D’Emilio replica a Marasco: “Da lui diffamazioni e gravi inesattezze storiche”

Tirato in ballo da Augusto Marasco, il vicesindaco di Foggia smentisce di aver presentato ricorso nel 2004 “per cacciare Lucia Lambresa dal consiglio comunale” e definisce infamante l’accusa di aver fatto fuori Mari

Francesco D'Emilio

Il vicesindaco e assessore ai Lavori Pubblichi replica ad Augusto Marasco, l’architetto ex candidato sindaco del centrosinistra che nel corso della conferenza stampa del 25 luglio lo aveva tirato in ballo accusandolo di aver fatto – nel 2004 – “fuoco e fiamme al Tar riuscendo a cacciare Lucia Lambresa dal consiglio comunale pur di entrare lui, come primo dei non eletti di Alleanza Nazionale. La storia si ripete anche quest’anno, da non eletto D’Emilio ha fatto fuori un’altra donna, ma questa volta direttamente dalla Giunta e senza affrontare le spese del giudizio”.

LA SMENTITA. Sebbene l’imponente mole di lavoro connessa al mio delicato incarico pubblico mi imponga priorità ben più serie, sono costretto, mio malgrado, a replicare alle infelici dichiarazioni con cui Marasco, durante la sua recente conferenza stampa, ha maldestramente tirato in ballo la mia pregressa carriera politica, rivangando tra gravi falsità ed inesattezze la mia elezione del 2004. Dichiarazioni prive di fondamenti giustificativi e sintomatiche di quanto l’architetto non sia riuscito ad ingoiare l’amaro boccone della sconfitta elettorale ed ora provi a lenire la comprensibile stizza cercando a tutti i costi l’ennesima penosa polemica (intervenendo peraltro in questioni che non gli competono), anziché fare un’analisi costruttiva dei propri errori.

ELEZIONI 2004. A differenza di quanto erroneamente sostenuto da Marasco, non ho mai inoltrato alcun ricorso - men che meno fatto “fuoco e fiamme”- al Tar per far “cacciare Lucia Lambresa dal consiglio comunale” dieci anni fa: infatti, entrai in consiglio a causa di circostanze drammatiche (purtroppo ancora dolorosamente ben vive nella memoria della comunità cittadina) che non ebbero alcuna attinenza con il ricorso, peraltro non  inoltrato da me; a beneficiare della decadenza della Lambresa, dichiarata allora incompatibile con l’incarico di consigliere comunale, fu invece, nel giugno 2005, il collega Antonio Cristantielli.

LA QUESTIONE MARI. Ripristinata questa verità storica, passiamo alla seconda falsità di Marasco inerente alla stucchevole ed infamante accusa di “aver fatto fuori” dalla giunta la Mari (cui l’architetto allude senza nominarla); la mia giovane collega di partito, in virtù del suo riscontro elettorale da applausi, siederà - come prevede la legge - tra i banchi del consiglio comunale, mentre per quanto concerne la sua assenza in giunta, ribadisco una volta per tutte (come già svelato dai maggiori organi di stampa locali) che le era stato offerto dal partito - e col convinto consenso del sottoscritto - un meritato incarico assessorile da lei medesima, a più riprese, rifiutato.

LA DIFESA E L’AFFONDO. Sul mio ruolo di vicesindaco, infine, ho già ampiamente e pubblicamente enunciato i motivi (legati all’impegno profuso su più fronti in campagna elettorale e all’ormai noto accordo politico col sindaco) che lo legittimano pienamente. Spero quindi che Marasco, in attesa dell’esito del ricorso (che il centrodestra, sia chiaro, non teme affatto) cominci a rimboccarsi le maniche per il bene della città, anziché perder tempo ed energie nella produzione continua di illazioni e polemiche sterili quanto infantili. Probabilmente l’architetto ha il fondato sentore che il lavoro mio e dei miei colleghi di giunta, con le prossime delibere, stia per far venire ulteriormente a galla gli errori del suo recente passato, ma non credo che quella di metabolizzare i propri sbagli diffamando gli avversari politici, senza un benché minimo straccio di argomentazione veridica, sia una mossa vincente. Tutt’altro.

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