Orta Nova: intervista al candidato sindaco Antonio Porcelli

Il dottore commercialista sostenuto da quattro civiche e Fli, lancia la sfida al sindaco uscente Moscarella con la forza di una squadra giovane e competente

Candidato sindaco della coalizione formata da quattro civiche e Fli, il dottore commercialista Antonio Porcelli non ha mai militato in partiti o movimenti politici. In questi anni ha però approfondito il funzionamento della macchina amministrativa e le problematiche che affliggono Orta Nova.

Porcelli lancia la sfida alla “politica” con il sostegno di un gruppo di giovani competenti che lo hanno scelto con convinzione per rappresentare la cittadina foggiana. La riapertura della villa e la riforma della tecnostruttura comunale, insieme allo Sportello Unico per le attività produttive e al servizio Informagiovani, sono solo alcuni dei punti riportati nel programma del candidato sindaco.

E’ proprio per le mie competenze e la bontà della mia squadra che chiedo di votarmi: per avere cioè un Sindaco che sia “amico dei contribuenti” e non un Sovrano signore del Palazzo. Per avere una squadra di governo attenta ai bisogni della gente e non politici politicanti distanti anni luce dai problemi concreti della gente” è l’appello finale lanciato da Antonio Porcelli


INTERVISTA AL CANDIDATO SINDACO ANTONIO PORCELLI

1. Ci dica chi è, cosa fa nella vita e qual è stato finora il Suo percorso politico

Sono un comune cittadino residente ad Orta Nova, di nome Michele Antonio Porcelli, ho 45 anni, libero professionista dottore Commercialista-Revisore dei conti. Il mio percorso politico è molto “a-politico” nel senso che non ho mai militato in partiti o movimenti politici. D’altra parte questo non significa che sia completamente a digiuno della materia amministrativa, come qualcuno vorrebbe far credere. Da qualche anno infatti, tramite un’associazione di promozione sociale, insieme ad un gruppo di ragazzi, mi sono interessato alla situazione amministrativa del nostro Paese in quanto Orta Nova vive da anni una situazione di decadenza economica e sociale davvero intollerabile. Insieme a questo gruppo di ragazzi sani e consapevoli abbiamo letto molte delle delibere comunali degli ultimi anni, chiesto documenti per approfondire certe scelte non proprio chiare e querelato i responsabili degli uffici quando non ci hanno dato risposta. A volte abbiamo ottenuto risultati brillanti, altre volte ci siamo sentiti come profeti che gridano al vento dinanzi ad un’amministrazione cieca e sorda alle istanze dei cittadini, troppo spesso trattati come sudditi senza alcuna voce in capitolo nelle scelte amministrative.

2. Perché ha scelto di candidarsi alla carica di sindaco?

Perché, insieme con il mio gruppo, siamo giunti alla conclusione che, per dirla alla Denis Waitley, “Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle”. Noi abbiamo deciso di (tentare di) cambiarle queste cose, mettendoci la faccia ed impegnandoci in prima persona. Detto questo una cosa dev’esser chiara: non sono stato scelto da una segreteria di partito alla quale mi sono impegnato a consegnare un certo pacchetto di voti ma sono stato scelto da un gruppo di 80 persone (4 liste civiche ed un partito, FLI) che han deciso di impegnarsi in prima persona per cambiare le cose in questo Paese ed hanno scelto me come loro massimo rappresentante.

3. Se dovesse essere eletto quali sono le prime tre cose che farebbe per il bene della comunità?

La prima cosa che farei, oggi, sarebbe una cosa semplice e a costo zero: riaprire la villa comunale. L’unico polmone verde della città infatti (4 ha circa) è ad oggi, mercoledì 11 maggio 2011, inspiegabilmente ancora chiuso al pubblico, nonostante gli 11.000,00€ al mese di manutenzione del verde pubblico che paghiamo. Poi mi metterei all’opera con i miei collaboratori per attuare una riforma profonda di tutta la tecnostruttura comunale. Il Comune deve essere, a mio modo di vedere le cose, il motore di sviluppo di una comunità e non il suo freno. Ad Orta Nova se presenti una domanda qualsiasi, per una concessione edilizia o per una licenza commerciale, entri in un vero e proprio girone dantesco dal momento che, non per colpa dei dipendenti, ma per colpa della carenza di organizzazione, non sono chiari né i tempi, né i responsabili dei vari procedimenti amministrativi né tantomeno sono chiari i ruoli di ciascun componente dell’organico. Potenzierei quindi molto lo Sportello Unico per le Attività Produttive, oggi funzionante solo sulla carta e quindi il sistema informativo ed il portale internet, in maniera tale da fornire a cittadini e imprese soluzioni e servizi, non intralci. Poi realizzerei uno Sportello Informagiovani, che dia ai nostri ragazzi informazioni sulle opportunità di lavoro e di finanziamento per l’assunzione o l’autoimpiego in maniera tale da (tentare di) limitare la piaga dell’emigrazione giovanile.

4. Ci confidi un pregio e un difetto del Suo paese.

Il pregio è nel senso pratico. Orta Nova ha un’economia prevalentemente agricola e questo lo rende un Paese in cui è molto forte l’attaccamento al lavoro, alla famiglia e alle cose semplici. Il difetto è nella giovane età da cui deriva una scarsa capacità di stare insieme e cooperare insieme. Questo perché, Orta Nova è un Paese formatosi soltanto 200 anni orsono grazie all’immigrazione delle famiglie di braccianti che qui giunsero a partire dalla fine del 700’ da tutta la Puglia in seguito all’abolizione della Dogana delle pecore, cioè al divieto di coltivare i terreni, (tutti destinati a pascolo) e la loro successiva bonifica. E’ però proprio a causa di questa sua giovane età che la comunità sconta un eccessivo individualismo, causato da una diffusa “diffidenza” verso il prossimo. Diffidenza ed individualismo che risultano evidenti dallo scarsissimo numero di consorzi e società cooperative che invece in agricoltura dovrebbero farla da padrone, come insegnano le Regioni del Nord.

5. Cos’è la cosa che in questa campagna elettorale l’ha infastidita maggiormente e qual è la cosa che invece l’ha resa felice?

La cosa che mi ha infastidito è gli attacchi “ad personam”, piuttosto che un modo di far politica più sportivo, cioè attacchi leali, anche duri nei contenuti, ma finita la partita ci si scambia le magliette. La cosa che invece mi ha reso felice è l’entusiasmo di tanti giovani e tante donne che hanno detto basta a questa politica inutile ed avulsa dai bisogni reali della gente.

6. Lanci un appello ai Suoi elettori. Ci dica perché dovrebbero votarla.

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Non sono un politico di professione, sono un professionista che conosce a fondo i problemi delle imprese, del lavoro e le pieghe infide della burocrazia e che ha avuto il tempo e la pazienza di leggersi magari anche “qualche” delibera comunale. Il voto a Porcelli è il voto del cambiamento, della protesta contro questo modo di servire Orta Nova, è il voto ad una squadra di persone, soprattutto giovani, competenti e motivate, che hanno deciso di rimanere ad Orta Nova accettando la sfida di vivere in un posto in cui la carriera è un miraggio. Ed è proprio per le mie competenze e la bontà della mia squadra che chiedo di votarmi: per avere cioè un Sindaco che sia “amico dei contribuenti” e non un Sovrano signore del Palazzo. Per avere una squadra di governo attenta ai bisogni della gente e non politici politicanti distanti anni luce dai problemi concreti della gente.
 

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