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Mercoledì, 10 Agosto 2022
Comunali Foggia 2014

Ecco i politici che hanno lasciato il segno sulle elezioni foggiane: voti e pagelle

Pagelle, voti e giudizi a Franco Landella, Augusto Marasco, Leonardo Di Gioia, Lucia Lambresa, Luigi Miranda, Pino Lonigro, Raffaele Piemontese, Vincenzo Rizzi, Ilaria Mari e Massimiliano Arena

Dieci, come 10 anni dopo i due governi di centrosinistra. Ecco i protagonisti della tornata elettorale che sul filo di lana ha consegnato la guida di Foggia al centrodestra. L’analisi post-elezioni ci spinge a credere che Franco Landella abbia vinto anche per i demeriti di un avversario capace di disperdere un vantaggio che a pochi giorni dal turno di ballottaggio cominciava ad essere importante. Vantaggio che i casi Lonigro e Municipia hanno rimesso in discussione servendo al centrodestra l’opportunità di accorciare le distanze e di ricompattarsi grazie all’intuizione di Franco Landella di riabbracciare Lucia Lambresa e alla capacità di incassare l’appoggio dell’Onda del Popolo e di Martorana.

L’altra sensazione è che il centrosinistra, ottenuto il sostegno di Leo Di Gioia, si sia cullato un po’ troppo, sopravvalutando la forza elettorale dell’assessore regionale al Bilancio, e sottovalutando, invece, quella della lista ‘Lavoro e Libertà’ di Pino Lonigro, al quale Augusto Marasco non ha riconosciuto la richiesta di apparentamento sottoscritta il 2 marzo alla presenza del segretario di Socialismo Dauno.

Ecco le pagelle, i voti e i giudizi di Foggia Today a Franco Landella, Augusto Marasco, Leonardo Di Gioia, Lucia Lambresa, Luigi Miranda, Pino Lonigro, Raffaele Piemontese, Vincenzo Rizzi, Ilaria Mari e Massimiliano Arena

FRANCO LANDELLA | In una tornata elettorale con molti vinti e pochi vincitori, Franco Landella ha dimostrato che cuore, coraggio, convinzione e determinazione talvolta possono bastare e fare la differenza. Il successore di Mongelli, prima ancora di imporsi e di ufficializzare la sua discesa in campo, ha dovuto combattere e vincere scetticismi, dubbi e pregiudizi interni a un centrodestra (lo stesso che oggi lo porta in trionfo) che ha fatto fatica a comprendere che per riconquistare la guida di Foggia bisognava compiere il tentativo di affidarsi ad un uomo che non aveva mai fatto mistero di voler diventare sindaco e che negli anni aveva dimostrato di essere un “portatore di consensi”.

Eppure la vittoria di Landella non è stata un capolavoro. Bravo ma anche fortunato il nuovo sindaco. Bravo perché non era semplice – nonostante le divisioni - riunire tutto il centrodestra, quindi a non sottovalutare la forza dei consensi di Lambresa-Fiano-Martorana. Oltretutto abile a riportare alle urne gli elettori di quello schieramento, impresa apparentemente semplice, ma di questi periodi ardua.

L’esponente forzista ha vinto per meriti oggettivi e riscontrabili, ma va aggiunto, anche per i demeriti degli avversari, inciampati sul più bello, tra le cilegie di Lonigro, le beneficenze dichiarate e gli scatti dal sapore spiccatamente regionale (poco graditi da queste parti). Determinante l’appoggio di Miranda, ma decisivo il personale tentativo, riuscito, di trasformare la competizione elettorale in una sfida tra foggiani e abitanti di Foggia. Tra chi con orgoglio rivendicava la foggianità - seppur con i suoi mille difetti - e chi invece guardava a via Capruzzi e ad Emiliano con attenzione, rispetto, ma anche con un pizzico di sudditanza.

