Palazzo di Città ancora occupato, il giorno dopo le dimissioni di Mongelli

UdCap pronta a rientrare. Pd tace. Sindaco in silenzio stampa. Foggia Servizi ancora a Palazzo di Città, Questura non interviene perché teme "tensioni sociali". I conti non tornano, forse lo ha capito anche il primo cittadino

Gianni Mongelli

Il day after delle dimissioni, clamorose, del sindaco di Foggia Gianni Mongelli, è il giorno della solidarietà, degli attestati di stima, del rammarico ed anche, perchè no, del pentimento per quell'isolamento "politico ed istituzionale" denunciato dallo stesso primo cittafino nella sua lettera di dimissioni in cui l'ex imprenditore edile prestato alla politica era stato lasciato.

LA MAGGIORANZA - E a confermarlo c'è quel passo indietro frettolosamente maturato dall'Unione di Capitanata, promotrice assieme al Psi di una rottura politica che dura da oltre un mese su non meglio definite questioni di sottogoverno, urbanistica ed huosing sociale, e che stamattina - compresa evidentemente la gravità della situazione - in un vertice tenuto in tutta fretta si sarebbe detta pronta a rientrare, a ricostruire e ricompattare la maggioranza.

Nulla invece dal Psi e dunque dal vicesindaco, Federico Iuppa, che ci aveva già pensato qualche settimana fa a salutare assieme agli assessori centristi Agnusdei, Pellegrino e Frattulino.

Oggi quel che resta della giunta-bis esprime solidarietà istituzionale e vicinanza personale a Mongelli nella convinzione che ogni decisione finale "sarà fatta per il bene della collettività".

Nulla invece dal Pd, partito di maggioranza relativa che pur in questi tre anni non è riuscito a fungere da sprone e da faro di una maggioranza ibrida e sfilacciata né a fornire al sindaco quel giusto contributo di supporto che un partito di maggioranza ha il dovere di esprimere. E Mongelli getta la spugna. Per il momento non parla. E' in silenzio stampa fino a domenica, fanno sapere. Quantomeno su questo.

OCCUPAZIONE DEL COMUNE - Carta e penna la prende stamattina solo per ringraziare la Questura per l'operazione di sgombero delle palazzine di via Einaudi, a dimostrazione della necessità – rimarca - di una collaborazione istituzionale più forte. Perchè quando c'è questa, lo Stato vince. Ma la Questura, pare, invece, non possa fare alcunché per un'altra questione: quella dell'occupazione della casa comunale, che resta presidiata dai lavoratori della Foggia Servizi.

Sono rimasti lì tutta la notte e non hanno alcuna intenzione di mollare, neanche di fronte alle dimissioni del primo cittadino. Dalla Questura temono "tensioni sociali".

IL DISSESTO FINANZIARIO - Ieri mattina in cinquanta avevano occupato la stanza del sindaco, sventolando anche la foto di famiglia che si trovava sulla scrivania. Troppo per Mongelli, già amaramente provato da due recenti fallimenti (uno solo confermato) vissuti quasi a titolo personale: il verdetto di appello di Amica, la società di igiene urbana, 60milioni di euro di debiti da ripianare e 370 dipendenti da collocare e, ultimo (ma non ultimo) l'U.S. Foggia, la squadra della città che nessuno ha potuto (o voluto) salvare dopo il disimpegno della famiglia Casillo.

E questo solo per citare le vicende più recenti. Perchè sullo sfondo continua ad agitarsi il problema dei problemi: i conti comunali, ancora in rosso, ed un piano di risanamento da centrare entro dicembre, pena il default dell'ente. Come si fa a raggiungerlo se in tre anni Roma ha tagliato qualcosa come 25milioni di trasferimenti ministeriali?

LE DIMISSIONI - In tempi non sospetti con qualcuno Mongelli, pare, se lo fosse lasciato scappare:  le dimissioni, anche solo per un attimo di secondo, gli avevano accarezzato la mente. Chi lo ha visto, lo racconta molto provato, fisicamente e psicologicamente. Ora ha 20 giorni di tempo per ripensarci (con oggi 19). C'è chi lo descrive determinato ad andare avanti. Chi, invece, pare intravedere spiragli nei suoi ragionamenti se solo la città e le istituzioni in primis rispondessero a quella richiesta di aiuto e collaborazione più volte lanciata.

Da solo non ce la fa, evidentemente, a far risalire dai fallimenti passati una città in caduta libera. Soprattutto se di fronte c'è una città che ancora oggi invoca il commissariamento. Nella piena inconsapevolezza di cosa significherebbe una misura simile, felice solo di plaudire all'ennesimo sindaco che toglie le tende. E con lui, a quei politici e politicanti sempre più distanti dal paese reale, che nulla hanno fatto ad oggi per il bene comune, si sente dire.

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Ma che poi vengono sistematicamente eletti nel segreto dell'urna. I conti non tornano, è evidente. Ma a Palazzo di Città è da parecchio che non lo fanno. Ora, forse, lo ha compreso anche Mongelli.

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