Di Gioia molla tutto, i problemi dell'agricoltura e "l'invadente" Emiliano: "Sono e resto di centrodestra"

Conferenza stampa questa mattina dell'ormai ex assessore foggiano. Nelle sue parole, il fallimento di un settore cruciale per lo sviluppo della Regione Puglia, che resta al palo. Scalda i motori Pentassuglia: "Auguro di avere più fortuna di me"

“Le mie dimissioni sono irrevocabili, e costituiscono un atto di completamento del percorso partito a gennaio. Allora avevo posto al Presidente (Emiliano, ndr) una serie di temi: anzitutto qual è il ruolo di un assessore all’interno di una giunta che ha un presidente così esuberante, qual è il ruolo e quale il grado di autonomia. A questa domanda il Presidente ha risposto con la più ampia possibilità di determinare le strategie dell’assessorato. (Peccato però) che alla teorica enunciazione non sia seguita concreta possibilità di avere margini decisionali adeguati ad affrontare le problematiche. Ci sono materie, come la mia, che hanno delle tecnicalità e delle esigenze di approfondimento difficilmente conciliabili con la estemporaneità che chi interviene raramente può mettere in campo”. Dimissioni Di Gioia: atto secondo. Quello conclusivo. In conferenza stampa a Bari l’ormai ex assessore all’Agricoltura spiega ragioni e tempistica del suo addio all’esecutivo e lo fa con il suo stile moderato, che però non risparmia siluri e profonde critiche al presidente Emiliano in primis, tacciato di imbarazzante invadenza (“mi auguro che il mio successore abbia pieni poteri”), quindi alla maggioranza consiliare, che viene fuori in tutto il suo attaccamento al consenso elettorale sui territori prima che ai problemi reali da affrontare, quindi alle associazioni agricole. Anche a se stesso, seppur in minima parte. Perché – il fil rouge che accompagna il suo ragionamento-  “più di quel che ho fatto non potevo fare”. E rinvia ai posteri la sentenza: “Forse domani si farà una valutazione diversa di quanto svolto”. “Quell’impegno da parte di tutta la Regione di cogliere nell’Agricoltura la massima esposizione e criticità della struttura amministrativa di fatto è rimasto disattesa”. Men che meno il cambio di passo invocato. Su nessun fronte aperto a gennaio. “I problemi strutturali e metodologici sono rimasti”. E Di Gioia se ne va. Resterà tra i banchi della maggioranza ma torna a rimarcare le sue origini: “Io sto qui per aderenza programmatica non ideologica, quindi mai mi si potrà chiedere un voto ideologico e che serve al centrosinistra per la sua prossima campagna elettorale”.  Lo smarcamento da Emiliano e dal centrosinistra è sempre più forte, il “ritorno a casa” pare accelerare i tempi.

Perché adesso le dimissioni? “Ci sono argomenti cruciali che stiamo affrontando e che devono esser affrontati con forza dalla politica” spiega l’ex assessore foggiano. Le nomine in Arif, pretese da Di Gioia ma fatte da Emiliano, sono state solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. “La politica doveva rimanere fuori, ho assunto un impegno in consiglio regionale in questo senso. Perché Arif ha problemi oggettivi e strutturali e ha bisogno di competenze specifiche”. E invece così non è stato, se ne deduce: Emiliano ha fatto da sé surclassando Di Gioia che “per tre anni e mezzo ha detto che non poteva essere organismo a se stante rispetto all’assessorato: io mi sento molto a disagio ad andare in consiglio a chiedere risorse per un ente che non risponde all’assessorato ma alla presidenza, senza capire come si sono chiusi i consuntivi e se sono stati rispettati i parametri minimi. Su questa roba non sono stato capace di fare capire la complessità, si è pensato ancora una vola di poter risolvere la questione con pure valide nomine”. Quindi il tema dell’organico (o meglio, del sottorganico, mancano finanche i dirigenti per firmare gli atti oltre che la “manovalanza”), i Consorzi di Bonifica (“Non siamo ancora chiari sul destino di quelli foggiani, che si vorrebbero accorpare ai commissariati: io dico no”).

