Sabato, 18 Settembre 2021
Elezioni comunali 2021 Cerignola

L'idea differente di politica e di visione di Sgarro. A "testa alta" ci riprova più convinto di 6 anni fa: "Al ballottaggio ci saremo"

Il centrosinistra viaggia diviso alle elezioni comunali del 3 e 4 ottobre a Cerignola reduce dallo scioglimento per infiltrazioni mafiose: "Questa spaccatura non è un congresso bis del Partito Democratico"

Tommaso Sgarro ci riprova, con le sue gambe. Non è più solo il figlioccio di Elena Gentile. A 39 anni, è il più giovane candidato sindaco di Cerignola alle elezioni comunali del 3 e 4 ottobre.

Lui e i suoi camminano a testa alta, come ama scrivere con un hashtag, anche perché "sotto le denunce che hanno portato allo scioglimento del Consiglio c'è il nostro nome e cognome". Il gruppo trainante della sua stessa generazione non voleva disperdere le "battaglie di questi anni", convinto più che mai di aver fatto un buon lavoro all'opposizione.

Partono con "lo stesso spirito del 2015, ancora più convinti, con qualche pelo bianco in più della barba e con molta esperienza in più sulle spalle". Nel curriculum di Sgarro c'è anche una parentesi da consigliere provinciale, poco esaltante ammette, considerati gli effetti sulle Province dalla legge Delrio. 

Sono cinque le liste della coalizione: Azione, Noi con Sgarro, Sgarro Sindaco, il Partito Animalista e Cerignola per il Lavoro. In tutto sono 107 candidati alla carica di consigliere comunale.

Sei anni fa, Tommaso Sgarro al primo turno aveva staccato di dieci punti percentuali Franco Metta e al ballottaggio è successo il contrario. "Venivamo da una situazione molto complessa: l'opposizione a Giannatempo non aveva brillato in Consiglio comunale per molti aspetti e c'eravamo detti comunque che comunque fosse andata avremmo lanciato le basi per la costruzione di una classe dirigente nuova".

All'epoca era ancora espressione del Pd, il partito che poi gli ha negato la tessera. Lui ce l'ha ancora legata al dito: "Mi era stata proposta su Bari e io non ho inteso farla, è questione di dignità politica", ripete oggi amareggiato.

Il centrosinistra viaggia diviso, con l'ex parlamentare e magistrato Francesco Bonito che dall'alto dell'altra coalizione non gli ha risparmiato bordate. Per il momento, Sgarro può compiacersi della prima piazza riempita ad un comizio, che di questi tempi è una iniezione di fiducia, per quanto lui non si stupisca più di tanto: "Siamo felici della risposta della gente ma è anche la logica conseguenza dei nostri comportamenti: in questi sei anni ci siamo sempre stati, abbiamo fatto il nostro dovere di rappresentanti istituzionali e siamo sempre stati in mezzo ai cittadini, quindi per noi non è una sorpresa. È una fotografia che, chiaramente, dà entusiasmo e ci fa dire che la nostra è una partita importante e che sicuramente raggiungerà il risultato atteso".

Sette candidati sono tanti, ma per Sgarro qual è l'avversario da battere?

In questo momento è la diffidenza delle persone nei confronti della politica, perché mi sto rendendo conto che c'è, più in generale, grande delusione. Rispetto agli avversari, invece, posso dire che è difficile in questo momento calibrare la competizione. L'unica cosa certa è che sicuramente noi saremo del ballottaggio.

Sui social pare stuzzicare in particolare Franco Metta che non sembra intenzionato a rispondere alle provocazioni. È così?

No, in realtà non stuzzico nessuno. Descrivo semplicemente la realtà dei fatti di questi anni perché poi sono da sempre convinto che le elezioni siano un giudizio sull'amministrazione uscente prima ancora che l'elezione di una nuova. E l'amministrazione uscente è stata mandata a casa dallo Stato un anno e mezzo prima e porta su di sé diversi fallimenti.

Come vede gli avversari?

