Venti di guerra in casa PD, Mongiello: “Ora posso parlare”

Candidata alla Camera in Puglia in quindicesima posizione. Frecciatine ai colleghi del Pd. Su Foggia: "Si esca dagli uffici e si ascolti la città"

Foto Nanni Vatola

La parola d’ordine ora è una soltanto: lavorare, di concerto, per la campagna elettorale. Critiche distruttive e lotte intestine non saranno perdonate;  non oggi che il Pd la sfida di palazzo Chigi può vincerla. E per un centrosinistra che ha dato prova e riprova di esser maestro nel colare a picco anche da posizioni di superfavorito, evitare di farsi male in questo particolare momento storico è vitale. I redde rationem, insomma, vanno rinviati.

Per quanto "giusti e necessari". Lo sa bene Colomba Mongiello, la senatrice uscente che ha presentato un ricorso contro la composizione delle liste denunciando l’inserimento in posizioni antecedenti  alla sua (sottopostasi alle primarie) di “catapultati” dall’alto come Scalfarotto e Losacco (rispettivamente 13° e 14° posto per loro alla Camera; Mongiello 15°). Il ricorso è stato poi ritirato. Ha aspettato il deposito delle liste in Corte d'Appello per parlare.

Mongiello, lei è tra le ricandidate del suo partito, anche se questa volta alla Camera. La sua posizione, per i sondaggisti, equivale ad elezione certa. Eppure ha fatto ricorso usando parole dure nei confronti dei suoi colleghi, Scalfarotto e Losacco. Perché?

Perché non ho condiviso le modalità con cui si è proceduto alla composizione di quelle liste ed il ricorso è l’unica “arma” che abbiamo, prevista dal Regolamento, per esprimere il nostro dissenso. Ed io dissento: ritengo che sia stato tradito lo spirito delle primarie e le decisioni prese dalla direzione regionale che prevedevano di favorire coloro che si sono cimentati con i gazebo.  E il fatto di essere in posizione “certa” appunto, come dice lei, dovrebbe bastare a far ricredere quanti ritengono che io lo abbia fatto per “mera visibilità”. Il mio discorso è generale. E’ una questione di principio.

Ma il suo segretario regionale, Sergio Blasi, che proprio per difendere questo principio aveva presentato “dimissioni irrevocabili”, poi le ha ritirate dichiarandosi soddisfatto del compromesso raggiunto presso la direzione nazionale

Blasi avrebbe dovuto portare la questione fino in fondo. Immagino le abbia ritirare per senso di responsabilità. Non avrà avuto altra scelta.

Il ricorso poi però lo ha ritirato anche lei. Perché lo ha fatto? Anche lei non ha portato la questione fino in fondo

Il mio dissenso permane. E tanto i livelli nazionali quanto quelli regionali ne sono a conoscenza.  Ma sono una donna di partito e capisco che questo è il momento di deporre le armi. Ne riparleremo dopo le elezioni. Certo, con Losacco ci siamo chiariti. La sua candidatura era in “quota nazionale” sin dall’inizio ed io non lo sapevo. E’ mancato il passaggio di informazione evidentemente. Ma, mi dica, Scalfarotto? E’ lui “l’immigrato del Nord”: cosa ha fatto per la Puglia? E soprattutto, perché non si è sottoposto alle primarie lui che le ha sempre rivendicate, rifugiandosi in una più comoda posizione “riservata”?

Eppure il suo segretario provinciale, Paolo Campo, non è della stessa idea. Ha elogiato il lavoro di Scalfarotto ed il suo legame con la Puglia, mettendo in riga lei. E’ delusa? Si aspettava un endorsement da parte del suo segretario?

Del mio segretario non ho compreso i toni fuori luogo, i contenuti e la tempistica. Forse, se avesse avuto più tempo per leggersi il regolamento, non sarebbe giunto a queste conclusioni. Qualcuno ha letto il mio gesto come mera insubordinazione. Ma, mi creda: chi mi conosce ha ben compreso rispetto a chi invece non vuol vedere. Adesso però non c’è tempo. Siamo in campagna elettorale. Mi corre l’obbligo di lavorare per la vittoria del Pd.