Un po’ populista, ma anche pragmatico, realista, tenero e genuino, Landella ha sorpreso tutti e attirato Marasco nella trappola del suo linguaggio: semplice, diretto, incredibilmente coinvolgente. Ha vinto e ha meritato di vincere, perché forse, più del suo avversario, non ha mai smesso di crederci fino in fondo. 7,5 TENACE

LUIGI MIRANDA | E' il vero vincitore di queste elezioni. Ha schivato la trappola Angelo Cera ed ha resistito alle lusinghe del centrodestra. Tutto con l'obiettivo di portare avanti il suo progetto che viene prima della lista Miranda sindaco e va oltre l'8% ottenuto lo scorso 25 maggio. Gli elettori l'hanno premiato e lui, fedele alle prime dichiarazioni, ha deciso con la sua gente, resistendo alla corte del mammasantissima del centrosinistra pugliese Michele Emiliano. L'appoggio a Landella è stato coraggioso e rischioso, ma alla fine ha premiato.

Esulta e saltella con il nuovo sindaco anche lui, ma per il giovane e rampante avvocato il bello viene ora. Chi l'ha votato si aspetta che porti al governo di questa città quella ventata di innovazione di cui tanto si è vantato. Chi l'ha scelto vuole che mantenga fede a quel patto per la legalità di cui è stato il primo firmatario.

Chi gli ha dato fiducia si aspetta che porti avanti quel progetto autonomo e fresco di cui si è fatto portatore. Il tutto senza mischiarsi troppo con le idee e i progetti di Franco Landella e del suo popolo. Nei prossimi mesi si capirà se il potere gli darà alla testa oppure ne esalterà le intuizioni politiche. Ad attenderlo c'è una poltrona a Bari nel consiglio regionale, obiettivo neanche troppo nascosto del 34enne avvocato foggiano. 8 VINCENTE

LUCIA LAMBRESA | Ha avuto la capacità di ripartire da zero e di misurarsi con l’elettorato del centrodestra che nel 2009 non le aveva perdonato la scelta di appoggiare il centrosinistra di Mongelli, nemmeno quando si era defilata dimettendosi dalla carica di vicesindaco. Lucia Lambresa sapeva che sarebbe stata dura e sapeva anche che soltanto il tempo e la pazienza le avrebbero permesso di ricucire lo strappo con il suo passato.

Un impegno, il suo, basato sulla fiducia. Sulle cose fatte e da fare. Mai o quasi mai sullo scontro con Landella e Miranda. Cosa che le ha giovato, perché, nonostante il deludente 1,77% ottenuto al primo turno, la pasionaria è riuscita a rientrare da una porta secondaria, spingendo e “costringendo” un Landella affamato di vittoria, a riflettere sull’importanza di quei voti, che visti i risultati, hanno pesato e non poco sull’economia del ballottaggio.

Lambresa non ha vinto, ma ha tagliato ugualmente il traguardo. Tornata al suo posto, ora attende di sapere quale sarà il suo ruolo all’interno del governo Landella. Dentro o fuori, l’impegno civico-politico di Lucia Lambresa prosegue. 6 CORAGGIOSA

ILARIA MARI | Tra i 787 candidati consiglieri è lei la vera vincitrice. Un botto di voi ottenuti grazie alla forza degli “Innovatori”, ragazzi giovanissimi che hanno deciso di non disperdere i consensi e di convogliare tutti gli sforzi sulla donna più suffragata alle elezioni del 25 maggio. Del nuovo centrodestra Ilaria Mari è la regina indiscussa, capace persino di lasciarsi alle spalle candidati del calibro di Ciccio D’Emilio. Non uno qualunque quindi. A dimostrazione di come spesso “potere” corrisponda a volere. Ora sta alla “rossa” Ilaria dimostrare che il cambiamento non è solo questioni di voti. 7,5 INNOVATRICE

AUGUSTO MARASCO | Ha sfiorato il cielo con un dito salvo poi precipitare rovinosamente senza paracadute nel mare delle contraddizioni del PD e di un centrosinistra scioccato da un risultato prevedibile e allo stesso tempo inaspettato, almeno fino a quando l’ex assessore all’Urbanistica non ha sbattuto la porta in faccia a Pino Lonigro, costringendolo a recarsi in campagna a raccogliere le ciliegie.

