Il PD fa mea culpa, “bilancio non è positivo”: la ricetta-appello di Bordo e Piemontese

Il PD analizza la sconfitta. Bordo e Piemontese chiedono di andare oltre "l'individualismo sfrenato" che ha preso il sopravvento nel PD foggiano e di aprirsi alle proposte che provengono dai territori

Bordo, Piemontese e il PD

Rispetto al sentimento manifestato il giorno successivo alle elezioni del 5 giugno, oggi, dopo le sconfitte ai ballottaggi di San Giovanni Rotondo e Torremaggiore, giocoforza Piemontese e Bordo si vedono costretti a ribaltare il giudizio: “Il bilancio complessivo del voto non è positivo”.

In attesa dell’analisi del responso fuoriuscito dalle urne, che si svolgerà venerdì 1 luglio nella riunione ad hoc conovocata presso la direzione provinciale, il coordinatore del Comitato di reggenza e il segretario provinciale del PD, sintetizzano le ragioni delle sconfitte rimediate dal partito nella città di San Pio e in quella dell’Alto Tavoliere, dove Costanzo Cascavilla e Lino Monteleone si sono imposti rispettivamente su Leonardo Maruzzi e Salvatore Leccisotti

BALLOTTAGGIO SAN GIOVANNI ROTONDO. “Nella città garganica abbiamo perso 51 a 49 per cento. In due settimane, il nostro candidato Leonardo Maruzzi ha incrementato i suoi consensi finendo a soli 246 voti di differenza dal sindaco, eletto soprattutto grazie al sostegno di pezzi del PD passati con il centrodestra”.

BALLOTTAGGIO TORREMAGGIORE. “Qui il confronto è terminato 52,65% a 47,15%, con 420 voti di scarto a svantaggio del candidato del centrosinistra Salvatore Leccisotti. Ciònonostante il recupero di consenso tra i due turni elettorali, vanificato, purtroppo e per scelta del centrosinistra locale, dalla mancata conclusione degli accordi politici indispensabili a costruire le condizioni della vittoria elettorale. Tanto è vero che nella città dell'Alto Tavoliere nessuno dei due contendenti al ballottaggio è riuscito davvero a mobilitare gli elettori: sono rimasti a casa tremila cittadini che, invece, quindici giorni prima erano andati a votare”.

Per il parlamentare della Repubblica e l’assessore regionale al Bilancio, in provincia di Foggia il Partito Democratico “ha sofferto pure la tendenza elettorale nazionale negativa per il centrosinistra”. E aggiungono: “Anche se il dato provinciale complessivo presenta una sua peculiarità: il M5S non vince, mostrando tutti i limiti della sua proposta di governo per le città, e quello spazio è occupato soprattutto da formazioni civiche con solide radici nei partiti tradizionali”.

Bordo e Piemontese ravvisano “la necessità di aprirsi maggiormente ai mondi vitali presenti nel nostro territorio, non di chiudersi in un recinto sempre più stretto determinato soprattutto dalla litigiosità interna e dai personalismi. È assolutamente sbagliata l’idea a cui alcuni sono affezionati secondo la quale meno siamo meglio stiamo nel partito. Quando ci siamo aperti al dialogo, com'è stato alle Europee e alle Regionali, abbiamo raccolto consensi ed eletto i nostri rappresentanti”.

E sottolineano: “E' avendo a mente quelle positive esperienze che dobbiamo ricominciare a essere dentro le comunità. Il PD di Capitanata ha bisogno di rimettersi per strada, confrontandosi giorno per giorno con i problemi della gente e illustrando la qualità dei processi di cambiamento e l'efficacia delle nuove opportunità che sta realizzando a livello del governo nazionale e del governo regionale”.

I due esponenti di rilievo dei democratici foggiani auspicano un’analisi del voto pacata e costruttiva: “Abbiamo bisogno, innanzitutto tra noi, di un confronto responsabile e non di utilitaristiche lacerazioni, anche perché i risultati non positivi delle elezioni sono pure il frutto dell’individualismo sfrenato che ha ormai preso il sopravvento nel partito. E abbiamo bisogno di una riflessione altrettanto pacata e costruttiva sulla guida del PD di qui alla celebrazione del congresso, capace di provocare e animare la grande mobilitazione necessaria a far maturare, intanto, la vittoria al referendum costituzionale”.

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