Un incubo lungo 10 anni e la beffa della prescrizione. Ex sindaco scrive a Mattarella: "Mi dica se tutto questo è normale"

Prescrizione per l'ex sindaco di Peschici, Domenico Vescera, all'esito del processo dell'operazione Clessidra durato 10 anni: "La prescrizione è una sconfitta per tutti". La lettera al presidente Mattarella

Domenico Vecera, ex sindaco di Peschici

"Mi chiamo Domenico Vecera, sono nato a Peschici, splendido paese in cui vivo e lavoro, e ho cinquant’anni. Desidero farLe conoscere la storia di un particolare momento che ha contrassegnato la mia vita di uomo e poi di cittadino accaduto nel lontano 2010, e chi, se non Lei, che rappresenta il Popolo italiano, può dare ascolto alla mia voce”.

A parlare è l'ex sindaco di Peschici Domenico Vecera, che in una lettera indirizzata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, si sfoga ripercorrendo le sue vicissitudini giudiziarie vissute nel periodo in cui fu alla guida del comune garganico, dall'aprile del 2008 al maggio del 2013. Un periodo durissimo, durante il quale subì anche l'incendio doloso della sua automobile.

La lettera giunge al termine del processo di primo grado in seguito all'operazione 'Clessidra' quando i carabinieri della compagnia di Vico del Gargano eseguirono 23 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di imprenditori, amministratori e tecnici comunali di Peschici, compreso lo stesso Vecera. Le indagini, coordinate dal Procuratore Capo della Repubblica di Lucera, Domenico Seccia, individuarono turbative in circa dieci gare d’appalto e truffe aggravate ai danni del comune peschiciano. Ad aggiudicarsi gli appalti erano sempre le stesse ditte. 

"Sono stati anni difficili - scrive Vecera - a causa della crisi devastante che ha colpito il mondo intero, le cui ripercussioni hanno investito anche la nostra cittadina, da troppo tempo governata da un sistema affannoso che ha ridotto la sua gestione ad un giocattolo manovrato dall’abilità di soliti noti e che abbiamo cercato di interrompere ad ogni costo, a volte con scelte difficili e impopolari. Credevo fermamente, ahimè sbagliandomi, che la nostra azione amministrativa avrebbe avuto il sostegno delle Istituzioni. Invece, sin da subito, mi sono reso conto che le cose stavano diversamente".

Vecera ripercorre i suoi cinque anni di amministrazione in cui "ho dovuto affrontare una dozzina di processi che hanno riguardato quasi tutti i reati tipici della Pubblica amministrazione, rinvii a giudizio e non avvisi di garanzia, per peculato, abuso d'ufficio e concorso di reato, diffamazione e calunnia, omissione in atti d'ufficio, corruzione, oltraggio e offesa a copo amministrativo e giudiziario, mobbing, abuso d'ufficio, danneggiamento di opere militari, associazione a delinquere, turbativa d'asta, truffa, corruzione e corruzione aggravata". 

Accuse gravi dalle quali l'ex sindaco di Peschici si è sempre difeso: "Ero, anzi sono, una persona per bene, di buona e umile famiglia, ben voluto, senza eccessi, con un bel lavoro ed una bella famiglia (ho 4 figli), non ho mai avuto problemi con la giustizia e non ero mai entrato in un’aula giudiziaria prima che diventassi Sindaco. Ero incensurato e sono incensurato atteso che, dopo tutto quello che ho dovuto passare e sopportare, sono stato assolto in tutti i processi ad eccezione dell’ultimo che si è concluso il mese sorso con la prescrizione (I grado)".

Processo per peculato 

Vecera parte dal primo processo in cui fu coinvolto, quello per peculato per l'uso di un telefonino aziendale durante un periodo di aspettativa elettorale, in seguito alla denuncia di un consigliere di minoranza. L'occasione per "mettere in luce il malfunzionamento della giustizia italiana". Il processo si svolse tra il 2009 e il 2010, terminando con l'assoluzione dell'imputato: "Tenga presente che da Peschici per raggiungere il Tribunale occorrono circa tre ore di macchina (per andata e per ritorno) per 250 Km di strada, con i mezzi pubblici è un’impresa. Dalle nostre parti l’esercizio della giustizia è un lusso, è proibitivo far valere le proprie ragioni a discapito di tempi e costi da sostenere. Il mio processo si chiude in 5 udienze (1250 Km), 3 testimoni che hanno raggiunto la sede del Tribunale a proprie spese ed assentandosi dal posto di lavoro, il mio avvocato ha inviato tre raccomandate A/R per la convocazione dei testi, il Tribunale mi ha notificato almeno 4 atti con raccomandata A/R (giudiziara) il cui costo è di circa € 7,00 cadauna".

Tutto normale, almeno in apparenza, se non fosse che il valore del reato per il quale fu accusato (le chiamate effettuate dal telefonino) si aggirasse intorno ai 10 euro. "Mi chiedo, pur tenendo bene in mente che in Italia c’è l’obbligatorietà dell’azione penale, se è mai possibile essere sottoposti a giudizio in cui lo Stato ed i cittadini, con tutte le difficoltà sopra descritte, devono spendere diverse migliaia di euro per perseguire un ipotetico danno di 10 €. Da questo mio primo processo ho capito che la mia vita di Sindaco non sarebbe stata una passeggiata. Sig. Presidente, in un Paese normale, o meglio civile, il processo dopo la sentenza di assoluzione, data anche l’esiguità delle somme contestate, sarebbe finito lì, invece no". 