Marasco è stato sconfitto da una percentuale d’affluenza alle urne disastrosa, ma anche da alcuni atteggiamenti che hanno indispettito i foggiani, soprattutto gli indecisi o semplicemente quelli che avevano già deciso di disertare le urne. Le lezioni d’italiano impartite a Landella nel corso della puntata di Municipia, hanno provocato l’effetto contrario di compattare le fila nemiche e di perdere i voti di chi, ritenendo stucchevole l’atteggiamento tenuto nei confronti del suo avversario e indirettamente di una considerevole fetta della cittadinanza, nel silenzio delle urne lo ha punito, bocciando quell’idea di superiorità morale e culturale di certa sinistra.

L’ex assessore all’Urbanistica potrebbe aver pagato a caro prezzo anche la (non)vicinanza a Leo Di Gioia, quando probabilmente bastava convincere i suoi ad un ulteriore sforzo finale, oppure semplicemente piegarsi al “ricatto” politico del leader di Socialismo Dauno, che forte di un documento sottoscritto il 2 marzo 2014 in cui l’architetto si impegnava a riconoscere e a formalizzare la richiesta di apparentamento, ha gettato ombre e più di un dubbio sui suoi piani.

Interessanti spunti programmatici non sono bastati a riportare il centrosinistra alla guida della città per la terza volta consecutiva. E il principio dell’alternanza ha inciso pochissimo. La percezione è che Marasco – se avesse realmente preteso di governare Foggia – avrebbe vinto questa partita. Tradito dalla sua forte personalità e dal rispetto per gli uomini e le donne che lo avevano accompagnato in questa avventura, l’architetto foggiano ha visto sfumare quasi al fotofinish la fascia tricolore. A Palazzo di Città ci andrà, ma tra i banchi dell’opposizione.

Dalle primarie del 9 marzo al ballottaggio dell’8 giugno di acqua sotto i ponti gli elettori ne hanno vista scorrere abbastanza, fino al passaggio della sagoma di Marasco, vittima di una strategia che ha funzionato a fasi alterne, smascherata poi con la foto foggiana di Vasto (Marasco-Emiliano-Di-Gioia). Le mani di Bari sulla città. Sarà questo il punto? 5,5 BASTONATO

RAFFAELE PIEMONTESE | Un capolavoro le primarie. Non accettando di partire sconfitto alle elezioni con un sindaco deteriorato da cinque anni difficili,  è riuscito ad imporre il candidato Marasco. Ribaltando tutti i pronostici ha mandato all'aria i progetti di riconferma dell'ormai ex primo cittadino Mongelli.

In nome del rinnovamento ha infarcito la lista di giovani, pur consapevole che il partito avrebbe corso il rischio di prendere qualche voto in meno. Sconfitto in direzione sulla ricandidatura di Italo Pontone, ha avuto comunque un ruolo determinante nella elezione al Parlamento europeo di Elena Gentile e Pina Picierno.

Qualche pecca nella gestione delle due settimane pre ballottaggio, nel corso delle quali Marasco è sembrato un po' troppo solo. Con una maggiore presenza, forse, l'affaire Lonigro e il confronto a Municipia, avrebbero inciso meno di quanto poi è stato. A distrarlo le vicende sanseveresi, dove ha imposto, a ragione, l'appoggio a Miglio.

A conti fatti l'unica vera scelta sbagliata è stata quella di non fare l'apparentamento con Di Gioia, limitandosi ad un accordo politico. Ha pagato insomma la troppa avidità di poltrone in consiglio comunale, finendo per portare al Pd meno seggi di quelli che i nomi in campo meritavano. Rimane comunque l'unico vero motore del Pd a Foggia, l'unico capace di mettere in moto azioni politiche degne di tal nome. 6 CERTEZZA

