Elezioni comunali 2021

Effetto Coronavirus, in otto comuni i cittadini scelgono la continuità. Boom Metta, più forte dello scioglimento per mafia

Gli elettori della provincia di Foggia non lasciano la strada vecchia per la nuova: su 13 comuni chiamati alle urne, 5 sindaci restano in sella e tre sono espressione della continuità con la passata amministrazione

In 8 comuni della provincia di Foggia su 13 chiamati alle urne nella tornata del 3 e 4 ottobre gli elettori scelgono la continuità e si riaffidano al sindaco uscente o ad un suo adepto. Succede a Vieste con il bis di Giuseppe Nobiletti, a Candela con Nicola Gatta eletto per la terza volta consecutiva, a San Marco in Lamis con il secondo tempo di Michele Merla, ad Ascoli Satriano con la riconferma di Vincenzo Sarcone e ad Alberona con il secondo mandato di Leonardo De Matthaeis. Loro restano in sella.

A Zapponeta un Vincenzo Riontino da record ricompensa la fiducia dell'uscente Vincenzo D'Aloisio che dopo un solo mandato ha ceduto il posto al suo vice. A Casalnuovo Monterotaro dopo 15 anni di Pasquale De Vita il suo gruppo è promosso di nuovo con Pasquale Codianni che era stato suo assessore. A Sant'Agata di Puglia il progetto di Sant'Agata nel 2000 ha superato anche questa volta il giudizio delle urne con Pietro Bove sindaco, espressione del gruppo politico dell'ex, Nicola Lasalvia. Dall'altra parte c'era comunque l'ex vicesindaco, che aveva contribuito, però, a mandare a casa l'amministrazione, beffato per 17 voti. Alla rovescia, il risultato della lotta speculare tra due ex vice della stessa giunta a Panni ha premiato, in questo caso, il candidato dei dissidenti, Amedeo De Cotiis, che si prefiggeva il "cambiamento vero".

Si può aggiungere al novero dei centri che hanno scelto di non lasciare la strada vecchia per la nuova Lesina: dopo più di un anno di stop forzato, Primiano Di Mauro, ex vice sindaco che era stato comunque il frontman dell'ultima amministrazione mandata in liquidazione anche con la sua firma, ora indossa la fascia tricolore e il comune lagunare torna baluardo della Lega.

L'effetto Coronavirus

I sindaci della pandemia hanno superato l'esame e, probabilmente, la gestione dell'emergenza Covid è uno dei fattori che ha contribuito alla rielezione, anche grazie al rapporto instaurato tra i cittadini e gli amministratori. L'indicazione era già arrivata dalle Regionali. Al contrario, sembra aver influito negativamente sulle opposizioni, che in alcuni casi non sono state in grado di strutturarsi fino a dissolversi agli occhi degli elettori. L'effetto Coronavirus si è fatto sentire anche sulla capacità di penetrazione dei partiti tradizionale, che appaiono sempre più marginali. Il distanziamento sociale ha probabilmente contribuito ad acuire anche le distanze con la gente. Il differimento delle elezioni, in conseguenza della pandemia, poi, ha allungato la vita dei sindaci, concedendo oltre cento giorni in più agli uscenti a ridosso della campagna elettorale.

Le coalizioni sempre più liquide del civismo

Il centrosinistra non ha proprio nulla da rimproverarsi in provincia di Foggia. A parte il dato meramente numerico delle sei bandierine che può piazzare il Pd, compreso il ballottaggio a Cerignola, il vicepresidente della Regione Puglia Raffaele Piemontese si prende una bella soddisfazione a San Marco in Lamis, esulta per Matteo Vocale a San Nicandro e per quanto forse non fosse tra i primi tifosi dell'alleanza giallorossa deve ammettere che ha funzionato archiviando una tradizione di centrodestra, e si compiace per la riconferma di Giuseppe Nobiletti nella regina del turismo pugliese. Ed era lì che voleva volare.

I Cinquestelle ce l'hanno messa proprio tutta e hanno portato i big Luigi Di Maio e Giuseppe Conte a infiammare le piazze dell'accordo che, per ammissione dell'europarlamentare M5S Mario Furore, senza l'insistenza della parlamentare Marialuisa Faro a San Nicandro non sarebbe nato. Dopo il verdetto, i grillini hanno rivendicato l'indicazione di Vocale, "ex dem".

