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Il PD non approva la rivoluzione di Piemontese: bocciato limite di tre mandati

Rispettato l'equilibrio di genere e riconosciuto il lavoro svolto dai consiglieri e dagli assessori uscenti. La direzione ha ritenuto opinabile e non esaustiva l'indicazione del limite dei tre mandati

La proposta di Piemontese, di non inserire nella lista del Partito Democratico gli aspiranti candidati consigliere che hanno ricoperto lo stesso incarico per almeno 15 anni, non è passata. Nonostante l’appoggio degli under 40 del partito. Riunitasi nella sede cittadina, la direzione ha ritenuto opinabile e non esaustiva l’indicazione del limite dei tre mandati e ha approvato, all’unanimità, la proposta del segretario cittadino, Mariano Rauseo, sulla base di alcune "essenziali" considerazioni.

“Nella lista – si legge in una nota diramata dal PD - è stato rispettato l’equilibrio di genere, andando anche al di là di quanto previsto dalla legge, con una serie di candidature femminili di alto profilo e di sicura rappresentatività politica. Inoltre, tra i candidati, c’è una significativa presenza di giovani e di rappresentanti del mondo del lavoro, delle professioni, della cultura e della cittadinanza attiva”. E’ stato riconosciuto, invece, il lavoro svolto dai consiglieri e dagli assessori uscenti. “Necessaria valorizzazione del patrimonio di esperienze da loro maturato nel corso dell’attività amministrativa”

Successivamente alla relazione di Rauseo, con gli interventi di Raffaele Piemontese, Pino Marasco, Angelo Castelluccio, Peppino D’Urso, Rosa Cicolella, Giovanna De Cristofaro, Luigi Daniele e Attilio Solimando, la direzione del PD ha sottolineato che la lista del partito, che verrà presentata in una manifestazione pubblica, a breve, è in grado di interpretare, al meglio, le istanze di cambiamento avvertite nella comunità cittadina.

Così il sottosegretario alle Riforme e deputato pugliese del Partito Democratico, Ivan Scalfarotto: " “Pur con il rispetto dovuto alle decisioni di un organismo autonomo, mi pare che la direzione cittadina del Pd di Foggia abbia perso un’occasione, non raccogliendo l’invito del segretario provinciale per un turn over delle candidature. Chi ha rappresentato la città per quindici anni in Consiglio Comunale ha probabilmente già dato il meglio di sé, e può utilmente continuare a contribuire alla vita pubblica da altre postazioni. Il problema non è di persone tanto meno di singoli. Il rinnovamento non consiste nel mettere in lista nuove persone, ma nel garantire a queste nuove energie di non concorrere in condizioni impari. E non è una mattanza, ma la garanzia che la storia di una comunità politica fluisca in armonia e continuità, con un fisiologico passaggio di testimone  da vecchie a nuove idee, da vecchie a nuovi metodi, da vecchi a nuovi protagonisti. Trovo sbagliato che in calce alle biografie dei pubblici rappresentanti ci sia la scritta ‘fine mandato: mai. Regole e criteri che correggono questa tendenza possono dare torto a qualcuno nell’immediato. Ma alla lunga danno ragione a tutti.”

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