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Nino Abate

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Primarie, Abate esce allo scoperto: “Voto drogato: ecco da chi e perché”

Nino Abate: "Avrei preferito una competizione più pulita, ma gravi le responsabilità del PD. Marasco definisca basi e modalità per proseguire insieme il percorso appena iniziato"

Non ha esultato il 9 marzo Nino Abate, candidato sindaco per la coalizione di centrosinistra a Foggia, per l’altissima e imprevista affluenza.  “Un voto drogato dagli spacciatori di destra, che ha mischiato le carte nel nostro campo, ricreando la confusione e smarrendo la barra del timone degli accordi di programma già firmati da nove partiti e movimenti. Gravi le responsabilità del PD, che non può trovare unità sul terreno politico, perché si continuano a privilegiare appartenenze sclerotizzate, gruppetti di potere locale, gruppi di affari. Ormai è chiaro ed evidente a tutti. E un uomo di sinistra come me non gode certo per le disgrazie altrui.

Avrei preferito una competizione più pulita. Inutili le affermazioni del tipo “lo avevo detto io”. Ora serve ritrovare la rotta e salvare quel che sarà possibile di una coalizione e di un programma che per me non è carta straccia.  Mi aspetto che al più presto la coalizione si incontri per valutare ciò che è successo e pensare bene al futuro, con chiarezza e lealtà, senza mai perdere di vista la rotta. Eventualità possibile, però, perché già le formazioni civiche dietro l’uscio si avviano a inciuci terrificanti e miscugli senz’anima e senza identità, sotto la maschera del “bene comune”.  Mi aspetto che il candidato sindaco che ha vinto alle primarie convochi subito gli altri candidati e la coalizione stessa per decidere su quali basi e in quali modalità proseguire insieme il percorso appena iniziato.

Con il partito che mi ha candidato, Socialismo e Democrazia, forte delle attestazioni pervenute e consapevole della pulizia e dell’onestà intellettuale e politica della battaglia sostenuta, continueremo l’azione identitaria dei socialisti e democratici, che vogliono allargare il consenso e l’aggregazione nella società  rappresentando, insieme con chi lo vorrà sulla base degli stessi valori, i bisogni di chi non è ascoltato, di chi è senza diritti, senza lavoro, senza casa, senza speranza, di chi vuole la concretezza dei fatti unita al rispetto dei valori della persona e della comunità, di chi vuole vivere in una città normale da cittadino normale, e non da suddito di padroni di tessere e di voti, senza compravendite ma nella pienezza della libertà democratica di scegliere chi debba governare la città. Forse c’è ancora tempo per sperare di vivere meglio”.                                                                                                                                                                                                                                                  

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