Per completezza di informazione, e per dare a Cesare quel che è di Cesare, a San Nicandro Garganico la lista del Pd ha totalizzato 2037 voti e quella del M5S è arrivata a 732. Se a Cerignola il candidato del centrosinistra Francesco Bonito non avesse agguantato il ballottaggio, probabilmente, col senno di poi, le valutazioni sull'esperimento Pd-M5S sarebbero state diverse.

Niente da fare a Lesina, dove però il centrosinistra dopo la crociata no quorum di un anno fa, ha quantomeno provato a confezionare una alternativa, proposta che però non ha convinto. Annotazione a margine del successo leghista, Lesina Azzurra aveva già da tempo recuperato alla sua causa anche pezzi del centrosinistra, basti pensare all'ex vice sindaco di Pasquale Tucci Vincenzo Marotta. Anche nella coalizione a sostegno di Matteo Vocale, per la cronaca, quella Forza San Nicandro che richiamava il simbolo di Berlusconi era espressione proprio dei dirigenti azzurri che avevano abbandonato Forza Italia disconoscendo le indicazioni del partito. È la coalizione alla Emiliano o, come la chiama lui, la coalizione della Puglia.

Fratelli d'Italia a livello regionale si bea di essere forza trainante della coalizione di centrodestra e festeggia i sindaci di Celenza Valfortore, Massimo Venditti, e di Panni, Amedeo De Cotiis, per quanto quest'ultimo fosse sponsorizzato anche dal consigliere regionale dei Popolari 'Mauro Vizzino' e dall'ex consigliere regionale Pino Lonigro. Liste e coalizioni sono sempre più liquide anche nel centrodestra, come a Candela, dove Nicola Gatta ha decisamente allargato i confini fino a includere un po' tutte le forze. Ormai sotto le spoglie del civismo si mescolano i colori, specie nei piccoli comuni dove i partiti possono sparire.

Il centrodestra prende la vera batosta a Cerignola, dove i principali partiti racimolano 2720 voti in quattro. Forza Italia con 409 preferenze espresse non arriva nemmeno ai voti che da solo ha preso un suo ex, Francescopaolo Vitullo, candidato sindaco nel 2015, oggi nella lista di Metta sindaco, arrivato a 738 voti.  

A Vieste e Alberona il consenso legittima la vittoria dei sindaci con la civetta

Ad Alberona e Vieste i sindaci uscenti avrebbero vinto anche senza il trucchetto. Si erano inventati un avversario per non incappare nella tagliola del quorum, abbassato da un decreto legge per l'emergenza Covid al 40% nei comuni sotto i 15mila abitanti, in caso di lista unica. A Vieste si è recato alle urne il 48,74% degli aventi diritto, ad Alberona il 44,29%. In più, altra condizione per la validità dell'elezione, più del 50% degli elettori ha votato il candidato 'vero' (il 99,12% ad Alberona e il 98,78% a Vieste).

Sul Gargano, c'erano gli occhi indiscreti di una civetta, stilizzati nel simbolo di Civì - Civica Vieste, capeggiata da Gianluca Citoli, nato a Torino ma residente a Vieste da oltre un decennio, che gestisce un lido balneare da vent'anni. "La mia candidatura servirà per evitare che il paese possa essere commissariato con conseguenze molto gravi per la comunità", aveva scritto a chiare lettere, esprimendo ragioni di cui non aveva fatto mistero il sindaco che si è ripresentato con la lista Vieste sei Tu.

Sui Monti Dauni, Leonardo De Matthaeis, aveva optato per una lista amica altrettanto facilmente identificabile, con moglie, figlio, e futura nuora in testa. Tornano a governare con una maggioranza bulgara, senza opposizione in Consiglio comunale, per quanto la lista di Berenice Cilenti con 4 voti avrebbe preso comunque 3 seggi, e Civì ne avrebbe presi addirittura 5 con 76 voti, tanto per capire come funziona il sistema. Il consenso legittima le due vittorie facili e spazza via le polemiche.

Sindaci senza rivali

Vincenzo Riontino, nuovo sindaco di Zapponeta, festeggia una vittoria plebiscitaria con il 91,36 percento pari a 1.956 voti su 2526 elettori. Eletto a furor di popolo. Il suo avversario Giuseppe Riontino, parente alla lontana e già all'opposizione nella passata consiliatura, incassa solo 185 voti ma 4 seggi, la metà di quelli assegnati alla lista che ha vinto.

