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Sel e Pd

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Liste Pd e Sel: Gentile dovrà sudare sette camicie, Sannicandro non si dà per vinto

Nella lista pugliese del Pd, Scalfarotto 13esimo e Mongiello 15esima. Vendola non cede alle richieste dell'avvocato di Trinitapoli

Numerose conferme. Modifiche marginali, quantomeno per le liste pugliesi. Frutto per lo più del braccio di ferro ingaggiato dal segretario regionale Sergio Blasi che la notte scorsa si era spinto addirittura a minacciare le dimissioni pur di fa passare la proposta partorita a Bari nel giorno dell'Epifania per blindare i primaristi e votata, forse per la prima volta nella storia del Pd pugliese, all'unanimità.

Nel pomeriggio di ieri, al termine di sfiancanti trattative, Roma cede, ma non troppo. Nella direzione nazionale che dà il via libera alle liste definitive per Camera e Senato la "contaminazione" di paracudatati dal Nord, quella denunciata da Blasi al grido di "primarie tradite"', si consuma ugualmente, anche se in misura minore.

La direzione nazionale "infila" in Puglia Ivan Scalfarotto in posto utile alla Camera (13), quindi "salva" Gero Grassi ed Alberto Losacco (rispettivamente 14 e 15). Accade così che a farne le spese è proprio la senatrice foggiana uscente Colomba Mongiello, che da 13esima scivola al 15esimo posto nella lista per Montecitorio. Comunque in posizione sicura posta la vittoria del centrosinistra nelle urne del 24 e 25 febbraio, ma che questa mattina ha presentato ricorso.

Inamovibile Michele Bordo al 2 posto mentre Elena Gentile continuerà a correre per il sesto seggio al Senato, dopo aver rischiato di scivolare al settimo per fare spazio al rettore dell'Università di Bari, Corrado Petrocelli (inizialmente dato 3 alla Camera), poi piazzato dietro l'assessore regionale in deroga.

L'ingresso massiccio della società civile nelle liste per Palazzo Madama assieme a figure istituzionali e a pezzi da 90 del Pd ha un senso per Pierluigi Bersani: piazzare uomini e donne in grado di intercettare voti laddove la partita (al Senato appunto) è più' difficile per il centrosinistra a fronte di un accordo siglato Pdl-Lega nelle grandi Regioni del Nord.

E' qui che i candidati Pd dovranno lavorare "pancia a terra" per portare quanti più voti alla causa, pescando, se possibile, anche nel potenziale bacino elettorale di Sel, del quale bisognerà scongiurare in Puglia un exploit. Una battaglia doppia, dunque, per l'assessore Gentile, Lady Preferenze in Puglia (oltre 9mila, la donna più votata) e che certamente sperava in un riconoscimento politico maggiore da parte del suo partito, interpretato,in ambienti a lei vicini, come "polpetta avvelenata" riservatole dall'asse manfredoniano del partito, se non una vera e propria "carognata". Confermate le teste di lista: l'intellettuale Massimo Cassano alla Camera, Anna Finocchiaro e Nicola Latorre al Senato. Quarta al Senato Loredana Capone.

Ma se, tra soddisfatti e delusi, il Partito Democratico riesce a trovare la quadra evitando strappi clamorosi, non altrettanti può dirsi per Sel dove l'esperienza, contestatissima, delle primarie, risoltasi in numerosi ricorsi, e la successiva composizione "verticistica" delle liste, rischiano di lasciare diverse vittime sul campo.

Dalla direzione regionale tenutasi ieri Foggia e Bat tornano a capo chino. Nessun riconteggio dei voti come rivendicava il consigliere regionale Arcangelo Sannicandro dopo la brutta faccenda del seggio a Foggia di Piano delle Croci, nè  la direzione regionale ha concesso cambi nella collocazione degli aspiranti parlamentari: l'avvocato di Trinitapoli resta in sesta posizione nella corsa per Montecitorio e dunque nella zona "out" (posto che per Sel, nella più rosea delle previsioni, scatterebbero cinque seggi alla Camera).

E questo nonostante il numero superiore di voti incassato dal consigliere alle primarie rispetto alla quinta in lista, Antonella Durante, che Vendola però non smuove. Teste di lista Vendola e il fido Fratoianni. Il rettore dell'Università di Foggia, Giuliano Volpe, sottratto da Vendola ai gazebo, è secondo al Senato, dopo Dario Stefano e seguito da Donatella Abbrescia. Stando così le cose, il nord della Puglia non dovrebbe essere rappresentato a Montecitorio.

Ma d'altro canto che non ci fossero possibilità di modifiche Vendola lo aveva fatto capire già qualche ora prima della direzione quando ai cronisti aveva liquidato le polemiche come un "fatto fisiologico" in una competizione. Non si dà per vinto Arcangelo Sannicandro che ha preannunciato un ammutinamento di Bat e Foggia nella composizione delle liste. Oggi alle 17 il segretario provinciale Domenico Rizzi ha convocato la direzione provinciale in cui decidere il da farsi. "Abbiamo preso ancora 24 ore di tempo, poi scioglieremo la riserva" dichiara mesto a Foggiatoday.

Tenta di gettare acqua sul fuoco Rizzi, "un ammutinamento – dice - non farebbe bene al partito ed al progetto di Sel" ma, dal tono, è chiaro che si aspettava molto di più dal suo leader. "Sono deluso da queste primarie nel loro complesso" continua "ma siamo soldati". Chissà se la penserà allo stesso modo l'avvocato di Trinitapoli, snobbato da Vendola.

Tutto lascia prevedere che gli stracci si riporranno nel cassetto e nessuno strappo verrà consumato, salvo mettere in discussione la permanenza stessa di Sannicandro nelle fila di Sel in via Capruzzi, non fosse altro che per questioni di opportunità politica. E' un fatto, tuttavia, che sulle primarie vendoliane continuano a permanere ombre.

E tra dimissioni ed autosospensioni di peso dal partito, anche a livello nazionale, si ode la voce del presidente del consiglio regionale, Onofrio Introna, trombato eccellente dei gazebo, che sulla sua pagina Fb ha denunciato scorrettezze nel voto rimarcando come i 3mila voti da lui incassati alle primarie siano riferibili a persone recatesi a votare "fisicamente". Semplice ridondanza o appunto sibillino? Introna questo non lo specifica. Archivia le polemiche ed invita a lavorare sodo per la campagna elettorale. In fondo, come dice Rizzi, "siamo soldati".

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