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Post Iaccarino, il centrodestra col cerino in mano prova a raccogliere i cocci: idea Ventura o Soragnese per la presidenza

Sfuma l'ipotesi delle larghe intese. Il presidente del Consiglio comunale di Foggia, con tutta probabilità, sarà espressione della maggioranza. E dopo il caso Iaccarino, all'ordine del giorno c'è la questione 'Popolari per la Puglia'

Lucio Ventura e Concetta Soragnese

La maggioranza rimane col cerino in mano per il post Iaccarino. I cocci sono i suoi. Sembra tramontare l'opzione delle larghe intese, accarezzata quando partiti, indipendenti e civici non nutrivano particolari appetiti. Con tutta probabilità, il prossimo presidente del Consiglio comunale di Foggia sarà espressione della maggioranza, come vuole la regola, provando però a superare la logica delle spartizioni.

E parte la tocca. Vietato sbagliare. Potrebbe persino essere difficile trovare qualcuno disposto ad assumersi questa responsabilità, ora come ora, con gli occhi addosso di tutta la città. I partiti vorrebbero chiudere entro sabato, e presentarsi la settimana prossima con una intesa di massima, senza ridursi agli ultimi giorni, venti da regolamento.

Il toto-nomi

Il saggio Lucio Ventura, consigliere comunale di Destinazione Comune, forza civica, fin qui è il nome più accreditato. Politico di esperienza, conoscitore del regolamento, potrebbe incarnare il ruolo di garanzia. Ma il tentativo più coraggioso che si starebbe provando ad esperire sarebbe quello di svoltare con una donna: Concetta Soragnese, consigliera comunale della Lega, figura che potrebbe essere largamente condivisa. Rappresenterebbe una ventata di freschezza e potrebbe restituire una nuova immagine dell'istituzione uscita piuttosto malconcia da questa storia.

Forza Italia non avrebbe chance di riprendersi la casella, e Raffaele Di Mauro, per la verità, non ha mai coltivato troppe velleità. Non ha ceduto al pressing delle ultime ore nemmeno il consigliere di Fratelli d'Italia Bruno Longo, altro politico di lungo corso. Peraltro, se avesse accettato, probabilmente avrebbe definitivamente chiuso le porte al genero Claudio Amorese.

Sarebbe stata scartata anche l'opzione di Giulio Scapato, pur essendo addirittura nei desiderata, resterebbe comunque vice. Si era già tirato fuori uno dei profili considerati più aderenti, anche a detta di qualche collega, in grado di soddisfare il requisito di terzietà, il consigliere comunale Leonardo Di Gioia.

E le opposizioni stanno a guardare

Il Pd ha alzato le barricate e così, se pure si dovesse convergere su uno dei vicini di banco, la presidenza non sarebbe espressione della minoranza. "Non siamo disponibili ad alcun tipo di ragionamento", ripete oggi la consigliera comunale e segretaria provinciale del Partito Democratico Lia Azzarone. Mai con Landella. Quando circolava proprio il suo nome, il gruppo consiliare aveva già chiuso al dialogo. Taglia corto l'ex candidato sindaco della coalizione di centrosinistra, Pippo Cavaliere, riformulando il concetto espresso pochi giorni dopo le famigerate pistolettate di Capodanno, quando erano già partiti i pronostici: "Non credo proprio che ci siano i presupposti per un coinvolgimento delle opposizioni su questa questione".

"Sinceramente non abbiamo idea di quello che succederà", ammette il capogruppo del M5S Giuseppe Fatigato. I pentastellati non si erano espressi ufficialmente ma non avrebbero problemi a indicare insieme al resto della minoranza un nome che potrebbe andare bene per tutti. "Se la giocheranno in casa", secondo le previsioni del portavoce grillino che sente di escludere i Popolari Pugliesi dal toto nomi, "per logica".

Il suo sillogismo deriva probabilmente dai rumors sui malumori nella coalizione. Di certo hanno portato un po' di scompiglio. Raffaele Fitto in persona avrebbe manifestato il suo disappunto, rammaricato peraltro che un candidato del pumo sia passato con Stea, e lui stesso avrebbe cercato di appurare se Landella fosse estraneo all'operazione. Fratelli d'Italia potrebbe alzare la posta in gioco. I meloniani sarebbero ancorati alla posizione originaria, rivendicando il loro ruolo di protagonisti nel governo della città. Quanto al presidente, però, convengono sulla necessità di una figura che metta d'accordo tutti, impeccabile dal punto di vista istituzionale. 

C'è da scommetterci che il nuovo gruppo composto da Massimiliano Di Fonso, Pasquale Rignanese, Antonio Capotosto e Danilo Maffei avanzerà una sua proposta, anche in virtù della sua natura moderata, se non addirittura pretese rivangando i consensi di Max Di Fonso, il più suffragato.

Il summit

La costituzione del nuovo gruppo consiliare dei Popolari per la Puglia e l'elezione del presidente del Consiglio comunale saranno al centro di un incontro del centrodestra a Palazzo di Città in programma nel pomeriggio di mercoledì 3 febbraio. Il sindaco Franco Landella rischia già di scontentare qualcuno, proprio come accadde in occasione dell'ultimo mini rimpasto: ha convocato solo i partiti senza tenere in debita considerazione, ad esempio, il gruppo Misto, composto dagli indipendenti Alfonso Fiore e Amato Negro. Di questo passo, l'ex leghista Fiore potrebbe diventare un battitore libero e votare secondo coscienza, per quanto finora sia rimasto fedele alla linea, rischiando di incerottare di più la maggioranza.

Nella riunione si comincerà a scandagliare la maggioranza a caccia del papabile presidente ma si cercherà anche di chiarire la posizione del nuovo gruppo, perché i colleghi vogliono capire con precisione dove si collocano.

Un affare di tutti

A confidare ancora nel coinvolgimento di tutte le forze politiche è l'altro consigliere grillino Giovanni Quarato. Vorrebbe che la minoranza avesse voce in capitolo. "Vorrei che l'opposizione dicesse la sua, poi quasi sicuramente non verremo ascoltati, però almeno ci avremo provato". 

Smentisce contatti perché, tanto per cambiare, era circolato anche il suo nome per la presidenza."Non ho ricevuto alcuna chiamata. Non c'è niente di vero e di concreto. È chiaro che in astratto può fare anche piacere. Mi auguro sempre, al di là dei nomi, che si avvii un percorso diverso. Il punto è come si arriva al nome, forse più importante del nome stesso. Più che altro perché poi, se ci si arriva in un certo modo, difficilmente facciamo gli errori del passato".

Avverte il peso della responsabilità della scelta del presidente che grava su tutto il Consiglio comunale, visti gli effetti degli ultimi accadimenti sull'opinione pubblica. "Siamo tutti in qualche modo coinvolti. Sinceramente mi auguro che si arrivi ad una scelta condivisa, anche se la vedo molto difficile". Per lui, sulla indicazione giusta dovrebbero convergere almeno i 4/5 del Consiglio.

Sembra non disdegnare l'incarico, che andrebbe chiaramente sottoposto alla trafila dei Cinquestelle, che potrebbero valutarla e prenderla in considerazione solo se fosse frutto di un percorso. "Non deve essere la presidenza di una parte. Se dovesse essere concessa per passare in maggioranza, la risposta sarebbe negativa".

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