Emiliano vuole le elezioni a luglio. No di Gatta: "Tasso di astensione altissimo". Di Gioia: "Più giusto in autunno"

La fissazione della data delle prossime elezioni regionali è stata oggetto dell’audizione del presidente della Giunta regionale Michele Emiliano, tenutasi questa mattina nella seduta della VII commissione consiliare presieduta da Erio Congedo.

Quest'oggi su richiesta dei consiglieri Nino Marmo di Forza Italia e Giannicola De Leonardis dei Fratelli d'Italia, il governatore è tornato sulla questione relativa alla mancata previsione, da parte del Governo di una ulteriore “finestra” per consentire il voto a luglio. Una proposta formalizzata dai presidenti uscenti di Puglia, Campania, Liguria e Veneto all’indomani dell’emanazione del D.L. n. 26 del 20 aprile 2020, che invece fissa il periodo per le consultazioni tra settembre e novembre.

Una decisione che secondo il presidente Emiliano "sconfessa gli accordi presi precedentemente con i governatori e rappresenta una lesione grave del principio di leale collaborazione tra istituzioni. Una scelta incomprensibile, perché in una materia così delicata, senza alcun documento su cui basare una decisione del genere, il Consiglio dei Ministri ha deciso di chiudere la finestra di luglio: tra l’altro non si trattava di definire la data delle elezioni, in quanto lo stesso decreto prevedeva la possibilità, da parte del ministro della Salute, di bloccare le elezioni sulla base dei dati epidemici. Si è trattato di una pagina piuttosto “strana” anche perché esisteva accordo bipartisan per lasciare aperte le due finestre e che prefigura il rischio di una lesione costituzionale gravissima, in quanto si tratta di elezioni di carattere legislativo e in considerazione anche del fatto che i presidenti sono gli interlocutori diretti del Governo, soprattutto nell’attuazione degli interventi di Protezione civile”

"Noi continueremo ad agire - ha continuato - nell’ottica di collaborazione con il Governo, senza esasperare questa polemica che resta comunque fondatissima perché, se dovesse esserci seconda ondata a novembre, si dovrebbe ritardare ulteriormente e il rinvio di un anno mi sembra eccessivo. In sede di conversione del decreto verrà presentato un emendamento per riproporre la “finestra di luglio”, ma al momento non conosciamo le intenzioni parlamentari, perché nessun partito si è espresso chiaramente. Se non dovesse essere prevista questa possibilità, temo si possa creare una forte tensione politica con quelle Regioni guidate da forze politiche di opposizione. Mi auguro che il Parlamento corregga la norma e a quel punto saranno i presidenti delle Regioni a stabilire la data, sulla quale, per quello che mi riguarda, sarà possibile cercare un accordo con tutte le altre forze politiche.

Detto questo, cercheremo di non fare polemica con il Governo, anche perché siamo quotidianamente impegnati in un lavoro sfibrante e le elezioni rappresentano l’ultima delle mie preoccupazioni". In conclusione, Emiliano ha rivolto ai commissari l’invito ad esplicitare il loro orientamento in merito alla questione.

Dopo l’intervento del presidente Emiliano, è stato il turno dei consiglieri componenti, che a partire dal presidente Erio Congedo, hanno ribadito la necessità che "le elezioni si svolgano in condizioni di assoluta sicurezza, e che nel caso in cui se si dovesse votare a luglio, sarebbe necessario raddoppiare il numero dei seggi e prevedere di spalmare il voto su due giorni. Inoltre dovrebbe essere data la possibilità a tutte le forze politiche, anche quelle non rappresentate in Consiglio, di confrontarsi sulla decisione di una data ragionevole per tutti".

Chiarimenti sui tempi tecnici del voto sono stati chiesti da De Leonardis, mentre Marmo ha sottolineato "l’inconsistenza della questione relativa alla lesione dei principi costituzionali in questa fase di emergenza, in cui si è derogato alle norme di pareggio di Bilancio e sono state inflitte sanzioni ai cittadini per violazione di prescrizioni contenute nei decreti. Inoltre la garanzia delle salute dei cittadini deve essere prioritaria e dati gli altri indici relativi a contagio e mortalità, la “finestra autunnale” è l’unica percorribile, anche in vista delle amministrative".

Un invito alla responsabilità è venuto da Di Gioia che ha sollevato la questione della mancanza di definizione delle modalità di svolgimento delle attività relative alla campagna elettorale e ribadito che lo slittamento in autunno sarebbe più utile e giusto per tutti. Per Conca la richiesta di elezioni a luglio è una scelta fuori luogo, motivata esclusivamente dalla volontà del presidente Emiliano di sfruttare il vantaggio di visibilità.

Di Bari ha suggerito l’istituzione di una task force della commissione per stabilire le modalità per l’espletazione del voto, garantendo anche partecipazione e trasparenza. Un richiamo alla responsabilità anche per quanto riguarda la questione dei costi per la collettività, che sarebbero raddoppiati anche in vista del ritorno ai seggi in autunno per le comunali e referendum.

Per Gatta la questione è decidere se la prossima competizione elettorale debba essere partecipata o no, nel rispetto della volontà dei cittadini pugliesi. "Il voto a luglio determinerebbe un tasso di astensione altissimo, con un dispendio ingente di tempo e risorse per la sanificazione. Non deve essere una “minoranza” a decidere i destini della maggioranza del popolo pugliese”.

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Nell’intervento finale, il vicepresidente Antonio Nunziante, rispondendo alle sollecitazioni dei commissari, ha specificato che tutto è condizionato alla decisione ultima del Parlamento, ma che secondo una sua valutazione personale le date praticabili potrebbero essere quelle del 19 o 26 luglio e che nel caso in cui si decidesse per quelle, la Regione ha approntato un protocollo per procedure elettroniche SIEN e previsto il relativo impegno di spesa.

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