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Dietro la resistenza di Paolo Campo, l'ombra delle firme per fargli le scarpe

La direzione provinciale si terrà il 2 aprile. Il segretario probabilmente non si dimetterà, perché si starebbe convincendo che sarebbe cosa sbagliata abbandonare la nave in questo particolare momento storico

E’ guerra nel Partito Democratico di Capitanata. Lo tsunami interno esploso all’indomani della debacle nelle urne non si arresta. Il solco si fa sempre più profondo e lo spartiacque sembra essere proprio lui, il segretario provinciale Paolo Campo. Sulle barricate, su tutti, i consiglieri regionali Dino Marino e Franco Ognissanti e relativi “seguaci” che avrebbero avviato “consultazioni segrete e ristrette” per sondare il terreno e verificare se ci sono le possibilità per costringere il segretario alle dimissioni.

Sostengono di avere i numeri per spingersi sino ad avviare una raccolta firme interna che obblighi Campo a passare la mano. “Peraltro lo prevede lo Statuto” chiarisce a Foggiatoday Ognissanti. Secondo rumors la raccolta sarebbe già partita sottotraccia, un blitz in piena regola quasi che, evidentemente, per esser tale, non avrebbe dovuto venir fuori. Ma tant’è. Le notizie corrono in fretta. E di blitz il partito è buon intenditore se è vero che i nuovi equilibri interni si stanno assestando tutti a colpi di incursioni (quella più recente si è consumato al Comune di Foggia per la nomina del nuovo capogruppo, Peppino D’Urso):

Un imbarazzato Marino a Foggiatoday respinge le accuse : “C’è un ragionamento di questo tipo ma è ancora a livello di discussione” spiega “abbiamo parlato anche di questo negli incontri che sì, ci sono stati, ma ciò che faremo lo faremo alla luce del sole. Nessun agguato. Certo è che ci aspettiamo che il segretario tragga le dovute conclusioni autonomamente altrimenti, il giorno dopo la direzione decideremo il da farsi”. “Un’autoconvocazione dell’assemblea per discutere di eventuali dimissioni del segretario” affonda Ognissanti o, come sostiene qualcun altro, “ci dimettiamo tutti dalla direzione provinciale, sulla scorta di quanto già fatto da Marino”. Atti eclatanti, insomma, sono in cantiere.

La direzione provinciale si terrà il 2 aprile, martedì prossimo. In quella sede Paolo Campo, stando a quanto filtra dal suo entourage, non arriverà con in mani le dimissioni, al contrario. Il segretario si starebbe convincendo che sarebbe cosa sbagliata abbandonare la nave in questo particolare momento storico; piuttosto sarebbe suo dovere rispolverare un polso forte ed autorevole per traghettare il partito verso il congresso. In barba, dunque, a quanto auspica un parte di via Taranto.

Esclude ecumenicamente coinvolgimenti in azioni di questo tipo il presidente dell’assemblea provinciale, Aldo Ragni, che invita all’unità ed a lavorare piuttosto sul prossimo congresso, anche se la parte di Areadem, corrente che proprio Ragni ha contribuito a creare, sarebbe sulle barricate tanto quanto la truppa regionale. La spaccatura più vistosa la starebbe vivendo proprio la terra d’origine del segretario, Manfredonia, il mitico fattore M della politica di Capitanata, dove la guerra è a tutto spiano anche sulla segreteria cittadina dopo le dimissioni annunciate da Santo Imperatore. Per gli ex Margherita il momento sarebbe propizio per  compiere l’azione storica di sottrarre la golden share del partito agli ex Ds, incarnati dal duo Bordo-Campo.

Per il consigliere provinciale Antonio Prencipe la guida potrebbe essere ben incarnata da un giovane del vivaio sipontino del Pd ma, anche qui, le consultazioni sono in atto,dopo una prima ipotesi di affidare il commissariamento allo stesso Bordo; ipotesi che avrebbe fatto saltare sulla sedia l’altra parte dello schieramento. Sulle dimissioni di Campo, invece, Prencipe (e giura, con lui, anche il sindaco Riccardi) è contrario a capri espiatori: “Abbiamo un partito ingessato, è vero. Ma non credo che chi parli oggi di firme sventolando la bandiera del rinnovamento possa rappresentare il cambiamento. Sono persone che hanno fatto la politica regionale e provinciale del Pd”.  “Certo è – continua - che se in direzione si riproporrà la solita alchimia per tenere tutti dentro e non scontentare nessuno, io non ci sto più”.

Un terremoto, frusciante, insomma, attraverso il partito. Dal Gargano ai Monti Dauni, passando per Foggia e il Tavoliere, si viaggia in ordine sparso, in una sorta di “libera tutti”. All’esterno si ostenta ormai a fatica una falsa pax. La tregua potrebbe avere davvero i minuti contati.

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