Bagno di folla per Di Gioia, il candidato sindaco che vuole scrivere “Un’altra storia per Foggia”

Sulle note di Vasco Rossi, più di 1000 alla presentazione del progetto politico di Leonardo Di Gioia. Cinque le liste civiche. Presentato un robusto e impietoso report che scandaglia il contesto drammatico di Foggia

Presentazione di Leo Di Gioia

Sono state le note di Vasco Rossi ad accompagnarel’altra storiadi Leonardo Di Gioia. Da “Maledette Nuvole” a “Cambiamento”, sul maxischermo scorrono le immagini della Foggia che “è” e di quella che, invece, “potrà essere”. Gli sguardi del candidato sindaco e dei suoi fedelissimi tradiscono l’emozione: nella sala convegni della Fiera di Foggia accorrono in oltre un migliaio per applaudire e promettergli sostegno e fiducia.

Via i partiti, Di Gioia si accompagnerà con 5 liste civiche, solo una calibrata sul suo nome,  “Leonardo Di Gioia sindaco”; il resto proiettate sulla città: “Foggia civica”, “Lavoro e libertà”, “Più Foggia”, “La nostra città”. Ma non è ancora il momento dei nomi (peraltro ancora al vaglio dello staff del commercialista). Di Gioia inverte la classica tabella di marcia e parte dal progetto di città. Lo fa attraverso un robusto ed impietoso report che scorre sul maxischermo: 20 slides che scandagliano, aspetto per aspetto, il contesto, drammatico, da cui Foggia (ri)parte. “Non per puntare il dito” ma per “trovare possibili soluzioni” che non possono non passare che attraverso le “competenze”. Competenza e merito: è questo il leit motiv della sua campagna elettorale, questo il significato evidentemente di quando ha chiesto “mani libere” al momento della sua discesa in campo, che resta “un atto di generosità”.

IL DOSSIER. Il report è un bollettino di guerra. E restituisce la fotografia di un Comune che “non conosce, non amministra”. Alle prese, ricorda, con un “dissesto pilotato” grazie al salvagente del “Salva-enti”. 160 milioni di euro di squilibrio strutturale, 5 milioni di euro di debiti fuori bilancio, 52 milioni di euro di evasione fiscale (mentre è quasi triplicato il costo per la riscossione in capo ad Aipa); nessuna conoscenza del denaro drenato da fitti passivi e contatori elettrici (oltre 500) per i quali si pagano onerose bollette. Le aziende comunali, poi, sono una sequela di “fallimenti diabolici”: Amica fallita, Amgas in risanamento, Ataf in risanamento, Federico II fallita, Foggia servizi fallita, Amica Gestioni in liquidazione, Amica Energia in liquidazione, Amgas verde in liquidazione.

Scorrono sullo schermo, assieme alle colpe: “troppi amministratori e non sempre competenti, eccesso forza lavoro, proliferazione società controllate”. Propone soluzioni, Di Gioia. A partire dall’accordo con Bari, con la nuova Amiu Puglia, che va “ricontrattato” perché “l’obiettivo è beneficiare delle economie che deriveranno dalla raccolta differenziata per abbassare le tasse”.

Così come va rivisto il risanamento di Ataf, che continuerebbe a soffrire una perdita secca di “4milioni di euro” ed Amgas (l’obiettivo è “riportarla a casa”). Quindi le inefficienze della macchina comunale e dello staff dirigenziale: sono pari a 0 i fondi europei intercettati dal Comune, si è perso il treno delle Smart City, dell’Open Source degli investimenti in fibra ottica.

Progettualità che da sole avrebbero portato interventi per oltre 4milioni di euro. Sul banco degli imputati anche il “mattone” :oltre 3mila alloggi costruiti solo dal 1991 al 2001 che hanno stravolto il piano regolatore e duplicato la città. Le  nuove parole d’ordine sono “riqualificare” e “PUG entro giugno 2015”. Si chiude con le politiche sociali, pensate più per “erogare posti di lavoro, che per tutelare effettivamente le fasce deboli” e la “vergogna Teatro Giordano”.

Nessuno sconto, insomma. Per nessuno. “L’alta storia” parte da qui. Dalla conoscenza di ciò che c’è oggi per provare ad invertire la rotta. In sala, ad ascoltarlo, vecchi amici di comunione  e liberazione e sponsor politici della prima ora: da Pino Lonigro (Socialismo Dauno) a Federico Iuppa (ex Psi), a Rosario Cusmai (Scelta Civica), da Carmine Stallone a Ciro Mundi. C’è la Cdo con Massimo Mezzina, c’è l’amico Massimo Russo e delusi dai partiti come Paolo Terenzio (ex Pd) e dalle primarie del centrosinistra. Senza simboli, questi ultimi, ma ci sono. A conferma di una candidatura che mira ad essere trasversale, “a mettere insieme per fare, al di là delle ideologie di partito, che hanno mostrato tutti i loro limiti”. E lo spazio, a guardare i numeri di ieri, pare esserci.

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