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Maggioranza litigiosa sulla successione di Iaccarino: nel centrodestra malconcio non si rinuncia al manuale Cencelli

Difficile superare la logica delle spartizioni. Fratelli d'Italia si arrocca sul principio della casella da liberare. Il tema del riassetto di Giunta non è archiviato. E i recenti scandali passano in secondo piano

Il centrodestra si avvita sull'indicazione del candidato presidente del Consiglio comunale di Foggia, nonostante tutti i guai che si sono sommati e gli scandali inanellati, considerati evidentemente alla stregua di calamità naturali.

Ieri sera, la sede foggiana del partito di Fratelli d’Italia ospitava un altro summit. C'era da immaginarsi che la maggioranza provasse a prendere il toro per le corna, aprendo una riflessione a caldo, poco più di 24 ore dopo la notizia dell'arresto del consigliere Bruno Longo. E invece, era l'ennesima riunione di capigruppo e partiti incentrata sulla successione di Leonardo Iaccarino (si vota il 15 febbraio). La prova è che il sindaco Franco Landella non abbia varcato il portone di via Matteotti. Dal principio, si è tirato fuori e ha chiesto di non essere coinvolto nelle trattative, per preservare il suo ruolo e, piuttosto, ha responsabilizzato le forze politiche, affinché trovassero la quadra rinunciando ad applicare la mera logica delle spartizioni. Ma è difficile abbandonare il caro vecchio Manuale Cencelli.

Hanno suonato al citofono, alla spicciolata, Raffaele Di Mauro, capogruppo e commissario provinciale di Forza Italia, il segretario cittadino della Lega Antonio Vigiano e il capogruppo Salvatore De Martino, Alfonso Fiore del Gruppo Misto e Luigi Fusco di FdI. Almeno tre quarti d'ora più tardi si è palesato anche Franco Di Giuseppe che, formalmente, ha lasciato le redini del partito a dicembre, ma era intuibile che non avrebbe fatto mancare il suo apporto in termini di esperienza e autorevolezza. Solo più tardi saliranno anche Giandonato La Salandra, coordinatore di Fratelli d'Italia in provincia di Foggia, assieme al consigliere regionale Giannicola De Leonardis, uno dei maggiorenti del partito. Gli altri Fratelli d'Italia, praticamente al completo, erano già al primo piano, compresa la consigliera comunale Erminia Roberto. Il primo a lasciare la riunione, convocata alle 18, è stato il meloniano Gino Fusco.

Bocche cucite all’ingresso e all’uscita, anche semplicemente sulla tenuta della coalizione. Di certo, i toni dopo un’oretta si sono alzati e sono diventati piuttosto accesi. A giudicare dalle presenze, era una riunione ristretta al perimetro del centrodestra. Non hanno partecipato i Popolari Pugliesi. E qui occorre fare una precisazione: pare si operi un distinguo tra incontri di maggioranza e di centrodestra. I consiglieri Pasquale Rignanese, Massimiliano Di Fonso, Antonio Capotosto e Danilo Maffei da poco migrati nel gruppo che fa riferimento all’assessore regionale al personale della Giunta Emiliano Gianni Stea, rispettando il mandato ricevuto dall'elettorato, continuano a sostenere Franco Landella. Sono alleati, ma i colleghi li percepiscono con una forza ibrida. Motivo per cui, l'orientamento, soprattutto per i padroni di casa, sarebbe di coinvolgerli nelle riunioni della maggioranza ma non convocarli per quelle del perimetro del centrodestra come lo intendo loro. Gli inviti si complicano come a un matrimonio in epoca Covid. I Popolari, una volta estromessi dai tavoli, hanno fatto sapere, per bocca di Massimiliano Di Fonso, che le poltrone le lasciano a loro: "O ci misuriamo sui temi della città o si va tutti a casa"

Non alterano più di tanto l'entropia di un centrodestra che continua a dimostrarsi piuttosto litigioso, anche quando oggettivamente non è il momento. Fratelli d'Italia sarebbe arroccato su un principio: chi occupa la poltrona - bollente - lasciata, suo malgrado, da Leonardo Iaccarino, deve liberare una casella. Il tema del riassetto della Giunta, che Landella stesso era disposto ad affrontare, non è archiviato. E non appassiona tanto il discorso dei nomi, quanto quello della lottizzazione. Non ne aveva fatto mistero il coordinatore provinciale La Salandra e, a questo punto, appare quanto mai calzante il suo paragone con Rocky Balboa. Incassa cazzotti e si rialza, senza abbandonare il ring. Le nobili motivazioni dichiarate risiedono nell'interesse preminente della città. Del resto, una scelta coraggiosa per la presidenza potrebbe consegnare un segnale di discontinuità rispetto al passato e costituire un maquillage perfetto per rimediare ai danni di immagine. D'altro canto, però, non si può prescindere da un equilibrio delle forze.

Per quanto ora sia tenuto in debita considerazione anche il gruppo misto, pare però non abbia troppa voce in capitolo nella ripartizione degli incarichi. Per gli indipendenti sembra non valere il Manuale Cencelli. Sarebbe comprensibile se avessero mostrato segni di insofferenza.

C'è, per certo, un centrodestra consapevole che il rilancio dell'azione amministrativa e parimenti della sua immagine siano prioritari e che avrebbe provato a spostare il dibattito sulla sequela di accadimenti che hanno quasi ridotto a brandelli la reputazione della maggioranza del Comune di Foggia. La Lega pare stia provando ad anteporre questo tema, linea che poi si rispecchierebbe nella strategia di un sindaco defilato.

Da due anni a questa parte, piccoli e grandi bisticci hanno contribuito a sbrindellare la coalizione, checché se ne dica dopo le strette di mano. Poi sono arrivate le grane. Al limite della pazienza, infastidito dall'andazzo, e forse rassegnato al peggio, più di qualcuno sarebbe pure disposto ad andare a casa e a mettere fine a un'esperienza sempre più travagliata.

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