Intervista | Leo Di Gioia: “Guardo al voto disgiunto, Landella si sottrae al confronto”

Di Gioia convinto che si vada la ballottaggio. "I candidati sono tanti, il M5S farà un buon risultato. Penso di aver interpretato il bisogno dei cittadini di avere una proposta diversa dai blocchi tradizionali"

Leonardo Di Gioia

Manca davvero pochissimo al silenzio elettorale ed all’apertura delle urne, domenica 25 maggio. E la contesa tra gli aspiranti sindaco della città di Foggia, trascorsa irritualmente sottotono, si tinge di veleni tanto quanto basta per dare la sferzata finale ad una sfida cruciale per il capoluogo, in cui ai destini della città si incrociano quelli politici personali dei soggetti in campo, per alcuni dei quali potrebbe trattarsi della partita della vita. Dopo Miranda, Lambresa e Marasco, faccia a faccia con Leonardo Di Gioia, ex An-Pdl, oggi a capo di una coalizione di civiche che rifiutano simboli di partito.

Di Gioia, siamo alle battute finali? Come procede, che percezione ha?

Positiva, anche se è una campagna elettorale anomala.

In che senso?

Alcuni candidati si sottraggono al confronto; nello specifico, il candidato del centrodestra (Franco Landella, ndr).

Le arene elettorali potrebbero impedire un sereno confronto. E’ anche comprensibile, posto che verrebbe dato come “favorito”…

Mi pare più una forma di autoesaltazione. Non ho la stessa percezione.

Lei che percezione ha? Si va al ballottaggio?

Ritengo di si. I candidati sono tanti, il Movimento 5 Stelle credo farà un buon risultato, il quadro politico è molto frammentato.

Il ballottaggio potrebbe toccare a lei?

Decideranno gli elettori.

In caso di ballottaggio bisognerà decidere se e con chi apparentarsi. Lei cosa farà?

In linea di principio sarei contrario agli apparentamenti. Bisognerà, tuttavia, anzitutto vedere chi va al ballottaggio, quindi guardare i risultati, valutare il giudizio dei cittadini rispetto alle coalizioni scese in campo.

La sua proposta si propone come alternativa tanto al centrodestra quanto al centrosinistra. Punta sul voto disgiunto?

Punto anzitutto sulla mia coalizione fatta di giovani capaci, di uomini e donne impegnati nel mondo del lavoro e delle professioni. Quindi si, guardo anche al voto disgiunto, è naturale. Ma non ho una strategia per questo: il voto disgiunto è un meccanismo che decidono gli elettori.

Meritano una risposta le critiche ed i rilievi che le muovono alcuni dei suoi competitors. Anzitutto Augusto Marasco, che ha voluto ricordarle come alcune delle partite urbanistiche a tutt’oggi incagliate che lei ha inteso citare per rappresentare l’inadeguatezza degli amministratori uscenti, son ferme proprio per responsabilità del governo regionale in cui lei siede. Le sfuggono questi passaggi?

Sicuramente l'ex assessore Marasco si occupa di urbanistica più di me e con maggiore interesse. Tuttavia, imputare alla Regione responsabilità politiche mi pare più fare un danno alla sua stessa coalizione che è politicamente speculare alla maggioranza che da dieci anni governa la Regione che a me. Io ho cercato di presentare una verità nota a tutti cioè che il Comune non ha un Pug ed a tutt’oggi non ha adempiuto alle procedure amministrative per sbloccare le attività incagliate.

Per il candidato sindaco Lucia Lambresa, invece, la sua proposta civica non è corretta perché  presenterebbe all’interno ex amministratori di passati governi dell’ente Comune e delle aziende partecipate oltre ad essere stata rafforzata da presenze partitiche di caratura nazionale.

Ma noi siamo una proposta civica! C’è l’apporto di alcune persone che hanno un percorso di destra, di sinistra e di centro che arricchiscono le liste e contribuiscono a formulare una offerta innovativa ma al tempo stesso di qualità. E poi se è civica la lista di Lambresa, che è stata segretaria di partito, perché non dovremmo poterlo essere noi.

