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Mercoledì, 17 Agosto 2022
Elezioni

Sui Dem foggiani decide Letta: per Roma in pole Piemontese e Bordo

Il vice presidente della Regione Puglia tra i papabili. Al deputato manfredoniano uscente serve una deroga

A due mesi esatti dal voto, sono soprattutto le variabili e le incognite a frenare le velleità di tanti aspiranti parlamentari che si muovono con i piedi di piombo. I calcoli sono implacabili dopo il taglio dei seggi che ha ridisegnato i collegi: alla Circoscrizione Puglia spettano 27 posti alla Camera e 13 al Senato. La campagna elettorale capitata tra capo e collo manda in fibrillazione i partiti, alle prese per la prima volta con un Parlamento in formato ridotto e tanti nodi da sciogliere.

Nel Partito Democratico, già dal day after della caduta del governo, i riflettori sono puntati sui big. Le esternazioni dei fedelissimi di Michele Emiliano sono state interpretate, nelle ultime ore, come un segnale del diretto interessato che sarebbe intenzionato, semmai, a proseguire, per quanto poi ci sarebbe il tema del tetto del secondo mandato per ora rimasto appeso. L’accorato appello dei consiglieri regionali del gruppo Con Emiliano Giuseppe Tupputi, Alessandro Delli Noci, Gianfranco Lopane, Stefano Lacatena e Alessandro Leoci andava proprio in questa direzione: “La Puglia ha bisogno di lui”. Dello stesso segno le dichiarazioni dei consiglieri regionali del gruppo Per la Puglia Saverio Tammacco, Sebastiano Leo, Mauro Vizzino e Sergio Clemente: gli hanno chiesto a gran voce di non candidarsi alle imminenti elezioni politiche per “non lasciare la Puglia ad un futuro incerto”.  

Proprio come gli assessori e i consiglieri regionali, il governatore non dovrebbe dimettersi prima per candidarsi ma, in caso di elezione, potrebbe optare dopo la proclamazione per il posto in Parlamento o per la presidenza della Regione, cariche incompatibili. Diverso il discorso per i sindaci delle città sopra i 20mila abitanti come Antonio Decaro, tirato in ballo in queste ore dal leader del Pd Enrico Letta. Dovrebbero lasciare il certo per l’incerto. In provincia di Foggia, non ci sarebbero molti margini per alcuni sindaci che pure avrebbero accarezzato l’idea di tentare la carta di Roma. A San Severo si vociferava di una candidatura di Francesco Miglio, ipotesi che sarebbe già esclusa. E non toccherebbe neanche al sindaco di Troia, Leonardo Cavalieri.

Si fanno sempre più insistenti, invece, le voci di una candidatura del vice presidente della Regione Puglia Raffaele Piemontese. Domani pomeriggio si riunirà la direzione nazionale del Partito Democratico e da lì arriveranno le linee guida e i criteri per la composizione delle liste. Il deputato Michele Bordo non è ricandidabile secondo lo statuto Dem, perché ricopre la carica dal 2006, più di tre mandati consecutivi. Solo la direzione nazionale può deliberare una deroga. Per prassi, il segretario nazionale si esprime anche sulla candidatura di consiglieri regionali, a maggior ragione se sono assessori, e sindaci dei grandi centri. Ma una serie di variabili potrebbero influenzare le scelte dell’assessore regionale al Bilancio, a cominciare dall’eventuale candidatura blindata nel listino proporzionale dell’onorevole Michele Bordo, con un occhio ai sondaggi, che danno il centrodestra per favorito.

La ricandidatura del deputato manfredoniano uscente non è scontata. “Non so cosa succeda negli altri partiti, ma da noi non è una scelta personale, da noi si discute e si fanno le scelte migliori per il partito e per il territorio – afferma l’onorevole Bordo - Nei prossimi giorni ci riuniremo e decideremo serenamente come abbiamo fatto in tutte le circostanze, anche perché io, per le regole del nostro partito, dovrei ottenere la deroga nazionale avendo superato i 15 anni. Non è certamente una decisione personale, sarà frutto di un approfondimento politico interno che faremo tutti assieme a livello territoriale. ma soprattutto a livello nazionale”. Nel Partito Democratico si apre una discussione per la composizione delle liste. Michele Bordo sente di avere la coscienza a posto e di “aver lavorato in questi anni facendo il massimo possibile con quello che si poteva ottenere per il territorio e a livello nazionale, considerato che poi in Parlamento, com’è noto, si fanno le leggi. Non posso certo rimproverarmi niente”.

Una campagna elettorale ad agosto “non sarà semplice”, ne è consapevole, “non a caso non è mai successo nella storia dell’Italia repubblicana che si votasse a settembre, perché sappiamo quali sono gli impegni del Paese in autunno: c’è la Legge di Bilancio che mai come in questo momento ha un’importanza strategica - prosegue l'onorevole Bordo - I due terzi degli italiani, proprio perché sapevano quali erano i rischi di fronte ai quali il Paese si sarebbe trovato se ci fosse stata una crisi di governo, si sono espressi contro questa eventualità. Ahimè, una parte di questo Parlamento che ha sfiduciato Draghi ha dimostrato di non essere in sintonia con la maggioranza del paese”. Ed è subito campagna elettorale. “Noi faremo le nostre proposte e speriamo che i cittadini che hanno visto male questa scelta di alcuni di far cadere il governo, al momento del voto il 25 settembre, premino le forze della responsabilità e noi che ovviamente avremo la priorità di concentrare tutti i nostri sforzi per aiutare chi, in questo momento, soffre di più per le conseguenze della crisi economica, della pandemia e della guerra”.

A suo dire, “la decisione presa da alcune forze politiche - come è noto, Movimento 5 Stelle, Lega, Forza Italia - ha sicuramente inferto un colpo pesantissimo alla credibilità del nostro Paese. Sono a rischio molti interventi che avremmo potuto e dovuto fare in queste settimane, anche per rispettare gli impegni previsti dal Pnrr, e bisognava fare una serie di norme per chiedere l’altra tranche di finanziamenti all’Unione europea che dobbiamo avere entro la fine dell’anno. Adesso, con la crisi di governo non so se ci saranno le condizioni per poter rispettare questi tempi e questi impegni che avevamo con l’Europa. Quindi, penso che quella sia stata una decisione assolutamente irresponsabile. Ora il Pd deve proporre con forza al Paese provvedimenti che consentano di aiutare le fasce più deboli e per noi l’agenda sociale, che avevamo già proposto a Draghi se il Governo fosse andato avanti, deve diventare una priorità forte nella prossima campagna elettorale”.

Al netto del taglio dei parlamentari, pensa che “ogni forza politica debba fare sempre lo sforzo di mettere in campo i migliori, i più competenti, e anche quelli che hanno consenso. Noi, anche nel passato, abbiamo stilato le liste guardando a questi criteri - afferma Bordo - continueremo a seguire questa strada. Insisto, però, che mai come in questo momento c’è bisogno di politica, di competenza, di gente che non improvvisi la sua presenza in Parlamento”. Candidati forti e competenti, questi i requisiti secondo il dirigente Dem. Sulle candidature di sindaci delle grandi città e presidenti delle Regioni osserva come decidere di candidarsi altrove, “abbandonando l’esperienza di governo su cui solo poco tempo fa si è chiesto il voto agli elettori, non è sempre semplice”. Le soluzioni “verranno valutate caso per caso – conclude Bordo - anche rispetto a questo, prevarrà la politica e assumeremo le scelte migliori per il partito e per il Paese”.

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