Li vedo tutti figli della stessa epoca politica, tutti ancorati al passato, anche lenti in questa campagna elettorale che invece dovrebbe essere un po' più veloce perché arriva dopo la crisi della pandemia, rispetto alla quale ci sono tanti temi in campo che richiedono risposte. I cittadini avrebbero bisogno di un po' più di verve: mi sembra di capire che c'è poca voglia - per alcuni proprio nessuna - di confrontarsi. Metta anche sei anni fa è scappato davanti ai confronti, gli altri candidati puntano a parlarsi addosso.

Considerato il mancato accordo con le forze che sostengono Francesco Bonito e la spaccatura, avvertirebbe la responsabilità di aver contribuito alla condanna del centrosinistra nel caso dovesse perdere le elezioni?

Noi abbiamo fatto di tutto per provare a ricondurre a più miti consigli quello che è il centrosinistra degli assetti di potere, rispetto al centrosinistra degli elettori, dei militanti, delle persone che si riconoscono in una identità politica che è quella storica del progressismo cerignolano. Abbiamo provato in tutti i modi a rappresentare l'istanza di rinnovamento che avrebbe dovuto, secondo noi, caratterizzare la proposta del centrosinistra unito. Ci è stato imposto un nome che abbiamo rifiutato, la reazione è stata veemente con un'uscita di fuoco da parte del candidato del Pd nei nostri confronti - io sono stato additato come nemico della città al pari del sindaco mandato a casa dallo Stato - e questo ci ha confermato che non c'era alcuna possibilità di dialogo. E siccome abbiamo sempre detto che l'unità non è una petizione di principio ma una pratica politica, ci sembrava anche offensivo nei confronti degli elettori immaginare che ci fosse un'unità di facciata che poi non porta da nessuna parte. Io sono, invece, molto fiducioso che gli elettori stiano capendo che la nostra era una proposta onesta intellettualmente, che non si basava su questioni anzitutto personali e meramente interne al Pd. Questa spaccatura non è un congresso bis del Partito Democratico, è proprio una idea differente di politica e di visione di città. E io credo che su questo gli elettori si misureranno. In una situazione confusionaria com'è quella del centrosinistra pugliese non sono queste divisioni che influiscono sul risultato finale, quanto piuttosto la credibilità della proposta politica.

Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha esperito per caso un ulteriore tentativo per l'unità?

No, non sento Emiliano da tempo. È tutta una partita che si è consumata e bruciata sul tavolo cerignolano. Bontà loro, e adesso la parola agli elettori.

C'è ancora Elena Gentile?

No, Elena Gentile in questo momento fa il medico a Margherita di Savoia, con eccellenti risultati mi dicono pazienti cerignolani che vanno alle terme. Elena è sicuramente la persona dalla quale parte la mia carriera politica, devo tantissimo a lei. Dopodiché, questo è un gruppo che oggi è autonomo, forte. Sicuramente ha un grande debito politico nei confronti di Elena, però, come sempre nella vita, poi un figlio lascia la casa per farsi famiglia da solo. Sarà sicuramente una nostra elettrice nella cabina elettorale ma in questo momento è molto defilata dal percorso che stiamo facendo.

Perché scegliere Sgarro?

Perché nel 2021 c'è la necessità di una rigenerazione della classe politica locale che oggi ripropone gli stessi nomi che negli ultimi 20-25 anni hanno creato i danni che oggi sta subendo la popolazione cerignolana, sotto tutti i punti di vista. Non è una questione anagrafica, si tratta di poter immaginare dei volti nuovi che si assumano la responsabilità di portare finalmente questa città nel futuro, visto che sembra di essere fermi per i nomi che si fanno agli anni 90. Crediamo di avere le competenze, la capacità, adesso abbiamo anche credo una buona esperienza dal momento che abbiamo fatto un'ottima opposizione. Non ci si può lamentare che le cose non cambino se poi a gestirle sono sempre le stesse persone. Bisogna dare finalmente fiducia al futuro.

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