Quindi i due problemi più grandi che affliggono la Puglia: la Xylella e il Psr. Sulla prima, definitiva “malattia inarrestabile” con cui bisogna “convivere” e rispetto alla quale le istituzioni “non hanno strumenti adeguati”, Di Gioia rivendica quanto ottenuto in termini di leggi e di risorse e attacca le associazioni, “prima al nostro fianco” e che poi “hanno mollato le loro responsabilità assumendo un atteggiamento opportunistico”.

E la nota più dolente di tutti, il PSR, la partita su cui si sta giocando tutta la programmazione e rispetto alla quale vigono oggi due strumenti: la vecchia graduatoria, impugnata al Tar, ed un nuovo bando, più veloce, agile e snello. E’ qui che si giocherà la partita nelle prossime settimane. “Io sono contrario a revocare il nuovo bando – dice nettamente Di Gioia-, il presidente è favorevole. Secondo me è un errore, e non me ne voglio fare carico, così come non voglio farmi carico di Arif. Preferisco perdere i consensi e fare ciò che è giusto”.

“Me ne vado con la consapevolezza di chi ha cercato di modificare questo sistema agricolo ed anche di bonificarlo, ma serve legittimazione e forza politica  - conclude Di Gioia-. Questa te la dà la maggioranza. Una maggioranza dove molti fanno distinguo su fatti identitari e ideologici, mentre il presidente ha questo modo di giocare le sue partite a tutto campo. Per me non ci sono più le condizioni per poter lavorare. Non perderemo il coordinamento delle Regione – assicura-. Ho lavorato con Centinaio non già ammiccando alla lega ma per ottenere per la nostra regione il massimo delle opportunità” dichiara, in risposta a quanti hanno visto in quel rapporto col Ministro il viatico per Di Gioia per tornare a destra.

Fine di un amore e i dati del fallimento (anche di Emiliano).

“Penso che il Presidente debba essere in grado di dire parole di autocritica. Siamo bloccati sul Psr per la questione Tar, bloccati sulla xylella perché è una malattia incurabile ma abbiamo disciplinato materia che negli ultimi venti anni la politica non ha osato toccare, come la caccia, la pesca, i consorzi di bonifica. Abbiamo salvato il sistema dei Gal. Ma siamo in sottorganico. Molti dirigenti sono indagati, chi firma, firma con sofferenza.  Il Consiglio regionale e la maggioranza non  sono mai stati dolci e teneri con le questioni agricole, noi non abbiamo gli strumenti per risolvere tutto ciò che viene posto all’attenzione della Regione. Probabilmente bisogna un attimo ridefinire, fitopatie, calamità naturale e crisi di prezzo influenzano in maniera sostanziale le nostre imprese, l’aspettativa sulle risposte è spesso esagerata rispetto agli strumenti che abbiamo. Dobbiamo capire come si convive con le fitopatie che limitano la produttività, dobbiamo immaginare un psr di potenziamento sociale e per le aziende agricole un reddito di base minimo, che possa coprire costi di produzione, visto che spesso sopravvivono in perdita. Sono questi i temi della politica. Tutto sommato il mio bilancio è positivo in termini umani, adeguato a livello amministrativo, la percezione non è questa, ma sono convinto che col tempo potremmo rivalutare molto quanto fatto. Auguro a chi verrà molte fortune, anche quelle che non sono stato in grado di procurare a me stesso. Spero che l’assessorato non verrà piegato a fini elettorali. Mi auguro condivisione in consiglio e che si metta al centro agricoltura quale unica via di sviluppo, assieme al turismo, per la nostra regione”.

Di Gioia molla e si prepara al ritorno a casa

“Ringrazio emiliano che mi ha delegato più di quanto non riesce a fare, è il suo punto di forza e di debolezza, va preso così com’è, o lo si ama o lo si evita. Sarò un consigliere disciplinato, non farò mancare i numeri ma farò quello che è giusto fare per uno come me che arriva qui per adesione non ideologica ma programmatica.. Non sto qui perché ho cambiato vita, vengo dal centrodestra, sono qui per competenze tecniche. Continuerò  a rivendicare mia autonomia e le mie radici ideali alle quali non rinuncio. Per me oggi è un punto di ripartenza, più forte, e anche con maggiori motivazioni di quello che è stato finora”.

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