Il capolavoro del centrosinistra foggiano: in un mese si "mangia" due candidati sindaci e piomba nel caos

Dopo aver "bruciato" Cavaliere, sconta il ritiro della candidatura di Fabio Porreca. Partiti in panne. Tra proposte di primarie e nomi della ultim'ora, la coalizione fatica a trovare una quadra

Il centrosinistra ha deciso di perdere? Probabilmente. Fatto fuori anche il secondo candidato, Fabio Porreca (la notizia, che ha preso a circolare ieri sera ma che sembrerebbe vecchia di due giorni), ritiratosi per “assenza di unità sul suo nome” attesi i mal di pancia tanto nei partiti piccoli quanto in parte del Partito Democratico, lo spaesamento è forte da quelle parti. “Non si sa nulla”. “C’è grande confusione sotto il cielo”, i commenti che si rincorrono in mattinata. La riunione di coalizione convocata per il pomeriggio e che avrebbe dovuto partorire un nome condiviso, sarebbe saltata. Da quella condivisione si è molto lontani.

“Una rinuncia presuppone che vi sia stata una decisione” liquida l’assessore regionale Leonardo Di Gioia. La verità è che due decisioni vi erano ed ambedue allo stato sono state bruciate: Pippo Cavaliere e Porreca, appunto. A meno che non si voglia immaginare un Cavaliere che torni “spendibile” dopo non esserlo stato più nei giorni scorsi, a favore del presidente della Camera di Commercio. “Servono nomi nuovi, che non hanno mai amministrato” il refrain che ha accompagnato il declassamento a “secondo” di Cavaliere, persona autorevole e di spessore, la cui “spendibilità” si è riusciti a compromettere a cause di divisioni, risse interne, veti degli “zerovirgola”, partite nelle partite. Bel lavoro.

Porreca, dal canto suo, che già si invitava a smarcarsi dall’eccessiva “presenza” dei due maggiorenti della coalizione, Raffaele Piemontese e Leonardo Di Gioia, costruendo una sorta di “modello Abruzzo”, dal basso con mani libere, ha mollato prima della designazione ufficiale. Facile intuire perché.

Non è mai decollata ufficialmente la proposta Antonio Russo, Acli, dei soggetti di sinistra. Mentre si fanno avanti le idee più disparate in questo momento di confusione massima: dalle primarie avanzate dai soggetti più piccoli (tra chi? In che tempi? Alle elezioni mancano 100 giorni) ad un Pd che pare stia tornando a guardare il suo ex candidato sindaco Augusto Marasco, o, al limite, la sua segretaria provinciale, Lia Azzarone. Figure che non allargano, ma politiche, se non altro. Da piazzare sul tavolo, per giungere a sintesi.

Cosa resta? Di certo il diktat di Emiliano, che ai due assessori ha imposto di “non dividersi” in vista delle (sue) elezioni regionali. Era difficile immaginare ad inizio anno, quando il nome pareva essere sul punto di essere pronunciato da Di Gioia in una conferenza stampa ad hoc, un simile caos. Ma il centrosinistra, a dividersi, ci riesce sempre. 

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