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Firma solo Landella, la maggioranza allergica alle dimissioni dà buca all'opposizione: fallisce il colpo di grazia

All'appuntamento dal notaio non si sono presentati i consiglieri attesi, che avrebbero attivato la leva dello scioglimento anticipato insieme alla minoranza. Bocche cucite sulla riunione, trapela poco e niente sui contenuti di un incontro durato tre ore

La maggioranza silente dimostra di propendere per l’accanimento terapeutico, ad eccezione di Antonio Bove e Francesco Morese, che si sono presentati dal notaio, salvo poi sfilarsi quando si sono accorti che i colleghi avevano dato forfait.

"C'è stato un malinteso", dirà - malcelando l'imbarazzo - il consigliere comunale di Forza Italia che, ad agosto del 2020, senza dire una parola, aveva lasciato l'assessorato al Bilancio nel giorno dell'ormai famigerata conferenza stampa in cui Franco Landella ufficializzò il passaggio alla Lega alla presenza di Matteo Salvini. Era tornato a sorpresa a febbraio, da consigliere comunale, sostituto di Bruno Longo, diventato titolare dopo le sue dimissioni. Il consigliere di Destinazione Comune, invece, fedelissimo di Landella, considerato fino a poco tempo fa suo braccio destro, pare ultimamente fosse sempre meno inseparabile.

Hanno dato buca all'opposizione, all'appuntamento delle 16 dal notaio Paolo Simonetti, i consiglieri di maggioranza che sembravano convinti fino a poche ore prima di volerla fare finita. Armiamoci e partite. C'è da scommetterci che la minoranza non si sarebbe avviata per la terza volta se non avesse avuto il sentore che fosse quella buona. "Se vengono quei 5 ci vediamo", si sarebbero detti.

Il 18 febbraio erano entrati al civico 37 di piazza Umberto Giordano, carichi di buone speranze ma, salvo la comparsata dei Popolari Pugliesi che poi si sono sciolti, non erano riusciti a trascinarsi nessun consigliere di maggioranza. Esattamente un mese dopo si sono ripresentati nello stesso studio, senza proclami, con una firma in più di Antonio De Sabato in virtù dell'avvenuta surroga. Il giorno dopo, andò a firmare anche Leonardo Iaccarino.

Ma la maggioranza si dimostra allergica alle dimissioni di massa. E, alla fine, non ha firmato proprio nessuno. "È stata una richiesta che avevamo fatto anche noi come Partito Democratico già due giorni fa - dice il segretario cittadino Davide Emanuele una volta usciti dal notaio - dopo l'invito ai consiglieri di maggioranza a prendere atto che non era il caso di accanirsi si è mosso qualcosa". I consiglieri di maggioranza, secondo quanto riferisce, avrebbero detto oggi che erano pronti ad accogliere il loro invito. Riferisce che sono state raggiunte 14 firme, ma nell'opposizione le facce sono piuttosto torve.

Per la cronaca, questa volta era presente anche il consigliere comunale e regionale Sergio Clemente, che in precedenza, per un contrattempo, non aveva contribuito materialmente alla causa. Erano attesi all'appuntamento il capogruppo e segretario provinciale di Forza Italia Raffaele Di Mauro, e i leghisti controcorrente Salvatore De Martino e Concetta Soragnese. Già durante la riunione girava voce che non avrebbero sfrattato loro Landella.

I Fratelli d'Italia hanno cambiato strada una volta scesi dal Comune, negandosi alle telecamere: "Non rilasciamo nessuna dichiarazione", si è limitato a rispondere Ciccio D'Emilio svincolandosi in compagnia del capogruppo Gino Fusco, "abbiamo finito una riunione, vedremo". Il partito - meglio, il commissario Galeazzo Bignami - avrebbe dato precise istruzioni per iscritto. 

Il conclave alla rovescia è durato quasi tre ore. Il sindaco di Foggia Franco Landella sembrava aver ripreso il pallottoliere in mano con la scusa delle dimissioni in tasca, intento a ricontare quei numeri che faticosamente aveva recuperato, mentre la giustizia se ne portava via qualcuno.

Dall’Ufficio di Gabinetto era partita la convocazione con un messaggio inequivocabile: “La Signoria Vostra è invitata alla riunione in presenza in data odierna con sindaco e consiglieri maggioranza in aula consiliare ore 13 per dimissioni sindaco”. Ma pare che, per esempio, proprio a Bove, raggiunto da una telefonata del sindaco, non sia mai stato inoltrato. 

Le lancette dell'orologio continuavano a girare, troppo per una semplice comunicazione. Alcuni partecipanti si sono visti sul balcone, dove da ieri sventola anche la bandiera della Croce Rossa, solo per il tempo di una sigaretta, o semplicemente per prendere aria. Sono usciti gli assessori Francesco Gazzani, Claudia Lioia, Barbara Cafarelli e Salvatore Russetti, durati 19 giorni appena, assieme agli altri supertecnici. Si sono visti il consigliere Pasquale Rignanese, Francesco Paolo La Torre, il cognato di Franco Landella, moglie e figlia, come in una riunione di famiglia. È entrato dalla porta principale anche Massimiliano Di Fonso, reduce dei Popolari Pugliesi. Le facce non erano poi così accigliate.

I giornalisti erano stati subito avvisati: il sindaco non avrebbe rilasciato dichiarazioni, sarebbe arrivato un comunicato stampa. Dai muri spessi di epoca fascista non passa un sibilo. L'impietoso finale prevede l'uscita dal retro, eludendo ogni domanda. Bocche cucite all'interno e all'esterno. Secondo quanto riferisce il consigliere Antonio Bove, sarebbe stato "l'unico a dire che non c'è più la serenità d'animo di proseguire".

In una sorta di audizione, ciascuno avrebbe espresso il suo pensiero, a questo punto senza sbilanciarsi troppo per staccare la spina. Eppure, fino a poche ore prima, il dilemma era sempre lo stesso: dissociarsi o galleggiare. 

Ventuno minuti dopo le 16, arriva la nota dall'ufficio stampa del Comune di Foggia: "La mia unica ambizione è stata sempre quella di servire Foggia, oggi intendo dimostrarlo ulteriormente rimettendo il mio mandato di Sindaco per consentire a tutte le forze politiche di essere compiutamente consapevoli della loro responsabilità di aver cura delle urgenze e delle speranze della nostra comunità. La mia disponibilità al confronto è una certezza su cui potranno contare". In queste poche righe centrali si sintetizza l'essenza del suo messaggio.

Ha 20 giorni per ritirare le dimissioni. Se 17 consiglieri le firmassero contestualmente, il tempo smetterebbe di scorrere. Fosse un appassionato di ciclismo, o solo per fare gli onori di casa, potrebbe tornare in sella, chissà, già il 15 maggio, quando da Foggia passerà il Giro d'Italia. Non è escluso il ritorno.

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