La caduta degli dei: da Di Gioia ad Ursitti, da Verile a Tarquinio. Fatali i ballottaggi di Foggia e San Severo

Se c’è un dato che viene fuori inconfutabilmente da queste elezioni è la sconfitta netta di alcuni maggiorenti della politica locale unita al crepuscolo di alcune stagioni politiche

In ogni campagna elettorale c’è chi vince e c’è chi perde. E se c’è un dato che viene fuori inconfutabilmente da queste elezioni è la sconfitta netta di alcuni maggiorenti della politica locale unita al crepuscolo di alcune stagioni politiche.

A Foggia la fotografia è particolarmente nitida e ‘affollata’, soprattutto se messa in relazione alla vittoria di un unico nome: Franco Landella. E’ lui che ha gestito la metà campo del centrodestra mentre dall’altra parte si affollavano attaccanti, difensori, centrocampisti e riserve. Tutti contro uno. Il singolo ha vinto. I tutti hanno perso. A partire dagli assessori regionali Piemontese e Leonardo Di Gioia a quei pezzi di centrodestra che avevano scelto di giocare la partita nel campo avversario questa volta, puntando, appunto, sull’uno contro tutti: nomi storici come quelli di Lucio Tarquinio, Mimmo Verile, Lucia Lambresa ma anche gli uscenti anti-Landella come Giuseppe Mainiero, Giuseppe Pertosa, Pasquale Cataneo, uniti a volti di sinistra del calibro di Pino Lonigro: tutti fuori, in un solo colpo. Penalizzati, la gran parte, ancor prima che dalla vittoria di Landella, dal loro stesso bacino di preferenze, non in linea col potenziale che si credeva avessero, o che credevano di poter esprimere. Il che, per alcuni, significa, verosimilmente, il tramonto della propria esperienza.

C’è da dire che non tutti escono perdenti alla stessa maniera, variano le proporzioni: c’è chi lascia di più sul terreno della sconfitta e chi lascia di meno. Di certo ciascuno lascia qualcosa. Perde molto chi ha fatto una battaglia troppo idealistica ed ‘anti’ per esser compresa dall’elettorato, perde chi credeva di poter determinare le sorti di una città. Perde chi è entrato a gamba tesa nel tessuto politico di una realtà.

La vittoria di Miglio a San Severo, ad esempio, decreta la sconfitta in un colpo solo di chi credeva di poter determinare le sorti del centrosinistra o di poter operare in vitro e nel giro di 24 ore nuovi progetti, completamente scollati dalla realtà. Perde il civismo di Cusmai e Di Gioia che non ha appoggiato questa volta il candidato che fu anche il loro cinque anni fa (Miglio), perde il centrodestra di Raimondo Ursitti, Lucio Tarquinio e Ciro Persiano e la loro operazione 'Bocola'. 

 “La politica di San Severo deve tornare ad autodeterminarsi. Nessuno deve più permettersi di decidere le sorti di 55 mila abitanti attraverso accordi esterni perché la gente ha dimostrato di saper rispondere a tono” affonda oggi Rosa Caposiena, Forza Italia, candidata sindaco in pectore di Forza Italia a cui, nei mesi scorsi, fu preferita Marianna Bocola, presidente uscente dell’amministrazione Miglio. “Il Popolo premia e punisce con la stessa matita in maniera chirurgica. Non ha perso il centrodestra, ha perso la stupidità e la miopia politica di alcuni” chiosa oggi la dirigente azzurra. Il redde rationem, da quelle parti, è solo all’inizio.

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E se lì a sottoporsi a ‘terapia di gruppo’ sarà il centrodestra, a Foggia dovrà farlo il centrosinistra, le esperienze civiche ma anche tutti quei partitini satelliti di sinistra che hanno dimostrato di non esserci nel tessuto politico e sociale della città. Perché si è perso? La domanda sembra avere risposte più chiare in provincia che nella città capoluogo. Perdono, infine, i cinquestelle, che disperdono voti e restano, come sempre, alla finestra.

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