Colpo di scena a Palazzo Dogana: si dimette Antonio Pepe, gongola Consiglio

2 maggio data di scadenza naturale del suo mandato. Un consigliere del Pdl: ""Una vera e propria pernacchia, sonora, ai consiglieri tutti". Rino Pezzano: "Poco rispetto per le istituzioni"

Colpo di scena alla provincia di Foggia, istituzione ormai avviata alla soppressione (se non altro nella fisionomia tradizionalmente intesa) stante il decreto del governo Monti sul riordino delle province. L'era Pepe, a Palazzo Dogana, finisce anticipatamente. Con una mossa a sorpresa, infatti, il presidente in mattinata ha rassegnato le dimissioni. "Un atto tecnico" secondo il primo inquilino di Palazzo Dogana, che ne sminuisce la portata definendolo, nelle sue intenzioni "propedeutico e necessario per dare avvio all'iter normativo dello scioglimento dell'assemblea e del successivo commissariamento dell'ente".

Pepe, in realtà, avrebbe potuto proseguire con la consiliatura fino alla scadenza naturale del suo mandato, ovvero fino al 2 maggio. Dopodichè al Ministero sarebbe toccato nominare il commissario che traghetterà l'ente per i prossimi mesi, fino a quando, cioè, (non prima di un anno) si comprenderà quale destino attende questi enti intermedi. L'atto di dimissioni, dunque, secondo indiscrezioni neanche tante velate, altro non sarebbe che un escamotage per anticipare l'azione del Governo centrale (che in questi giorni emanerà il decreto ad hoc) con un duplice obiettivo: chiarire anzitempo la sua indisponibilità a proseguire nel ruolo di commissario (la norma gli dà questa facoltà)  e tentare al contempo di incidere sulla scelta della prossima figura commissariale che il Ministero destinerà alla Capitanata.

Il presidente non avrebbe mai fatto mistero, nel suo entourage, di preferire una sua fedelissima, Billa Consiglio, peraltro attuale vicepresidente provinciale, ad un "anonimo" prefetto. Una fuga in avanti, però, che, al di là delle considerazioni di merito, sta provocando in queste ore un terremoto di reazioni roboanti, tanto a destra quanto a sinistra.

Il primo a scagliarsi contro le dimissioni di Pepe è il consigliere provinciale del Partito Democratico Rino Pezzano che su Facebook accusa Pepe di aver, con le dimissioni, "mostrato poco rispetto per le istituzioni" ed invita il suo partito a prendere le distanze da quella che definisce una "pagliacciata" chiamando i consiglieri democratici alle dimissioni in blocco. Immediate. Quindi l'affondo ed il giudizio politico, tranchant, sul mandato del notaio azzurro: "Si chiude in maniera ingloriosa un'esperienza amministrativa mai cominciata" tuona.

Ma a viverlo come un vero e proprio colpo di mano in queste ore sono gli stessi consiglieri del Pdl che, non è un mistero, con il loro presidente non hanno mai avuto un rapporto idilliaco in questi 5 anni. Pepe, si sa, ha sempre agito autonomamente nel suo ruolo, poco avvezzo ad ascoltare il partito e completamente staccato dalle dinamiche interne al PDL. Anche, e soprattutto, nella composizione del suo esecutivo, cooptando prevalentemente uomini e donne a lui vicini, sua diretta emanazione.

Le dimissioni per "favorire" una sua fedelissima, dunque, peraltro tra le meno amate dal partito se è vero che in più di un'occasione il gruppo consiliare aveva tentato di ottenerne, se non la sostituzione, quantomeno il ridimensionamento del suo ruolo di vicepresidente, sono vissute in queste ore degli azzurri come l'ultimo "schiaffo" al partito. Riprendendo le parole di un consigliere, "una vera e propria pernacchia, sonora, ai consiglieri tutti".

Poco male per un presidente che ha già fatto sapere di volersi ritirare dalla vita politica, appendendo la tessera di partito al chiodo. Al di là delle dinamiche interne di partito, tuttavia, una considerazione è d'obbligo: in questo particolare momento storico ed in un territorio fortemente vessato dalla crisi, l'ennesimo prefetto straniero in terra straniera sarebbe probabilmente l'ultima cosa di cui la Capitanata avrebbe bisogno.

E dunque ben venga l'escamotage delle dimissioni se servisse davvero a lasciare la guida di "quel che resta" dell'ente nelle mani di chi il territorio lo conosce bene avendolo già amministrato per lungo tempo. Non è tempo di sterili rivendicazioni e giochi politici. Sempre che il colpo pensato da Pepe su Roma riesca. E non è detto. Nel frattempo bisogna che la politica decida cosa farne delle province, atteso che da Roma arrivano,ufficiose, notizie decisamente poco confortanti per la Capitanata: altri 12 milioni di euro di tagli per il 2014. Se non è una soppressione ufficiale dell'ente di via XX settembre, lo è di fatto. È bene, dunque, che il legislatore intervenga.

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