Ballottaggio Landella-Marasco, Leo Di Gioia: “Pronto a confrontarmi con entrambi”

Leo Di Gioia: "….ma nel merito delle questioni perché ci sono tantissime cose che la città richiede e che necessitano di un salto di qualità, che dovranno essere parte essenziale di qualunque tipo di accordo"

Leonardo Di Gioia

Occhi puntati su Leonardo Di Gioia, che forte delle sue 15493 preferenze, sa di poter rappresentare l’ago della bilancia nella scelta del candidato sindaco, che l’8 giugno vedrà contrapposti Franco Landella e Augusto Marasco.

Landella ha aperto a Miranda, ma gli occhi sono puntati soprattutto su di lei. Come giudica il suo risultato?

Il risultato mi pare ottimo e credo che solo il prof. Pellegrino sia riuscito nell’impresa di portare una coalizione, diciamo non istituzionale, a un risultato così convincente. Noi lo abbiamo fatto con cinque liste civiche, con un impegno profuso in 45 giorni e con un budget assolutamente irrisorio rispetto anche alle campagne di alcuni candidati consiglieri comunali che mi pare abbiano ecceduto in capacità di spesa.

Al ballottaggio cosa fa, ha valutato già l’ipotesi apparentamento?

Per quanto riguarda il ballottaggio sono sereno perché non ho la necessità e la fretta di immaginare soluzioni che a questo punto dovranno studiare i candidati. Sono comunque a disposizione per confrontarmi nel merito delle questioni, con entrambi gli schieramenti, perché ci sono tantissime cose che la città richiede e che necessitano di un salto di qualità, che dovranno essere parte essenziale di qualunque tipo di accordo. D’altronde, visto che non è obbligatorio fare gli apparentamenti, possiamo vivere anche il nostro civismo essendo in Consiglio comunale con una presenza che ci garantirà la possibilità di testimoniare quelle che sono le nostre idee, con l’effetto mio, nel caso specifico, da assessore regionale al Bilancio, di dover essere comunque una controparte istituzionale di qualunque sindaco.

Sull’ipotesi apparentamento Marasco è stato molto cauto, mentre Landella le ha aperto una porta rifacendosi anche a Cusmai

Devo dire che le nostre liste sono di centrodestra, che è un criterio che potrebbe ispirare un apparentamento appunto con il centrodestra. Ma il mio problema è capire cosa succede il giorno dopo che si vincono le elezioni. Il fatto è: chi fa cosa, come vengono fatte le cose che vengono scritte nei programmi e soprattutto chi garantisce che le cose necessarie vengono fatte velocemente. La vivo con serenità, sapendo di aver fatto il mio dovere con quelli elettori che non si riconoscevano né nel centrodestra e né nel centrosinistra, almeno in prima istanza.

Ma oggettivamente oggi Leonardo Di Gioia si sente più vicino al programma di Marasco o di Landella?

Il problema non me lo son posto perché se avessi trovato tali e tante identità soprattutto operative, non mi sarei candidato. Il fatto stesso che mi sono candidato significa che la nostra proposta è diversa. Ora dobbiamo capire quali punti di contatto si riescono a trovare, se si riescono a trovare, e poi a che condizioni, a vantaggio della città. Oggettivamente per chi come me fa l’assessore regionale il problema non è avere un posto o la visibilità per qualcuno a livello locale, ma è di capire come si fa a fare in modo che Foggia abbia lo stesso livello di interlocuzione – come lo hanno Bari e Lecce - quando ci si rapporta all’istituzione di via Capruzzi.

Considerato il risultato e il fatto che Leo Di Gioia avrebbe avuto tutte le carte in regola per poter guidare questa città, non ha pensato di essersi bruciato?

Ma il mio problema non era fare il sindaco, ma proporre qualcosa di diverso e testimoniare la nostra originalità. Non so cosa intende per bruciarsi, io penso che in politica e nella vita bisogna essere interpreti delle proprie idee e avere il coraggio di difenderle sempre anche quando sembrano controtendenza. Se avessi voluto fare il sindaco avrei accettato la proposta unitaria di tutto il centrosinistra più tutte le liste di cui oggi sono il rappresentante oppure avrei accettato l’idea di mezzo centrodestra più le nostre. In entrambi i casi non mi sarei dovuto sottoporre né al ballottaggio oggi, né avrei dovuto pagare alcun tipo di pegno o di dazio. Il tema era dire che esiste un progetto ed un programma prima delle persone. Questo progetto e questo programma mi auguro che venga trasfuso in gran parte delle cose che farà il prossimo sindaco di Foggia, con o senza apparentamento

Cosa deve fare il sindaco di Foggia?

Il sindaco di Foggia deve essere un sindaco libero, interprete dell’unitarietà della città, essere in grado di dialogare con i partiti e con i movimenti, ma non esserne succube. Deve essere un sindaco che deve assumere anche decisioni impopolari, purché nel medio-lungo periodo si dimostrino utili per la città: Un sindaco che non deve fermarsi davanti a interdizioni o veti, ma che semmai scrive un piano regolatore nel giro di un anno e lo porta a compimento. Che scrive un piano di zona non in funzione di chi presta servizio quale cooperatore, ma lo fa nell’interesse di chi ha bisogno. Con questo non voglio far passare il messaggio che Mongelli non sia stato un bravo sindaco, ma credo che lui sia stato un po’ succube della sua maggioranza, molto legata all’amministrazione precedente (di Ciliberti)

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