Foggia 'in Europa con Furore', ecco il candidato cinquestelle che lavora da 'anti-Salvini': "Ecco cosa farò per il Sud"

Intervista a Mario Furore, candidato foggiano del M5S alle elezioni europee 2019. Tanti i temi trattati, dall'economia ai migranti, dalla mafia allo stato di salute del Movimento

E’ l’unico foggiano in corsa per le elezioni europee e potrebbe essere anche il primo a sedere tra gli scranni di Bruxelles. Mario Furore, 30 anni, attivista del Movimento 5 stelle dal 2012, candidato nella Circoscrizione Sud, è uno di quei profili senza troppi peli sulla lingua, capace di riconoscere i limiti del Movimento ma anche di attaccare la Lega senza sconti. “Forse sono l’unico che lo ha fatto sin dal 4 marzo scorso” rivendica, sottolineando la sua coerenza. “Nessuno deve rimanere indietro” lo slogan di Furore, una sorta di anti-Salvini del Sud’ che ha deciso di mettersi in gioco quando la partita si è fatta più difficile e complessa, consapevole che è lì, in Europa, che si gioca il futuro delle politiche migratorie, del Paese, del Mezzogiorno, delle loro economie. Su di lui Luigi Di Maio pare scommettere molto se è vero che su tre appuntamenti previsti in Puglia, due sono in Provincia di Foggia: il prossimo 12 maggio il vicepremier sarà in mattinata a San Giovanni Rotondo e nel pomeriggio a Foggia, in Camera di Commercio, per incontrare gli operatori agricoli e “avviare un filo diretto con loro”. “La prossima legislatura europea sarà fondamentale”.

Perché, Furore?

Per tante ragioni. Tra queste c’è la discussione sul prossimo settennale dei fondi Pac per agricoltura e pesca. Il nostro programma prevede il coinvolgimento continuo e costante degli operatori. Partiamo da Foggia, capitale agricola. Luigi Di Maio verrà qui ad ascoltarli. Anche perché sono tante le richieste e le lamentele che ci pervengono. C’è scontento diffuso per la gestione fatta dalla Regione Puglia.

E’ una critica all’assessore Leonardo Di Gioia?

Ha lavorato  malissimo coi Psr, sono stati un totale fallimento. L’Agricoltura è il settore messo peggio. E gli agricoltori sono in ginocchio perché vi avevano investito dei soldi. Non si può dare sempre la colpa all’Europa, per quanto il mio motto sia “Europa sì ma non così”.

Come si cambia?

Noi andremo a costituire un nuovo gruppo, oltre Pse e Ppe, che farà da ago della bilancia tra le forze euroscettiche e quelle europeiste a tutti i costi. Voteremo sulla base degli interessi del nostro Paese. Come assegnare le risorse, come migliorare la qualità di vita dei territori, come sviluppare meglio i fondi di coesione per eliminare il gap Nord –Sud. Fondamentale sarà il lavoro sulla rendicontazione svolto dall’agenzia di coesione voluta dal Ministro Lezzi per non perdere neanche un euro.  E poi…

Dica.

Sono al vaglio misure per mettere l’UE in connessione diretta con gli enti locali, senza intermediazione regionale. Può immaginare quanto diventi ancora più importante il ruolo dell’europarlamentare. Per esempio in UE giace una proposta sulla tutela del made in respinta dai paesi come la Germania, che favoriscono i grandi colossi. Io nei mei dieci video realizzati per far conoscere le mie idee per l’Europa lo dico: sono al fianco delle piccole e medie imprese.

Ovviamente per realizzare le cose bisogna andarci in UE. E per andarci ci vuole il consenso. Come stiamo messi al Sud? La Lega pare allargarsi a macchia d’olio in un territorio che era vostro fondamentalmente.

La Lega al Sud ha fatto incetta di transfughi di altri partiti di destra e sta godendo del travaso di voti. Non li prende da noi. Io credo che il voto eventualmente perso dai cinquestelle finisca nell’astensionismo. E’ lì che dobbiamo andare.

Quindi siete in calo?