La Procura di Lucera, infatti, si appellò alla sentenza di primo grado, comportando altre spese legali e di viaggio, poiché il Tribunale d'Appello si trovava a Bari: "Anche se alla fine si è concluso bene, il rammarico resta, la domanda che mi sono fatto in tutti questi anni è: Chi paga? È mai possibile che per perseguire un eventuale reato di pochi spiccioli occorre spendere migliaia di euro?"

Operazione Clessidra

Dal primo processo, le riflessioni di Vecera si spostano sull'ultimo, quello relativo all'operazione Clessidra, in seguito alla quale per l'allora sindaco di Peschici si aprirono le porte del carcere: "Sono stato prelevato alle tre del mattino dalla mia abitazione e sottratto alla mia famiglia, sono stato condotto in carcere. L’operazione Clessidra parte dalla Procura di Lucera sulla scorta di lettere anonime (delle quali conosco bene nomi, cognomi ed indirizzi nonché studi professionali), su indiscrezioni e vox populi (per utilizzare i termini che si leggono nel provvedimento di custodia cautelare) ed è stato costruito un quadro indiziario ed un castello di accuse che letto dall’esterno è sembrato gravissimo e preoccupante, stile criminalità organizzata. La mattina dell'arresto credevo di essere vittima di 'Scherzi a parte' - commenta Vecera - e invece non si trattava di uno scherzo, ma dell'inizio di una dura prova posta in essera dalla cattiveria di menti intenzionate a fare solo male". 

A distanza di quasi dieci anni (l'arresto si consumo nel dicembre del 2010, ndr) Vecera rivela di faticare ancora a comprendere i "gravi motivi" che indussero la Procura a disporre al sua carcerazione, malgrado la quale rifiuto di dimettersi dal ruolo di sindaco: "Decisi di resistere, di non arrendermi certo di dimostrare la mia innocenza. Mi resi conto che la mia ferma testardaggine a voler resistere suscitò stupore tra gli inquirenti, convinti che l’arresto del sindaco e di molti altri avrebbe portato al commissariamento dell’Ente, nell’opinione pubblica e nella la politica locale, già pronti all’avvicendamento. Non avevano fatto i conti con l’onestà e la buona fede di ognuno di noi. Nessuno degli indagati ha patteggiato, tutti hanno affrontato il processo con serenità e rispetto nel lavoro dei giudici (giudicanti) e della giustizia".

Per quell'inchiesta la Procura utilizzò 140 carabinieri, 50 automezzi, un elicottero, un mezzo forestale e un mezzo navale. "Vista la pericolosità degli indagati, c'era il rischio di fuga a nuoto alle Tremiti", ironizza Vecera, che giudica "imbarazzante e vergognosa" la conferenza stampa della Procura, successiva agli arresti: "Si è voluto fa passare una normale attività amministrativa del Comune come una serie di attività illecite. Sono stato sbattuto in prima pagina come il peggiore dei delinquenti, sono stato definito dalla Procura come “soggetto pericoloso e di primo piano” di una fantomatica associazione a delinquere il cui fine malavitoso ancora oggi è ignaro a tutti".

Poche settimane fa è arrivata la sentenza di primo grado, dopo dieci anni, oltre 70 udienze, con l'assoluzione di alcuni degli imputati e la prescrizione degli altri, compreso Vecera. Un epilogo che non cancella l'amarezza, anzi. "La prescrizione è una sconfitta per tutti", rincara l'ex primo cittadino, per il quale l'esito è stato in qualche modo voluto dalla Procura perché "era chiaro il tentativo di voler arrivare a non far decidere". 

Dieci anni per un processo, tempi biblici che hanno spinto l'ex sindaco a non rinunciare alla prescrizione: "In un paese civile un processo di primo grado non può durare dieci anni, così come in un Paese normale un cittadino non può essere sottoposto a giudizio per dieci volte in cinque anni senza mai essere condannato e senza che qualcuno abbia pagato. Qual è la ragionevole durata del processo sancita dall’art. 111 della Costituzione? In un Paese civile e/o normale lo Stato non può perseguitare per 10 anni un cittadino, spendere centinaia di migliaia di euro per celebrare simili processi per poi prevedere nella legge di bilancio aumenti di 40 centesimi al mese per i pensionati per mancanza di fondi". 

Lo sfogo di Vecera si sposta poi sull'allora procuratore Domenico Seccia, che coordinò le indagini nell'operazione 'Clessidra' ed evidenzia come il suo periodo da procuratore sia stato caratterizzato da una serie di arresti di soggetti operanti nella Pubblica Amministrazione. E sul pm Marangelli.

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"I miei figli, all’epoca dei fatti, erano piccoli, oggi che sono grandicelli ho difficoltà a dire loro che il proprio padre è stato arrestato e che la giustizia nonostante 10 anni non sia riuscita a dare un giudizio". Vecera conclude precisando di non chiedere alcun risarcimento o rimborso: "Sig. Presidente, avrei desiderato ricevere da qualche servitore onesto dello Stato delle semplici scuse, anche utilizzando formule dubitative del tipo: “…sig. Vecera forse con lei abbiamo esagerato, probabilmente abbiamo commesso degli errori e l’abbiamo arrestato con troppa superficialità…”. Questo sarebbe dovuto accadere in un Paese normale e civile".



 

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