Tra promesse di voti e tradimenti nell'urna, al via le elezioni "fantasma" per i foggiani

Sono iniziate questa mattina le operazioni elettorali per il rinnovo del consiglio provinciale. Fuori i cittadini, gli amministratori si votano tra loro. Senza programmi nè prospettive

Sono partite questa mattina alle 8.00 le operazioni di voto per il rinnovo del consiglio provinciale di Foggia, e proseguiranno fino alle 20.00. Subito dopo ci sarà lo spoglio. Entro mezzanotte dovrebbe esser chiara la nuova geografia dell’assise di Palazzo Dogana. Due fasi per le elezioni degli organi provinciali: lo scorso ottobre toccò al presidente, stavolta ai consiglieri. Effetti della stramba e dannosa Legge Del Rio, che ha trasformato l’ente di Piazza XX settembre in istituzione di secondo livello.

E di “secondo livello” è anche il meccanismo elettorale. Alle urne, infatti, non sono chiamati i cittadini, bensì gli amministratori dei 61 comuni di Capitanata, ciascuno dei quali ha in tasca un voto con un determinato peso specifico, in base alla fascia in cui ricade il Comune di provenienza: si va dai piccoli centri dei Monti Dauni e del Gargano, che valgono una manciata di voti, a salire man mano che sale la popolazione residente. Ovvio, in questa strampalata ripartizione (come se un amministratore di Panni valesse meno di un amministratore di Foggia), a “pesare” di più sono certamente il Comune capoluogo (con i suoi 712 voti ponderati per ciascun consigliere), seguito dagli altri comuni della cosiddetta pentapoli: San Severo, Manfredonia, Lucera, Cerignola (288 voti ponderati a consigliere).

In questa tornata il numero complessivo di aventi diritto al voto è pari a 791, di cui 733 consiglieri e 58 sindaci. Non votano gli assessori. Sei invece le liste in campo, dopo l’esclusione di Iniziativa Democratica. Le riepiloghiamo seguendo il posizionamento venuto fuori dal sorteggio: Partito Democratico (lista 1), Direzione Italia (lista 2), Udc (lista 3), Impegno per la Capitanata (si tratta della Lega, lista 4), Forza Italia (lista 5), Capitanata civica (lista 6).

Di fronte ad una siffatta ripartizione, ipotizzare la prossima geografia consiliare sarebbe esercizio alquanto semplice (basta mettere insieme “fede politica” di ciascun amministratore e il suo voto ponderato), ma rischia di risultare eccessivamente semplicistico. Come accade ad ogni tornata elettorale, il momento del voto scatena “appetiti” ed accordi fino a poco prima imprevedibili, viene utilizzato per giocare altre partite e per consumare redde rationem interni. Partite nelle partite. Nulla è come si pensa. O meglio, non tutto. Per i candidati si preannunciano sorprese nell’urna. Non necessariamente positive. Con riflessi che rischiano di invadere anche altre sfere politico-partitiche: un classico della politica, che utilizza l’urna per lanciare altri messaggi e consumare altri processi a latere.

Un “mercanteggiare” di voti che, come sempre, lascia miseramente sullo sfondo programmi, territorio, prospettive. Perché in questa campagna elettorale sotterranea, fatta di incontri e conciliaboli, ai cittadini non resta niente: nessuno che si sia rivolto loro per illustrare quale sarà il suo impegno. Nessuno che lo abbia fatto neanche con l’amministratore di turno per convincerlo a votare per tizio piuttosto che per Caio: si vota o per fede partitica (e guai se così non fosse, i voti sono facilmente identificabili) o per interessi e lo sguardo rivolto già alle prossime competizioni elettorali. Meno per amicizia.

E’ ovvio che a fare la parte del leone è il Comune di Foggia, dove ancora in queste ore è in corso un mercanteggiare di voti. Sui nomi degli eletti potrebbero preannunciarsi soprese, a seconda di quanti devieranno nell’urna dalla destinazione di partenza.

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