A San Marco in Lamis, Michele Merla, insidiato da 4 avversari, staccando di 11 punti il secondo arrivato dimostra che non ce n'è per nessuno. In tre, Antonio Turco, Tiziano Paragone e Angelo Cera si attestano tutti intorno al 20%, dimostrando che, forse, per battere il sindaco uscente, era davvero necessario unire le forze. Cera senior, per la cronaca, non intende ritirarsi a vita privata e promette di "rappresentare, insieme ad altri consiglieri comunali, la maggioranza dei sammarchesi" all'opposizione.

A Candela, Nicola Gatta non concede all'avversario nemmeno l'onore delle armi. Nino Santarella ha dato filo da torcere al sindaco uscente, suo ex delfino, peccato solo per qualche caduta di stile in una campagna elettorale piuttosto concitata, che ha visto contrapposti, però, due politici di razza. L'attuale presidente della Provincia di Foggia, dieci anni fa promosso da suo vice a successore, godeva di un ampio sostegno e tifo anche fuori dai confini territoriali, e ha battuto l'avversario con il 71,28%. Idem ad Ascoli Satriano, dove il maresciallo Pio Rolla non può nulla contro Vincenzo Sarcone che totalizza 2.519 preferenze, e cioè il 75,83%.

Per un pugno di voti

A Sant'Agata di Puglia 17 voti decidono la partita, a scapito dell'imprenditore Andrea Del Vento, ex vice sindaco campione di preferenze. Con 670 voti Pietro Bove è il nuovo sindaco espressione del gruppo Sant'Agata nel 2000. A Panni, per 34 voti sfuma il sogno di Danida Mansolillo: sarebbe stata la più giovane sindaca della Provincia di Foggia e della Puglia con i suoi 28 anni. Era l'unica donna candidata alla carica in Capitanata. Amedeo De Cotiis ha avuto la meglio sul gruppo dell'ex sindaco Pasquale Ciruolo. Zero voti per le due liste 'fantasma' Panni al Centro e L'Altra Italia.

Il premio coraggio

A Lesina, Primiano Di Mauro ha inseguito il successo elettorale, "testa e cuore", nonostante la delusione di un anno fa, quando per 59 elettori mancanti all'appello l'elezione era stata invalidata. Divenne un caso nazionale, ma lui ha continuato a metterci la faccia, senza sottrarsi quando altri forse si sarebbero eclissati, e non si è arreso. Il partito di appartenenza, la Lega, non lo ha lasciato a piedi e ha continuato a scommettere su di lui e con lui. Alla fine ce l'ha fatta e il risultato gli ha dato ragione.

Il caso Cerignola

Nel 2015, al primo turno, Franco Metta aveva collezionato 9.371 preferenze con sei liste (quella con la performance peggiore arrivò a 611 voti), nel 2021, come se nulla fosse, con tre liste di cui una azzoppata dallo scandalo di Candidopoli che ha preso 129 voti appena, è arrivato al 29,77%, sarebbe a dire 7.484 crocette (i dati non sono definitivi, mancano ancora due sezioni). Meno di duemila voti di scarto: una perdita quasi fisiologica più che una reale incidenza dell'effetto scioglimento per infiltrazioni mafiose.

Un Francesco Bonito corsaro riesce ad arrivare secondo ma a più di 1600 voti di distanza. Anche qui, il Pd è il primo partito con 2.136 voti, l'alleato di fede giallorossa si ferma a 441 preferenze, dietro Con Emiliano (989) e Senso Civico per Cerignola (740). Il fuoriclasse è Tommaso Sgarro con 5.441 voti. Supera la coalizione di Antonio Giannatempo a 4.623 voti, disfatta dei partiti del centrodestra.

Difficile pronosticare i risultati di eventuali accordi, perché non è un semplice calcolo aritmetico. Il segreto dell'ex sindaco Franco Metta pare si racchiuda in una frase che fa il giro della città, a volte sussurrata, e che recita più o meno così: "Almeno lui ha fatto qualcosa". E così, si è materializzato un presentimento di tanti: il vero avversario da battere era lui.

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