Primarie, Rita Saraò: “Per il bene comune domenica giochiamo per vincere”

"..ma non scendo a patti con chi ci propone pacchetti di voti, con chi promette sempre i soliti scambi, con chi vende sogni". Così Rita Saraò, candidato donna alle primarie del centrosinistra del 9 marzo

Rita Saraò

Coraggio, competenza, passione e amore: questi gli ingredienti che Rita Saraò ha scelto per provare a convincere il popolo del centrosinistra a scommettere sulle sue idee, su un progetto che punta a migliorare la qualità della vita e la vivibilità di Foggia, partendo però dalle periferie. Il candidato rosa si rivolge agli elettori chiedendo un cambiamento dal basso, chiedendo loro di riscrivere la storia di una città affrontando i temi della crescita economica, del rispetto delle leggi, dell’educazione, della cultura, della bellezza e dell’ internazionalità.

LA LETTERA DI RITA SARAO' | Cara città di Foggia, Care e Cari, sì perché mi è caro il destino, più che della città, fatta di palazzi e di cose, di noi tutte e tutti. Ho scelto di pre-occuparmi del bene comune perché prezioso. Lo faccio con piacere, con desiderio, con responsabilità, senza interessi personali, di ordini, senza ricerca di visibilità, anzi con la modestia e la semplicità, con i legami d’affetto, con la tensione a migliorare la realtà che ci circonda.

Con il vostro aiuto, voglio accorciare la distanza tra la realtà dei fatti e l’utopia, tra come la nostra città è e come vorremmo che fosse. Non è lotta, non è guerra, che lascio volentieri ad altri. In quanto donna, ho altre pratiche, il dialogo, l’accoglienza, l’empatia, l’inclusione, l’integrazione. Io sono per l’ascolto di tutte le voci in un concerto unico. Tuttavia, non scendo a patti con chi ci propone pacchetti di voti, con chi promette sempre i soliti scambi, con chi vende sogni.

Con questi nessun compromesso, anzi a loro riserbo la mia unica ostilità. È stata proprio questa finzione, questa teatralità, questa strumentalizzazione del malessere a creare, sempre più come patologia, la disaffezione nei confronti della dimensione politica. La sfiducia è comprensibile, dunque, ma, allo stesso tempo, complice e deleteria per qualsiasi ripresa. Le istituzioni non hanno fatto molto per farsi amare negli ultimi anni. Ed è in questa impresa, con l’appoggio di voi tutte e tutti, che voglio cimentarmi. Io voglio ricreare un rapporto d’amore tra le cittadine, i cittadini, e il proprio Comune.

Mi metto a completa disposizione, il mio sapere, la mia passione. Troveremo insieme soluzioni creative per migliorare la qualità della vita e la vivibilità dell’ambiente. Voglio rimettere le abitanti e gli abitanti della città in un confronto creativo ed emozionale. La città, la nostra città, è sempre più inumana, pericolosa, disordinata, ha perso la propria identità spaziale. Non voglio inserire il destinatario in questa lettera, per mantenere massima l’apertura che ha sempre caratterizzato la mia candidatura.

Nessuna connotazione di specie, di nazionalità o di età. Il rispetto, dunque, ciò che spesso manca, quel ritorno dello sguardo, quel soffermarsi sui vostri volti, che ho potuto conoscere girando sul mio camper, donando tutto il tempo necessario affinché si potesse instaurare tra noi un contatto diretto, autentico. Ci sono ancora troppe persone fuori dalla cittadinanza. Con questo intendo donne e uomini prive e privi di diritti, di condizioni igieniche basilari, di mezzi di sostentamento decorosi.

Ci sono persone che non sono cittadine della città in cui vivono, invisibili ma essenziali, che contribuiscono all’esistere della comunità e al suo trasformarsi, sono responsabili di ogni azione che vi compiono, ma non partecipano alle decisioni pubbliche. Confinate, escluse, separate in zone-quartieri ghetti, sono alterità ignorate perché povere. È per questo che ho scelto di partire dalle periferie e non dal centro, simbolo del divario socio-economico, per rendere possibile l’esclusione zero, per estendere la cittadinanza e trovare in questo un valore. Dobbiamo recuperare la capacità di condividere uno spazio, di rinunciare a sentimenti discriminatori che giustificano disparità di trattamento, sfruttamento, negazione di diritti.

Occorre operare un cambiamento di mentalità, fare una scelta etica, aprirsi, maturare interesse per la società tutta, per noi tutte e tutti. Io pratico relazioni aperte per cercare solidarietà sempre più ampie, opero in vista della massima comunità pensabile, offrendo il “tu” a tutte e tutti. Le gerarchie non hanno ragion d’essere, dobbiamo adottare la profondità dell’orizzonte, non la scomodità del vertice. Bisogna rimettere la città in condizioni di esercitare una nuova, grande, forza di attrazione. Il mio modo di vivere la dimensione politica non ha nulla a che vedere con logiche di partito, strutture. Io cerco di intercettare quelli che sono i bisogni.

La nostra città è fortemente impoverita, da ogni punto di vista: attività storiche hanno chiuso, centinaia di licenziamenti, per non parlare del degrado urbano. Sarebbe una follia riconfermare questo stato. Non lasciamo che siano gli altri a decidere per noi, prendiamoci le nostre responsabilità politiche. Per questo ci metto la faccia, perché voglio un futuro diverso per la nostra città e noi tutte e tutti. Non lasciamo che a decidere siano sempre i legami di parentela, il clientelismo, le decisioni dall’alto, prese dai dirigenti di partito, che non vi sia differenza tra i governi cittadini, che non ci sia attenzione.

È il caso di mettere in atto una cambiamento che provenga dal basso, attraverso il voto. Questa domenica, 9 marzo, proviamoci tutte e tutti, condividiamo un progetto diverso per la nostra città, scriviamolo insieme. Sarà plurale, ma soprattutto metteremo gli ingredienti, quegli elementi di cui abbiamo veramente bisogno: crescita economica, rispetto delle leggi, educazione, cultura, bellezza, internazionalità.

Chiudo questa mia lettera ringraziando tutta quella Foggia Buona che ha partecipato ed ha arricchito questo percorso comune di progetto per la città. Ringrazio quelle persone che hanno cambiato il proprio sguardo, abbandonando quel sentimento di sfiducia che le animava per iniziare a sognare una città diversa, quella che le nostre figlie e i nostri figli meritano e possono avere. Ringrazio tutte le persone che volontariamente hanno prestato, per un progetto condiviso, il proprio tempo e le proprie competenze mettendosi in gioco, unendosi a una squadra che domenica, per il bene comune, deve giocare per vincere.

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