Non crede di avere un vantaggio, quantomeno di immagine, ricoprendo lei anche il ruolo istituzionale di assessore regionale? E’ una campagna elettorale iniqua sotto questo profilo? Per il candidato sindaco Luigi Miranda il problema doveva come minimo porselo …

La legge è chiara e non prevede incompatibilità. Ed io sono solito rispettare la legge.

Nelle carte della Procura di Foggia, quelle che hanno portato a  due arresti a Palazzo di Città, si ravviserebbe, tra le altre cose, la facilità con cui gli eletti consumerebbero operazioni di trasformismo,  a prescindere dal mandato elettorale … Che opinione ha lei del fenomeno?

Non ho letto le carte. In ogni caso, giudico negativamente chi cambia idea o partito per utilità meramente personali. Cosa diversa, a mio avviso, quando ad essere snaturato è il rapporto con il proprio partito per motivi legati ad una diversa visione dello sviluppo del territorio. Io stesso, per motivi politici, quando mi sono accorto che il partito con cui sono stato eletto era inadeguato a raccogliere le istanze del territorio e che la sua classe dirigente era più impegnata a farsi la guerra al proprio interno, ho deciso di abbandonarlo. Sarebbe interessante ed utile, invece, aprire riflessione su come vengono stilate le liste e sul perché si consente di organizzare proposte che non siano fondate su chiari programmi condivisi. 

Quanto ha speso per la sua campagna elettorale?

Credo sia visibile a tutti: non abbiamo fatto manifesti e grandi investimenti. Ho nominato un mandatario elettorale, come prevede la legge. Io da candidato sindaco non spenderò neanche diecimila euro, denaro che è il frutto dell’autofinanziamento mio e degli amici di sempre che condividono il mio percorso politico. Le liste stanno provvedendo anch'esse a norma di legge con l’indicazione che ho dato, ovvero che non sono accettati contributi di importi rilevanti.

Ci sta dicendo che non ha sponsor di peso?

No, abbiamo istituto una regola base: chi voleva contribuire poteva farlo solo per quote limitate ed ininfluenti sul totale. A nessuno il ruolo di azionista del progetto. 

Cosa contesta e cosa elogia dell’operato dell’amministrazione uscente?

Il mio giudizio è complessivamente negativo nonostante l’apprezzamento per il sindaco Gianni Mongelli che è stato, a mio avviso e per certi versi, vittima politica di una maggioranza che, più che seguirlo in una idea di rinnovamento, è stata impegnata a garantire la continuità di governo. Ci sono delle occasioni mancate, si poteva fare il Pug, si poteva attivare un meccanismo un po' più rigoroso dei controlli all'interno dell’ente, si potevano mettere in sicurezza le aziende partecipate in maniera più efficace.

Come?

Innanzitutto le ricapitalizzazioni non si fanno tramite il conferimento di beni immobili bensì scrivendo piani industriali sostenibili e soprattutto non attribuendo a quelle società il ruolo di ammortizzatori sociali a fini occupazionali ma di fornitori di servizi essenziali per la qualità della vita dei cittadini.

Spesso le elezioni comunali sono state viste come il trampolino di lancio per più ambiti e prestigiosi lidi…

E’ di tutta evidenza che se pensassi a fare carriera non sarei candidato. Ho dimostrato di voler lavorare per ma mia città ma alle condizioni per essere realmente utile. Il Comune non è un trampolino ma il posto migliore per lavorare per un progetto generale.

E’ una proposta civica, la sua, in qualche modo antesignana in una città conservatrice come Foggia…

Io penso di aver interpretato il bisogno dei cittadini di avere una proposta diversa dai blocchi tradizionali. Ho strutturato una coalizione che non vuole vincere a tutti i costi ma governare, questo sì. Credo che Foggia sia abbastanza disillusa e priva di condizionamenti da poter immaginare che si possa governare la città facendo a meno di centrodestra e centrosinistra.

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