Non le so fare una stima ma non credo. A parte che politiche ed europee non possono essere messe a confronto, le elezioni UE vedono anche una disaffezione più ampia dell’elettore. Credo comunque che il nostro consenso da queste parti resti molto forte. I cittadini sanno che 8 misure su 10 varate dal governo sono nostre. Salvini parla solo di migranti perché ha capito che così prende voti. Ma alla lunga il bluff viene fuori. Cominci a parlare di mafia e di ‘ndrangheta. E lasci stare il regionalismo differenziato perché noi il Sud lo difenderemo con le unghie e con i denti.

E’ Ministro del vostro governo.

Appunto. Io sono sempre stato tra i pochi a dire come la pensavo sulla Lega. Conosco il personaggio e non mi fido. Anche perché non mi è chiaro se voglia realmente risolverle le problematiche.

Cioè?

Si metta a lavorare e faccia di più. La mafia non è più̀ un fenomeno locale che riguarda solo l'Italia, ma travalica i confini nazionali per investire tutti gli Stati membri dell'Unione. Noi, tra le altre cose, chiederemo di introdurre nel diritto europeo il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, sulla falsariga dell’articolo 416bis del Codice Penale italiano: la Lega? Andiamo al tema migranti.

Andiamo.

E’ vero che l’Italia è stata lasciata da sola e che dobbiamo entrare nell’ottica che chi entra nei confini italiani, entra nei confini europei. Però c’è anche un altro tema: la redistribuzione dei migranti può avvenire solo in presenza di una collaborazione degli altri Paesi. Però, guardi un po’, la Lega si allea in UE con Orban e Le Pen che ci voltano le spalle su questo. Le sembra un atteggiamento coerente?

Dica lei.

Fai il gradasso in Italia, alimenti muri sociali che non vanno bene, e comunque non risolvi la questione in Europa. Perché quei paesi con cui ti allei poi sono i primi che non ti aiutano. Allora, Salvini, lo vuoi risolvere davvero ‘sto problema? Il voto del 26 quindi è più politico di quel che si pensi. Toccherà a noi lottare per una riforma vera e non ipocrita del Regolamento di Dublino. Ma con umanità. Perché nessuno deve essere lasciato indietro. Stiamo parlando di essere umani.

Lo stiamo dicendo anche a Di Maio?

Di Maio è molto rispettoso del contratto di governo, è Salvini che non lo è.

Non sarebbe il caso di scindere le due figure, il capo politico e il vicepremier?

Il Movimento, al contrario di quel che si pensa, ha molta democrazia interna, stiamo facendo riunioni per l’apertura alle civiche, per legittimare dei referenti sui territori, su tanti temi, tutti in discussione.

Ma la sensazione è che non ve ne sia per niente. Poca democrazia e molta gerarchia. Chi si pone in dissenso, rischia l’espulsione.

Quando ti candidi, sottoscrivi delle regole. Non si firma solo per raggiungere una poltrona. Se il voto si decide a maggioranza, poi quella decisione si rispetta.

L’apertura alle civiche si farà?

Dipende dalle civiche. Se il civismo è quello di Leonardo Di Gioia, funzionale solo alle poltrone, che passa da destra a sinistra, anche no. Se invece parliamo di lista di eccellenze, allora sì. Il vero tema è la legge elettorale.

Dall’Europa a Foggia. Quarato quanto prenderà?

I dati sono incoraggianti. Ci vediamo al ballottaggio.

Ove così non dovesse essere, appoggerete Landella o Cavaliere?

Non daremo indicazioni. Sicuramente Foggia con l’ultima amministrazione è sprofondata sotto tutti i punti di vista.

Se non si arriverà al ballottaggio, non sarà un evidente calo rispetto a marzo?

Non sono dati confrontabili.

Ma avete preso il 50%.

Faremo un ottimo risultato.

Lei è stato ribattezzato “il Di Battista del Sud” considerata la stretta amicizia che vi lega. C’è in questa partita?

Per me c’è sempre stato, mi dà molti consigli. Alessandro è presenza costante e fondamentale per il movimento. 

Perché le politiche 2018 no e ora l’Europa sì?

Mi metto in gioco in una partita complessa e nel momento più delicato. Ma lo faccio convintamente perché sono consapevole di quanto l’Europa conti per i Paesi dell’Unione. Cambiando l’Europa aiutiamo l’Italia e il nostro mezzogiorno. Se cresce il Sud, cresce il Paese.

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