Il ritorno di Salvini: tappa sul Gargano per lanciare la sfida ad Emiliano (e risolvere il 'caso Foggia')

Il leader della Lega è atteso a Peschici il 9 agosto. Programma ancora da perfezionare. Il vicesegretario regionale parla a Foggiatoday: dal caso Foggia alla costruzione del partito, tutti i problemi al vaglio del 'Capitano'

Nuova tappa del leader della Lega in Puglia. Matteo Salvini è atteso sul Gargano il prossimo 9 agosto, anche se il programma è ancora da perfezionare. “Matteo è un treno che non si ferma mai, lanceremo le regionali 2020, spiegheremo perché alla Puglia serve un governatore leghista” dichiara a Foggiatoday il vicesegretario regionale e salviniano della prima ora Giovanni Riviello, scoprendo in qualche modo le carte. Governatore leghista: il messaggio è alla coalizione di centrodestra. L’ambizione di piantare la prima bandierina è forte. La Puglia, con le sue elezioni imminenti, si presta al tentativo. La rissosa coalizione molto meno (il centrodestra ha dato ampia prova di sapersi spaccare nei momenti clou, facendo il gioco del centrosinistra).Che stavolta sia diverso? Emiliano ieri ha lanciato ‘Con’. La Lega è disposta a tutto pur di batterlo. “Per mandare a casa Emiliano servirà cambiare, anzi stravolgere decisamente, gli schemi usuali del retaggio politico che ci hanno consegnato 15 anni di sinistra disastrosa” continua Riviello. E ancora: “Servirà un candidato che parli alla gente comune, che usi il linguaggio semplice delle persone ‘normali’ e che risolva i problemi affrontandoli uno ad uno, di petto”. Una descrizione che sembra fatta apposta per lanciare un assist a Massimo Casanova, l’europarlamentare patron del Papeete Beach di stanza a Lesina, amico fraterno di Matteo Salvini, che nei giorni scorsi “Affari Italiani” lanciava come seduzione leghista per la presidenza della Regione Puglia. Proprio ieri Casanova, sulla sua pagina Facebook, con una tempestività particolarmente interessante, si è definito “uomo del popolo”. Riviello conferma e va oltre: “Casanova è esattamente il profilo che ho descritto. Perché la Lega è così e perché la Lega Puglia vorrei diventasse presto esattamente così”.

Al momento, rispetto alla costruzione del partito, non ci sono neanche le fondamenta da queste parti. E’ stato una sorta di carro del vincitore sul quale sono saliti tutti, da ogni dove, creando una babele di difficile gestione. Basti pensare a Foggia, dove ciascuno 'tira la carretta' per sé, incapaci finanche di trovare una sintesi per la nuova giunta comunale, o negli altri centri, divisi tra ‘caroppiani e ‘casanoviani’, intenti a farsi guerre sotterranee di potere. Anzi, sono in molti a sostenere che la seduzione Casanova altro non sia che un messaggio a Caroppo (dato in pole per molto tempo per il post Emiliano) affinchè sappia chi comanda in Puglia, e se ne faccia una ragione. I due sono in guerra: la gestione non può essere duale. E, soprattutto, Caroppo viene accusato di non voler costruire la Lega, ma la “sua Lega”. Altro, insomma. Ciascuno col proprio padrino nazionale. D’Eramo fatica a coordinare. E certamente Salvini viene anche per questo, dopo esserne stato a più riprese invocato l’intervento per i “casi più difficili

Nulla di nuovo, si dirà, nella storia dei partiti. Ma è anche vero che, se di cambiamento si vuol parlare, lo si deve dimostrare. Altrimenti inutile smarcarsi. Parafrasando una celebre frase post-unitaria, fatta la Lega Puglia dal notaio, bisogna ora fare i leghisti. Riviello prova a ostentare unità (“abbiamo una classe dirigente molto compatta ed unita”), difende il segretario regionale (“Salvini ci ha regalato Luigi D'eramo che è perfetto per fungere da esempio su come deve essere un leghista vero: poche chiacchiere, tanto lavoro silenzioso e sano pragmatismo), infine ammette la necessità di un cambio di passo, della parte costruens: “Ho fatto cinque Pontida. I soloni non hanno idea di cosa sia la Lega, e prima di pontificare dovrebbero andarci per capire lo spirito vero della Lega, quello popolare, umile, onesto, a costo di sembrare ingenuo, ma fatto di persone semplici. La Lega non è la nuova DC, né una riedizione di Forza Italia. Personalmente credo somigli molto più al vecchio PCI, non parlo dell'ideologia, ovviamente, ma dell'organizzazione capillare, delle sezioni vissute quotidianamente, dei gazebo, della meritocrazia conquistata con la gavetta e sul campo, non con le raccomandazioni”.

Salvini verrà. Alla sua attenzione è stato posto anche il caso Foggia, dove è già rottura con Landella. “Siamo pronti al dialogo ma non accettiamo diktat, né imposizioni o scadenze e termini perentori” dice Riviello in replica all’ultimatum del sindaco, “la Lega non si svende né si compra: se così è non vogliamo neppure uno strapuntino, altro che poltrone!”. E però i consiglieri foggiani lavorano ciascuno per proprio conto. Lo stesso capogruppo, Alfonso Fiore, avrebbe chiarito allo stesso Riviello che se il partito vuole assumere una decisione, questa deve necessariamente passare attraverso di lui, il capogruppo. La tensione da queste parti esiste eccome. “Ammazzarne uno per educarne centro” va ripetendo qualcuno. E chissà che qualcuno non venga politicamente “ammazzato” (leggi espulso) nelle prossime ore. Su questo Riviello non risponde. Si limita a dichiarare: “Noi paghiamo sicuramente l'inesperienza ed una crescita esponenziale della Lega anche a livello locale, con i tipici "vizi di gioventù" che ci hanno portato normalissimi problemi di assestamento interno”. Poi si rivolge al sindaco: “A Landella chiedo di evitare di soffiare sul fuoco della polemica nei confronti della Lega, non aiuta a ricucire una situazione delicata. Chiediamo e vogliamo discontinuità nei metodi, nell'approccio con i problemi della città e nei rapporti tra i partiti della coalizione. In mancanza, lo ribadiamo da settimane insieme all'On. Luigi D’Eramo, non abbiamo alcun problema a stare fuori. La dignità e la schiena dritta della Lega non sono merce di scambio”. Come inizio, insomma, non c’è male (si fa per dire).

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