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Che confusione, sarà perché Emiliano...

L'editoriale del direttore responsabile Massimiliano Nardella

C'era una volta quel progetto di Michele Emiliano di far coesistere all'interno dello stesso contenitore politico civici (e pazienza se di provenienze purchessia) e Partito Democratico per occupare il primo scranno di via Capruzzi. Un piano battezzato con le nomine in Regione degli assessori Leonardo Di Gioia e Raffaele Piemontese, promosso (ed allargato) di elezione in elezione, ma che, via via, di giorno in giorno, ha provocato l'effetto atteso e nettamente contrario di sospingere sempre più a destra -e molto meno a sinistra- l'idea di una coalizione che strappasse consensi larghi sì, ma pur sempre in una cornice dem e riformista.

Con l'affermazione alla guida della Provincia di Foggia di Nicola Gatta - il candidato di Lega e Forza Italia e punto di riferimento dell'assessore all'Agricoltura in Regione - la sera del 31 ottobre si è consumato il delitto perfetto, ma annunciato, ovvero il passaggio da sinistra a destra, dal PD alla Lega, dei civici di Leonardo Di Gioia. Problemi per il governatore? Al contrario: Emiliano non ha avuto remore a benedire il risultato, tentando finanche di accaparrarselo e di inserirlo nel suo “campo largo”, manifestando così tutto il cinismo politico nei confronti del suo partito, e proprio quando il centrodestra ha trovato nel civico candidato sindaco di Candela la chiave per ricostruire una coalizione vincente - da Cera a Landella - per tentare l'assalto al Comune di Foggia prima e alla Regione Puglia dopo. Una trasversalità slabbrata che, chissà, magari qualcuno da quelle parti starà pensando di puntare proprio sull’ex sindaco di Bari per riconquistare via Capruzzi dopo ben 15 anni e tre consiliature. In fondo tiene dentro tutto. Impossible is nothing.

Tutto ciò premesso, se oggi pensiamo che sia bastata una elezione di secondo livello a mandare in confusione (?) il Governatore della Regione Puglia, evidentemente ci sbagliamo o dimentichiamo ad esempio la fotografia del sindaco di Puglia sorridente con la maglia di Gioventù Nazionale. O l'esultanza dell'ex candidato alla segreteria del Partito Democratico all'indomani dei ballottaggi delle Amministrative 2018 in Puglia, quando definì schiacciante una vittoria normale, in cui peraltro il PD aveva messo la firma solo su tre successi. O ancora la nomina dell'ex sindaco di centrodestra a Bari e parlamentare di Forza Italia Simeone Di Cagno Abbrescia al vertice di Acquedotto Pugliese; o ancora l’ingresso in giunta di Stea, uomo di Massimo Cassano, volto forte del centrodestra barese, solo parzialmente annacquata dal più o meno contestuale arrivo nell’esecutivo regionale di Mino Borraccino, in quota Libera e Uguali (e pur sempre suo acerrimo oppositore politico in consiglio, ma tant’è). 

“Confusione” (e definiamola tale) quella dell'ex segretario regionale del PD, che ha provocato rumore e ha fatto sobbalzare sulla sedia il mondo dem di Capitanata. Quell'analisi tutta sui generis, "alla Emiliano", sul responso elettorale di mercoledì 31 ottobre, ha infatti mandato su tutte le furie amministratori, iscritti e simpatizzanti del PD. E alcuni non hanno rinunciato a cantargliene quattro, "perché il troppo stroppia", si è sfogato con noi un amministratore di area dem. E infatti in serata il governatore ha poi raddrizzato un po’ il tiro menzionando, quantomeno, anche il candidato del centrosinistra a Palazzo Dogana, Michele Merla.

La vittoria di Nicola Gatta rappresenta lo spartiacque del passaggio dei civici da sinistra a destra, dal PD alla Lega. Ed Emiliano non sembra essere per nulla preoccupato. Sorride ed esulta. Parole di elogio e di affiliazione nei confronti del nuovo presidente; poche, peraltro spese male, quelle invece verso il PD foggiano, sconfitto sì, ma con onore; contro tutti, anche contro Emiliano evidentemente, in passato garante e trait d'union dell'alleanza civici-PD, fino a ieri silente sulla rottura che ha determinato le sorti della Provincia ("Chiedete a Piemontese") ed oggi finanche raggiante. A chi su Facebook gli ha fatto notare l'incongruenza di alcune sue affermazioni, lui ha replicato: "Sono contentissimo"

E’ di tutta evidenza, dunque, che, prima che si consumasse la sconfitta del PD, nelle settimane che hanno preceduto il voto, con il suo silenzio il sindaco di Puglia aveva di fatto preso le distanze dal partito di via Taranto, puntando le sue carte su Di Gioia, che, evidentemente, nella battaglia politica tra “fratelli coltelli” sul territorio, si accredita quale riferimento del Governatore in terra foggiana. Più di Piemontese. Le ragioni sfuggono.

E però non gli è andata granchè se è vero che il Pd è stato in grado di ricomporsi e di ricostruire - nel momento più difficile - il perimetro entro il quale ospitare contenuti e ideologie  solo di centrosinistra, e che ha trovato in Raffaele Piemontese la forza di chiudere porte e portoni a chi ha partecipato ai tavoli di Lega e Forza Italia, rivendicando con orgoglio e coraggio l'appartenenza alla proprie radici.

Il PD di Piemontese ha fatto una scelta di campo, ha rinunciato a una vittoria sul velluto, preferendole decoro politico e dignità. Una scelta sentita e per nulla sofferta.  Che ha pagato o che lo ripagherà. E lo ha fatto senza il supporto di Michele Emiliano, il presidente che oggi governa la Regione Puglia con il PD, l'UdC, la sinistra, Forza Italia e i civici-leghisti. E domani, domani chissà...

Che confusione, sarà perché Emiliano

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