PRIMARIE | Sicurezza e Legalità: quali soluzioni? Candidati sindaci a confronto

Ipotesi, idee e soluzioni avanzate dai candidati sindaci del centrosinistra Rita Saraò, Gianni Mongelli, Augusto Marasco, Lorenzo Frattarolo e Nino Abate

Immagine di repertorio

Presidi o militarizzazioni del territorio? Centro o periferie? L’emergenza sicurezza è un tassello di un puzzle molto più complesso che all’indomani delle primarie il candidato sindaco del centrosinistra non potrà non inserire nell’agenda programmatica di e per Foggia. La questione va affrontata, non sottovalutata. Va risolta, non rimandata.

C’è bisogno di ripristinare il senso di legalità, magari partendo da quei quartieri che, per un motivo o per un altro, sono sfuggiti alla stretta delle forze dell’ordine, alle politiche sociali e scolastiche. Senza però dimenticare quella parte di centro che va da piazza Mercato a via Arpi, passando per la Piazzetta.

Chiamati a pronunciarsi sull’argomento, i cinque candidati sindaci del centrosinistra hanno provato a tracciare il sentiero che i cittadini, le istituzioni e le forze dell’ordine, dovranno percorrere per consegnare alle nuove generazioni una città più sicura.

Per Augusto Marasco “Il territorio non va militarizzato, ma presidiato. I primi controllori del territorio sono i cittadini, ma è chiaro che un’amministrazione comunale deve dare dei segnali concreti”. L’ex assessore all’Urbanistica ha aggiunto: “Ecco perché ho detto che la prima cosa da fare è la riorganizzazione dei servizi del corpo di Polizia Municipale. Io ritengo che in uno stato di emergenza, qual è quello in cui stiamo vivendo, bisogna affrontare le situazioni in emergenza, in questo caso presidiando il territorio per ristabilire le migliori condizioni di vita. I cittadini, inoltre, devono diventare i gestori e controllori della città”.

Anche il sindaco ha scartato l’ipotesi militarizzazione, preferendole “un aumento di controlli e un ruolo più attivo del corpo della Polizia Municipale, con la costituzione del nucleo operativo specifico per la lotta alla contraffazione e all’abusivismo”. Così Mongelli: “C’è un problema di sicurezza, percepito e voluto. E’ chiaro che ci sono situazioni che acuiscono questa emergenza: da un lato il disagio sociale e l’abbandono delle periferie, dall’altro gesti che spesso nel centro storico vanno oltre il consentito. Aggiungo però che ci vuole anche educazione civica e senso di cittadinanza”.

Tra le soluzioni avanzate dal più giovane dei candidati, quel Lorenzo Frattarolo che ha rotto schemi e indugi, candidandosi per primo alle primarie del 9 marzo, balza agli occhi quella del progetto reti anti-criminalità, vale a dire il percorso che porterebbe un coordinamento costituito da Comune, Prefettura e Forze dell’Ordine, a fare un’anagrafe di quelle persone che non riconoscendosi nella città sono portate a fare azioni contro di essa. Una volta individuati, questi soggetti andrebbero recuperati attraverso una primissima fase di ascolto, poi aiutati ad integrarsi, “ma non collocandoli sul mercato del lavoro rimanendo quindi con questo ricatto permanente”, aggiunge il commercialista renziano.

Al centro delle politiche di Rita Saraò, la partecipazione ai bandi e l’utilizzo dei PON Sicurezza: “Se viviamo nel degrado è perché non abbiamo dato ai cittadini la possibilità di vivere in sicurezza, ad esempio non abbiamo utilizzato i fondi messi a disposizione dal PON Sicurezza, attraverso i quali è possibile installare telecamere o incrementare la presenza delle forze dell’ordine. Il comitato di sicurezza ha senso se si riunisce almeno due volte al mese, analizza e prova a risolvere le problematiche di un quartiere”. Ma quali soluzioni? “Per quanto riguarda le soluzioni, credo ci siano tante strade percorribili, ma ci deve essere anche la reale volontà di farlo e soprattutto l’interesse. Se non c’è sicurezza in centro, figuriamoci al Candelaro piuttosto che al Cep, dove non ho mai visto la presenza delle forze dell’ordine, anche di notte. Se pensiamo al bene comune, piuttosto che a cose economicamente più interessanti, forse riusciamo a mettere un po’ di ordine”

Invitato a dir la sua sull’argomento, il socialista Nino Abate intravede nell’assenza di una coscienza comune la causa principale dell’abbandono visibile, dell’incuria e del vandalismo in città: “A mio parere la sicurezza investe un modo di vivere e di pensare la città. Credo che dobbiamo far capire ai cittadini che il danno a una panchina, piuttosto che a una pensilina dell’autobus, è un danno a se stessi che si ripercuote su ciascuno di loro in termini economici. Invertendo questa tendenza subentrerebbe anche una mentalità incentrata sull’aiuto di prossimità del vicinato, per cui, se succede qualcosa al vicino di casa o se si assiste a uno scippo, si è portarti a chiamare le forze dell’ordine”.

Legalità e Sicurezza. Quali soluzioni? Al futuro candidato sindaco del centrosinistra il compito di arginare e risolvere un’emergenza che sta condizionando e non poco il modo di vivere e di interpretare la città dei foggiani.

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