Lambresa non teme nessuno: “Landella ricordi caso Santaniello, PD brucerà Marasco”

Lucia Lambresa non risparmia frecciatine agli avversari politici Franco Landella, Augusto Marasco e Leonardo Di Gioia. "Il ballottaggio è sicuro e noi ci saremo"

Lucia Lambresa

Ancora una settimana di campagna elettorale per gli aspiranti sindaco della città di Foggia che intendono succedere al primo cittadino uscente, Gianni Mongelli. Con tutta probabilità, però, non sarà il 25 maggio a decretare il vincitore; piuttosto ci vorrà un secondo tempo atteso il numero delle proposte in campo e la frammentazione del quadro politico. Ne è convinta Lucia Lambresa, donna politica di lungo corso ed acuta osservatrice, nuovamente in campo oggi con la sua proposta civica dopo l’amara esperienza del 2009. E più agguerrita che mai.

Lambresa, la sua percezione dice che non si sfonda al primo turno?

Il ballottaggio è sicuro. E noi ci saremo, di questo sono certa. Tocca attendere il rivale.

Landella viene dato per favorito …

Vorrà dire che ci scontreremo con Landella al secondo turno.

Nient’altro da aggiungere?

Sto osservando la sua campagna elettorale. Probabilmente aggiungerei qualche consiglio per lui. Ma dal momento che siamo rivali me ne guardo bene. Gli suggerirei però di non sottovalutare cosa accadde a Santaniello nel 2009…

Sta dicendo che la coalizione di centrodestra potrebbe non sostenerlo “a dovere” al secondo turno?

Se fossi in lui, il problema me lo porrei. Sin da ora.

Qual è il competitor che teme di più?

La sfiducia dei cittadini nella politica. Proprio per questo io chiedo un voto di fiducia, sulla base delle nostre storie e del programma che abbiamo redatto per la città. E su questo non temo nessuno.

Non teme, ad esempio, il centrosinistra che già nel 2009 al primo turno la superò, nonostante gli exit poll della vigilia lo dessero per sfavorito? Non teme Augusto Marasco?

Marasco è il candidato funzionale al Pd, un partito che da tempo usa la società civile per le sue campagne elettorali. Salvo poi bruciare tutti. Ha bruciato Ciliberti, ha bruciato Mongelli, toccherà probabilmente anche a Marasco. Non so se l’architetto è consapevole di tutto questo.

E’ un giudizio durissimo.

Ritengo che, dopo 10 anni, il centrosinistra non debba tornare a governare. E’ bene che il PD stia fermo un giro. Forse anche due. Anche perché gli uomini sono sempre gli stessi. I candidati, salvo qualche spruzzata di nuovismo, sono i soliti noti.

Che cosa contesta in particolare all’amministrazione uscente?

Le mie dimissioni da vicesindaco, tre anni fa, parlano da sole. Il mio è un giudizio molto negativo  del governo Mongelli.

Ma non ha governato da solo…

Ma è stato lui, per quanto mi riguarda, a tradire il “patto del buongoverno” che io e lui, e solo io e lui, sancimmo con una stretta di mano pubblicamente, in piazza, davanti agli elettori. Quel patto aveva impegni precisi. Sono stati tutti disattesi.

Per esempio?

La discontinuità politica, ad esempio. Nessun incarico di governo a chi aveva fatto parte dell’amministrazione Ciliberti. La delega conferita ad Italo Pontone (PD, ndr) dimostra esattamente il contrario. Quindi evitare che il trasformismo potesse essere una caratteristica di questa consiliatura. Ed invece è stato proprio grazie ai cambi di casacca che l’amministrazione è andata avanti.  

Il facile trasformismo è ravvisabile anche nell’ultima ordinanza della Procura che ha portato ad un doppio arresto per il dirigente comunale Fernando Biagini ed il consigliere Massimo Laccetti…Si racconta esplicitamente quanto maggioranza o opposizione, poi, non faccia molta differenza, purché si venga eletti. Poi, si può sempre cambiare in corso d’opera… ma il mandato elettorale cos’è? Carta straccia?

Non lo dica a me. Io diffidai subito Laccetti e Leone dall’utilizzare nome e simbolo con cui erano stati eletti e che appartenevano a me. Ma l’amministrazione se li è tenuti cari cari. Se io fossi eletta sindaco nessuno che cambio di casacca riceverebbe dalla sottoscritta alcun tipo di riconoscimento politico. E questa era un dettato morale contenuto anche nel Patto del buongoverno. Anche questo ampiamente tradito.  Ma ha guardato le liste?

Dica…

Non ce n’è uno che si trova nello stesso posto in cui 5 anni fa è stato eletto! Pezzi dell’amministrazione Mongelli, ancora in carica, schierati contro l’amministrazione uscente, liste civiche che hanno dentro parenti e vecchi candidati, una coalizione che si definisce “civica” con dentro ex amministratori di Mongelli e Ciliberti e delle aziende fallite . Le proposte non sono corrette.

Si riferisce allo schieramento di Leonardo Di Gioia?

Non mi piace che spacci la sua proposta per movimento civico laddove è supportata da parlamentari “montiani” che rivelano tutta l’appartenenza partitica del candidato. La presenza poi in lista socialisti e piddini “camuffati” sta a dire proprio questo: non è corretta la proposta. Non è civica.

Tornando agli arresti, sarebbe stata opportuna un’analisi politica degli accadimenti da parte di tutte le forze politiche, non crede?

Quando interviene la magistratura vuol dire che la politica ha fallito perché non ha assolto il suo compito di controllo. Il piagnisteo delle verginelle del secondo tempo sarebbe ipocrita.

E’ pacifico, tuttavia, che il tema del rapporto politica-tecnostruttura va affrontato…

Certo. E noi abbiamo delineato nel nostro programmato un metodo di lavoro. Responsabilizzare ogni dirigente con un cronoprogramma di ogni azioni, vale a dire che di un iter procedurale bisogna sapere quando inizia e quando finisce. Ad ognuno il suo ruolo: al consiglio comunale quello di programmare e dare un indirizzo forte, alla giunta quello di agire sulla base delle dichiarazione programmatiche, al sindaco quello di portarle subito  in consiglio con il piano degli obiettivi, che dovrà essere monitorato periodicamente, anche semestralmente. Questo è il vero patto etico. Perché se mi accorgo che qualcosa non funziona, devo poter cambiare in corso d’opera.

C’è la forza politica di fare questo?

La forza te la dà il popolo, l’elettorato. Il patto con l’elettorato lo devi rispettare. Se non ci riesci o non ti permettono di farlo, devi dirlo alla città. Ed agire di conseguenza. 

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