menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
Leonardo Di Gioia

Leonardo Di Gioia

Di Gioia con Monti verso il Parlamento. Ok Cera e Tarquinio, spera Morra

Il ciellino terzo nella lista pugliese alla Camera. Dei Cera, uno tra Angelo e Napoleone. Pepe non sarà della partita

Se a sinistra il Pd ha bruciato tutti sul tempo nella definizione delle liste per Camera e Senato (ma d’altronde, sono “la lepre da inseguire” cit. Bersani), al centro e a destra lo scacchiera comincia a definirsi. Il premier Mario Monti scopre le carte. La sua “Scelta civica” in corsa a Montecitorio è al completo, regione per regione. Nessun parlamentare uscente, così come preteso dal professore, “ma uomini e donne della società civile in grado di ridurre lo spread tra rappresentanti e rappresentati e di restituire credibilità alle istituzioni”.

In corsa ci sono cattolici della prima ora ed imprenditori vicinissimi al movimento “Italia Futura” di Montezemolo. Capolista in Puglia è il presidente dell’Ance, Salvatore Matarrese, barese seguito da un altro barese, Gaetano Piepoli, ordinario di diritto privato all’Università di Bari, amico personale, pare, del ministro Riccardi. La notizia squisitamente foggiana si ritrova al terzo posto, occupato, a conferma dei sentori della vigilia, il ciellino Leonardo Di Gioia.

Da tempo in rotta con il suo ex partito, il Pdl, dopo il brutto scherzo giocatogli al congresso provinciale quando gli fu preferito Franco Landella, e, su tutti, col suo ex presidente e nume tutelare, Antonio Pepe, Di Gioia, comprese le scarse possibilità di giungere a Roma tramite via “azzurra”, silenziosamente in questi mesi ha tessuto la sua tela, avvicinandosi all’europarlamentare Mario Mauro (anch’egli fuoriuscito dal partito di Silvio Berlusconi).

E se in politica nulla avviene per caso, i sentori erano percepibili già mesi fa quando, in una sorta di contromanifestazione a quella del Pdl, il consigliere regionale invitò alla Fiera di Foggia il suo nuovo mentore un’adunata aperta alla società civile priva di simboli di partito e tra le cui fila spiccava l’assenza di qualsivoglia volto azzurro. Una manifestazione che venne da molti interpretata come il “lancio” del giovane ed ambizioso commercialista nella prossima corsa per Palazzo di Città. Fuori strada. Che Di Gioia “lavorasse da grande” era chiaro da tempo. Che il Pdl gli stesse ormai stretto, anche.

Ma che centrasse l’obiettivo Montecitorio era una possibilità sulla quale in pochi avrebbero scommesso. Lo stesso Lucio Tarquinio, profondo conoscitore della politica foggiana e grande tessitore di relazioni anche oltre i confini provinciali, all’indomani del congresso provinciale in  una intervista alla stampa così commentava le fughe in avanti del giovane ciellino: “I giovani possono correre, certo. Ma gli anziani conoscono la strada”. Oggi Di Gioia occupa un discreto terzo posto nella “Scelta Civica” di Monti. Certamente un posto non blindato, ma buono per sperare.

Alla Camera, accanto a “Scelta civica” ma con liste separate, correranno anche l’Udc di Casini ed il Fli di Gianfranco Fini. Se lo scudocrociato avrebbe chiuso il cerchio, almeno nelle parti alte, senza troppi problemi (il capolista in Puglia dovrebbe essere Lorenzo Cesa, dietro di lui il parlamentare uscente Angelo Cera che, tuttavia, secondo rumors, starebbe lavorando per far passare la candidatura del figlio, Napoleone Cera), il Fli si avvierebbe alla ricucitura interna dopo  la rivolta della base con le dimissioni in massa dei segretari per protestare contro l’esclusione dei pugliesi dalle posizioni utili.

Arriva il compromesso: teste di lista confermate Fini e Menia, al terzo posto il pugliese uscente Patarino che deve però confidare in un exploit elettorale del partito di Fini, al momento candidato a “miglior perdente” della competizione elettorale e dunque ad aver pochi, certi, seggi in Parlamento destinati alla dirigenza nazionale del partito. Partita diversa al Senato, dove si andrà con listone unico. Le prime posizioni se le dividerebbero due montiani e due uddiccini; nessun foggiano in posizione utile, il Fli porta il romano Alessandro Ruben.

Intanto l’ex ministro Fitto si sta preoccupando di tamponare il “bagno di sangue” che si prevede nel Pdl, visti i pochi posti utili che si prevedono in questa tornata (da 8 a 12 deputati, da 4 a 6 senatori). In attesa di conoscere, uno per uno, i criteri che il Cavaliere deciderà per la scelta della sua squadra. Stop agli ultra 65enni con tre mandati pieni alle spalle, apertura alle donne (almeno il 40%) ed alla società civile. Salvo deroghe che l’ex premier vaglierà personalmente.

A Foggia non sarà più della partita Antonio Pepe (per sua stessa volontà, ammette, ma i più maligni parlano di fuga in avanti di chi sa che non sarà più candidato vista anche la difficile situazione in cui si trovano gli ex An) mentre spererebbe ancora il senatore uscente Carmelo Morra, che potrebbe essere catapultato in “Grande Sud”, la civica di Miccichè e Poli Bortone. Sempre più quotato, invece, per la Camera il consigliere regionale Lucio Tarquinio. In posizione borderline (c’è la dà 5), starebbe lavorando per una risalita al 4° posto.

Difficile credere che non sarà candidato Tonio Leone. Probabilmente verrà spedito in altra regione. Del resto il deputato manfredoniano non è mai stato considerata una presenza “pugliese” a Roma. Lavora anche La Destra. L’ex sindaco Paolo Agostinacchio sarà capolista al Senato. Alla Camera, secondo indiscrezioni, potrebbe trovar posto Bruno Lungo, suo ex assessore di recente passato armi e bagagli col partito di Storace.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

"Compro 3mila dosi del vaccino Sputnik con la mia indennità"

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

FoggiaToday è in caricamento