INTERVISTA | Primarie, Abate: “Marchio Foggia e wi-fi libero. Il 9 marzo temo il fattore D”

Intervista a Nino Abate, candidato sindaco alle primarie del centrosinistra di Foggia: “Il 9 marzo se ci sarà il mercato delle vacche lo denunceremo con forza”

Nino Abate

Sostegno alle piccole-medie imprese, istituzione di un marchio Foggia, wi-fi libero nelle piazze, decoro urbano, trasparenza e Pug: sono questi alcuni temi sui quali Nino Adolfo Abate, candidato sindaco socialista alle primarie del centrosinistra di Foggia, punta per convincere gli elettori a credere che è possibile cambiare il destino di una città caratterizzandola con qualcuno e qualcosa di sinistra. Non più un ragazzino, Abate crede ugualmente che il 9 marzo il popolo dei social sarà determinante, ma teme le truppe cammellate e il fattore D, rappresentato dagli elettori di destra: “Se ci sarà il mercato delle vacche lo denunceremo con forza”.

Abate, andiamo subito al sodo, perché la candidatura alle primarie del centrosinistra?

La mia candidatura è innanzitutto identitaria, intendo cioè dimostrare che esiste un’area socialista, fatta di persone perbene che vogliono cambiare la città in senso socialista, vale a dire da sinistra.

Lei è il candidato in sordina, vale a dire lontano dalle polemiche che in alcuni casi hanno risucchiato i suoi concorrenti. Però, resta questo nodo legato ai socialisti. Lei rappresenterebbe quelli senza padrone. Chi è il padrone dei socialisti a Foggia?

Nel PSI di Foggia si sa chi è. Secondo i suoi ammiratori è una specie di Dio sulla terra che ha fatto tanto bene all’umanità, ma io la vedo in modo diametralmente opposto. A livello nazionale il PSI infatti conta meno di zero, con lui che è stato eletto in Sardegna ed è alla sua ennesima legislatura. Non c’è stato il ricambio necessario. Poi ci sarebbe Socialismo Dauno, che però spesso si allarga a destra, per quella idea politica di voler vincere a tutti i costi.

A Foggia, si sa, è emergenza sicurezza. Come avrà avuto modo di vedere, questo concetto spesso lo si lega al centro storico o ai luoghi più frequentati. Non crede però che questa percezione di insicurezza e di mancanza di legalità siano il frutto e la conseguenza del degrado e dell’abbandono delle periferie? Ci sono secondo lei delle soluzioni?

Bene, devo precisare che a mio parere la sicurezza investe un modo di vivere e di pensare la città. Questo abbandono visibile, l’incuria e il vandalismo, sono certamente il frutto di una mancata coscienza comune, appunto, del bene comune. Per questo credo che dobbiamo invertire questa tendenza e far capire ai cittadini che il danno a una panchina, piuttosto che a una pensilina dell’autobus, è un danno a se stessi che si ripercuote su ciascuno di loro in termini economici. Invertendo questa tendenza subentrerebbe anche una mentalità incentrata sull’aiuto di prossimità del vicinato, per cui, se succede qualcosa al vicino di casa o se si assiste a uno scippo, si chiamano le forze dell’ordine. Se stiamo insieme ci salviamo, perché questa città da sola non ci riuscirà mai.

Cultura quale motore dell’economia locale. Abate, si sentirebbe di promettere, in tempi brevi, la riapertura del Teatro Giordano o dell’anfiteatro Mediterraneo, e garantire la piena fruizione di luoghi abbandonati e oggetto di atti vandalici?

Le dirò, che non solo bisogna dirlo, ma bisogna anche farlo. Ma faccio un altro esempio: abbiamo aspettato dieci anni per decidere di abbattere il trenino di piazza Mercato, quando si poteva fare la stessa cosa qualche anno fa. Piazza Mercato va restituita alla sua fruizione originaria, incentivando l’occupazione nel settore del commercio. La nuova occupazione viene fuori da questi attrattori sociali e culturali, ma bisogna incentivare queste politiche, dimezzando tempi e tasse, per far sì che anche chi investe nel proprio lavoro possa far accrescere il livello di attrattività della zona.

Esiste, sempre secondo lei, un modo concreto per creare in tempi brevi le condizioni favorevoli all’occupazione, ma non necessariamente legato al settore dell’edilizia. Esistono delle strade percorribili. Quali sono?

