. Vero è che la maggioranza è in fibrillazione. Non ci sono, infatti, solo i Fratelli d'Italia con  Giuseppe Mainiero ed un 1,5% raggranellato che rischia, però, di rivelarsi ininfluente, ma lo stesso Gatta  che può contare su almeno un paio di consiglieri comunali sua diretta espressione, ed Ncd che potrebbe far pesare il suo 9% in tandem col consigliere di marca schittulliana Pasquale Cataneo. Si vedrà. Oggi sono partiti gli incontri bilaterali coi capigruppo. Se sarà crisi con tanto di azzeramento della giunta lo diranno le prossime ore. Così come saranno le prossime ore a dire cosa accadrà a San Severo, se, cioè, le voci di un legame a doppio filo tra l'elezione di Damone ed il mantenimento in vita dell'amministrazione Miglio siano state mere malignità o la realtà che attende l'Alto tavoliere.  

IL PD BATTE CASSA. Intanto i dem battono cassa a Bari. E' Paolo Campo, forte di un Pd uscito vittorioso anche alle amministrative con il boom Riccardi, a porre subito la questione. In una conferenza stampa convocata a poche ore dall'esito delle urne,  ieri, il neoeletto consigliere evidenzia come "Emiliano dovrà avere per la Capitanata una considerazione proporzionale al consenso ottenuto" mentre l'europarlamentare Gentile, prima avversaria delle civiche del presidente, mette in guardia: «Spero che il neo presidente comprenda che la Capitanata dovrà essere rappresentata nel governo pugliese da chi ha una storia politica tracciabile vissuta nel Partito Democratico". Si vedrà. Che Emiliano abbia dimostrato una certa allergia ai rituali di partito è cosa nota. Così come ha già chiarito il metodo che utilizzerà nella composizione della giunta: convocazione degli iscritti alla sagra del programma e votazione dei nominativi. I più suffragati entreranno nell'esecutivo. Un metodo singolare. Ma d'altronde sui generis è lo stesso neogovernatore pugliese.

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