I maligni dicono che la contestazione non poteva certo partire da lei che nel 2006 ha goduto delle stesse decisioni calate dall’alto di cui oggi hanno beneficiato altri. C’è chi, mi permetta, la definisce una “ingrata”

Questa è una cattiveria assoluta. Penso di aver dato dimostrazione a questi signori di impegno, nel tempo, a tutti i livelli. Sono stata una donna che ha sviluppato un grande senso di attaccamento al partito ed alle istituzioni. Nel 2006 semplicemente non c’erano le primarie. Oggi le abbiamo fatte. E sono stata felicissima di aver partecipato. Peraltro vado fiera del risultato raggiunto perché io ho combattuto a mani nude contro assessori forti del portafogli che detengono in virtù proprio del ruolo istituzionale che ricoprono. Non dimentichiamo che la Puglia è stata la regione che ha incassato il numero maggiore di deroghe.

Si riferisce all’assessore Gentile?

Mi riferisco a tutti. Ma la mia non è una polemica. E’ un invito alla riflessione.

Come giudica la “blindatura” di Bordo, unico uomo candidato in provincia, mentre lei ha dovuto contendersi i voti di “genere” con altre due donne, in particolare appunto Elena Gentile con la quale i maligni sostengono non corra buon sangue?

Bordo? Non so perché gli uomini hanno avuto paura a cimentarsi con le primarie. Questo timore le donne non lo hanno avuto ed hanno dimostrato non solo di essere trainate ma di saper trainare. Certo, se ci fossero state più candidature le avrei salutate volentieri. Ma non ci sono state. Gentile? Per quanto mi riguarda, riesco ad andare d’accordo anche con i miei avversari perché sono in grado di superare le barriere. Purtroppo spesso negli altri c’è un modo di intendere la politica e le istituzioni diverso dal mio. A volte si dimentica che noi siamo semplici “inquilini” delle istituzioni.  

Lei più volte ha ribadito di andar fiera del lavoro svolto in Parlamento a favore della Capitanata. Eppure la gran parte della comunità foggiana non conosce i suoi parlamentari. Come se lo spiega?

Guardi, è ovvio che la legge elettorale che abbiamo e che, a parte il Pd, nessun partito ha voluto cambiare per davvero, influisce molto. Non conosco il lavoro dei colleghi. Posso parlare per me. Ed io mi sono occupata di settori vitali per l’economia di questa terra come l’agricoltura, raggiungendo anche risultati ragguardevoli. Ma posso citare anche tante altre battaglie, sulle quali spesso siamo intervenuti. Mi viene in mente il tribunale di Lucera, il rischio trivellazioni in Adriatico, solo per fare qualche esempio. Mi rendo conto però che la gente è disaffezionata. E su questo ha influito molto anche la campagna di populismo sfrenato contro la casta che ha portato il cittadino/elettore a fare di tutta l’erba un fascio.

C’è chi però, anche se in quota minoritaria, nella politica ancora crede se è vero che le primarie il Pd comunque è riuscito a svolgerle dignitosamente

Sono felicissima del mio personale risultato ma non posso negare che sono molto rammaricata perché ritengo di esser stata penalizzata dall’emergenza ambientale che Foggia viveva in quei giorni. Tantissimi miei concittadini non si sono recati a votare proprio per protestare ed esprimere un disagio rispetto ad una situazione di cui ritiene anche noi responsabili. Io personalmente ho fatto una passeggiata in centro con Massimo D’Alema: è stato imbarazzante. Spero che la situazione si ricomponga al più presto. So che il sindaco Mongelli ha tolto la giacca: bene, vuol dire che è giunto il tempo di agire, non solo di reagire. Il tempo della mediazione è finito. Ora si esca dagli uffici e si ascolti la città.

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