Il Comune può sicuramente creare le condizioni per favorire l’avvio delle piccole medie-imprese. Per quanto riguarda l’edilizia, devo dire che abbiamo 20mila appartamenti in più che non servono a nulla mentre ne servirebbero 1500 per quelle famiglie che ne hanno realmente bisogno. Aggiungo un’altra cosa: riqualifichiamo il centro, rigeneriamo le periferie con dei lavoretti da assegnare alle piccole-medie imprese, perché se moltiplichiamo il lavoro per loro, non manderemo di certo a casa i lavoratori dell’edilizia, ma i grandi palazzinari e coloro che, sopra e sotto la legalità, vivono e vorrebbero continuare a vivere.

Proiettiamoci al 9 marzo. Quali tra queste tipologie di elettori saranno decisivi: gli apparati, il popolo o la piazza virtuale?

Io vorrei che andassero i cittadini a decidere della vita della loro città, informandosi e votando il candidato perbene. In realtà, però, penso che una percentuale di voti li porterà la piazza virtuale, ma non so in che termini. Poi ci sono le truppe cammellate e poi c’è il fattore D, vale a dire quello rappresentato dagli elettori di destra. Però le assicuro che ci metteremo agli angoli della palestra Taralli e delle piazze a controllare tutto quello che succede. Se ci sarà il mercato delle vacche lo denunceremo con forza. E preciso anche che quelli di destra non verranno certamente da me, ma dove ci sono interessi forti da tutelare.

A proposito di PUG, tema sul quale si sta dibattendo molto, in che misura può incidere sul futuro di Foggia?

Indubbiamente inciderà in maniera decisiva. Il PUG bisognerà farlo in fretta, ma presuppone degli studi sociologici, antropologici ed economici che forse non sono mai stati fatti seriamente. Andrebbe fatto subito con una fotografia che ci dica nell’immediato quante famiglie ci sono, come sono distribuite per età e per reddito. Su questo sono sicuro che possiamo e dobbiamo costruire la città del futuro.

Una battuta al volo sulla vicenda Amica e sui parcheggi

Sono esterrefatto per le municipalizzate. In fase di transizione elettorale ci vorrebbe un momento di calma ricordando che ci sono anche altri problemi seri che riguardano la nostra città. Per quanto riguarda le strisce blu, penso che non debbano essere una tassa aggiuntiva per cui il cittadino è suddito e deve stare zitto. Ancor più se i ricavi servono ad altro.

E per quanto riguarda invece il decoro urbano, la pulizia, l’ordine pubblico, la manutenzione degli spazi verdi e delle strade? Non pensa che la partita vera si giochi su questi temi e che bisogna ripartire da queste piccole cose per rifare una città allo sbando?

Dobbiamo sicuramente ripartire da questo, perché è l’unica possibilità che abbiamo. Ma per le grandi realizzazioni dobbiamo studiare la nostra città, che ha tutte le capacità, le risorse, le possibilità e i talenti, per diventare una città italiana caratterizzata dalla cultura, nonostante siamo in un territorio prevalentemente agricolo. Oltre all’università, abbiamo giacimenti culturali enormi, dal paleolitico, al neolitico, all’arte moderna. Perché costringere i nostri talenti ad andar via? Inventiamoci il marchio Foggia perché abbiamo davvero tanto, ma probabilmente ci manca il coraggio di far vedere al mondo chi siamo realmente e cosa proponiamo.

Abate, siamo alla fine della nostra chiacchierata. Ci dica perché il centrosinistra dovrebbe votarla e quali sono le priorità che in caso di vittoria proporrebbe alla coalizione e alla città di Foggia?

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Mi dovrebbero votare perché rappresento quella parte della città che non è mischiata con i gruppi di potere che hanno governato e governano la città; non ho nulla a che vedere con questi gruppi. Il valore che mi posso giocare è quello dell’onestà e del ricambio del personale politico. Vero è che non sono un ragazzino, ma credo di poter dare ai più giovani l’idea che è possibile cambiare e che qualcuno più grande si metta a loro completa disposizione. E aggiungo anche, perché credo che questa città abbia bisogno di caratterizzarsi con qualcosa e qualcuno di sinistra. Per quanto riguarda le proposte da mettere in campo, invece, penso al wi-fi libero nelle piazze di Foggia come indicazione alla trasparenza, alla pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi degli amministratori, perché si possa, dopo cinque anni, valutare se si esce con quanto si è entrati. Poi ci sarebbe bisogno anche di chiarezza, trasparenza e pulizia. E punterei sulle strade, sui marciapiedi e sul decoro urbano, ma anche e soprattutto sul PUG.

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