MASSIMILIANO ARENA | Sensibilità, competenze, perspicacia, amore, passione e consapevolezza. Doti che un consigliere comunale dovrebbe avere e che il candidato consigliere comunale del PD, complice la sconfitta di Marasco, purtroppo non potrà mettere al servizio della comunità. E’ davvero un peccato sapere che l’avvocato foggiano non potrà servire i cittadini e rinvigorire un PD in caduta libera. Se il centrosinistra avesse vinto, Arena avrebbe governato. Non potrà farlo per 366 voti, di persone che hanno deciso il destino di una competizione beffarda, persa per uno striminzito 0,5%. “Abbiamo perso. Punto. Esame di coscienza, personale e di partito. Punto e a capo. E subito dopo sempre avanti, per il bene. Mai mollare”. Ben detto Massimiliano. 7 SFORTUNATO

LEONARDO DI GIOIA | Non è ancora chiaro il vero motivo che ha portato Leonardo Di Gioia a candidarsi a sindaco. La tesi giornalistica più accreditata è che l’assessore regionale al Bilancio, pur spinto da un senso di rivalsa nei confronti del centrodestra foggiano, abbia seguito le indicazioni di Vendola come forma di ringraziamento per l’assessorato assegnatogli in via Capruzzi.

Ma il ritardo della sua proposta e il tentativo di riunire varie anime della sinistra e del centrodestra attraverso una proposta civica, con l’obiettivo di provarci o nel caso peggiore di diventare ago della bilancia al secondo turno, ha funzionato a metà. Ha funzionato al primo turno, vacillato nelle due settimane che portavano al ballottaggio, e si è definitivamente disintegrato alle 23 di domenica 8 giugno.

Apprezzabile il tentativo di voler riscrivere un’altra storia per Foggia, ma è mancato quel pizzico di cattiveria e di spregiudicatezza che in competizioni feroci come le comunali del capoluogo, spesso o quasi sempre, fanno la differenza. E poi, troppo perbenismo salvo poi assistere alle contraddizioni di una coalizione al cui interno varie anime della lista ‘Lavoro e Libertà’ hanno appoggiato, chi per un motivo o chi per un altro, Marasco o Landella. Le capacità di Di Gioia non sono mai state messe in discussione, ma quando si è attraversati da un alone di mistero, la percezione di chi ti sta intorno può giocare brutti scherzi. E così è stato. A pagarne il prezzo più alto, però, è stato Augusto Marasco. 5,5 IMPENETRABILE

PINO LONIGRO | Stratega della politica locale e provinciale, sulle spalle del consigliere regionale pesa come un macigno la responsabilità della sconfitta di Marasco. Tirar fuori – a pochi giorni dal ballottaggio – un documento sotto certi aspetti schiacciante ma che non aveva alcun valore legale, rende bene l’idea di come questa volta Lonigro abbia voluto confondere l’elettorato con il chiaro intento di vendicarsi del due di picche ricevuto da Marasco.

Un’offesa che il leader di Socialismo Dauno, abituato ad essere corteggiato e quasi sempre a vincere, evidentemente non ha digerito. Quanto abbia inciso la decisione del consigliere regionale di preferire la raccolta delle ciliegie alle urne, non è dato sapersi. Certo è che nell’analisi generale dei motivi che hanno determinato la sconfitta del PD e del centrosinistra, peraltro sul filo di lana, non può non essere preso in seria considerazione questo fattore.

Il consigliere regionale questa volta sembra averla fatta grossa, non più grossa, però, di chi probabilmente pensava di potercela fare senza di lui. No Lonigro, no Party. 5 SPIETATO

VINCENZO RIZZI | Il candidato sindaco tra i più discussi della storia dei cinquestelle ha strappato un posto in Consiglio comunale. Leader di un movimento diviso, poi messo in discussione dallo staff di Beppe Grillo, l’ambientalista foggiano ha prima tenuto duro schivando i colpi dei suoi amici-nemici, poi ha approfittato in parte dell’aria grillina che tirava a Foggia per l’Europee, raccogliendo un risultato non esaltante ma dignitoso. Il nodo da sciogliere, il più interessante, è un altro: Vincenzo Rizzi rappresenterà il Movimento 5 Stelle in Consiglio comunale?  6 IN ATTESA DI GIUDIZIO

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