Civici ambigui e PD furioso, "ora Di Gioia ci dica da che parte sta": scricchiola l'alleanza targata Emiliano

La sensazione, da quel che filtra dal centrodestra, è che i civici stiano provando a giocare su due sponde, seppur senza metterci apertamente la faccia. Il PD a Leo Di Gioia: "Stiamo insieme o no?

Di Gioia e Piemontese

Non c’è solo il Psr ad agitare le notti dell’assessore regionale all’Agricoltura Leonardo Di Gioia (domani nuova conferenza stampa). Il leader civico al rientro dall’Austria è atteso a dare risposte di ordine politico, anche. E a darle al Partito Democratico. In particolare la domanda che gli si rivolge è: da che parte stanno i civici per le partite elettorali? Perché la sensazione è che la linea sia troppo ambigua. Un po’ di qua, un po’ di là. E il Partito Democratico vuole chiarezza.

La attende l’assessore regionale Raffaele Piemontese, l’attende l’intera Federazione dem, riunitasi qualche giorno fa per iniziare a fare il punto sulle prossime scadenze elettorali, a partire dalla partita che da qui a un mese si giocherà a Palazzo Dogana. E per mostrare tutte le perplessità che il Pd nutre in ordine all’atteggiamento di Di Gioia & co.

Alle candidature mancano dieci giorni.  E di nomi al momento non ne sono stati ancora fatti. Né i due assessori (che rumors vorrebbero in una fase molto poco dialogante) si sarebbero mai incontrati per concertare candidati e strategie. La sensazione, da quel che filtra dal centrodestra, è che i civici stiano provando a giocare su due sponde, seppur senza metterci apertamente la faccia. D’altronde, nomi come quello di Nicola Gatta, sindaco di Candela, o di Franco Metta, sindaco di Cerignola (ipotesi brillata per un momento circa dieci giorni fa ma, assicura Forza Italia, naufragata in seno al partito azzurro ancor prima di nascere), costituiscono l’evidente tentativo di berlusconiani e Lega di infilarsi negli strappi del centrosinistra, provando a sfondare il blocco Pd/civici, evidentemente ritenuto vincente. Né fa buon gioco all’assessore civico le voci che lo hanno voluto nelle scorse settimane in avvicinamento alla Lega, dentro la quale può comunque vantare personaggi “fidati”, men che meno l’articolo (mai smentito) in cui si agita una sua candidatura a sindaco “senza simboli di partito”.

E’ evidente che la richiesta di “chiarezza” di oggi del Pd è funzionale non solo alla imminente partita provinciale, ma alle amministrative che da qui a qualche mese si giocheranno a Foggia. Ergo, la domanda diventa: chi siamo in questa partita?, filtra dalla Federazione dem. “Alle elezioni politiche, non anni fa, ci siamo presentati uniti, abbiamo detto che la compagine era questa, Pd più civici, la stessa che governa alla Regione. Ora la faccia ce la mettono con noi o non ce la mettono’?” la domanda che risuonava qualche sera fa nella sede della Federazione. Assieme ad un secondo concetto, e cioè che non si accetteranno ipotesi di candidature “ibride”, vale a dire nomi “un po’ di destra e un po’ di sinistra che stanno venendo fuori” dichiara una fonte autorevole a Foggiatoday.

“Noi abbiamo una nostra identità, lo abbiamo rimarcato alla festa provinciale del partito dichiarando che mai e poi mai abbandoneremo il simbolo, come da velleità di qualcuno. Stesso ragionamento per le elezioni provinciali: abbiamo sindaci tesserati e di area che benissimo potrebbero ricoprire il ruolo di presidente della Provincia: non ci accontenteremo di soluzioni raffazzonate per mettere tutto dentro”. Parole che bocciano il progetto di allargamento che pure qualcuno dal centrodestra, in accordo con elementi civici, sta provando da settimane a mettere in campo, facendo leva sul poco appeal che emana la partita elettorale di Palazzo Dogana così come riformata dalla Legge Delrio e sulla possibilità di tenere dentro i comuni medi governati da elementi non partitici (Lucera, Cerignola, anche San Severo in qualche modo).

E’ evidente che lo stop di oggi costituisce anche lo stop ai tentativi di giocare la stessa partita domani, al Comune di Foggia, in un bailamme centrodestra/centrosinistra che già serpeggia in alcuni ambienti cittadini. Per tornare alla Provincia, il 10 ottobre dovranno presentarsi le candidature a presidente e il Pd nomi da spendere ne ha: c’è il sindaco di Monte Sant’Angelo, Pierpaolo D’Arienzo, quello di Vieste, Giuseppe Nobiletti, il sindaco di San Marco in Lamis Michele Merla o quello di Carpino, Rocco di Brina (pare che non disdegni la partita anche Angelo Riccardi, che però cumula in capo a sé già l’incarico prestigioso di presidente Asi, non dovrebbe esserci compatibilità). Ma a pesare dieci volte tanto saranno i voti di Foggia: se ci si chiude lì in un accordo, è finita.

“Stiamo insieme o no? Voglio capirlo” la domanda che Piemontese avrebbe rivolto al convitato di pietra Di Gioia nel corso della riunione dem. Questa settimana sarà decisiva. Domani il centrodestra si appresta a tirare fuori il suo nome. Sarà la cartina di tornasole della roulette russa che si sta giocando in quell’area. E, evidentemente, della lealtà dei civici all’alleato dem.

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