Dimissioni di massa al Comune di Foggia, firmano in 10. E i Popolari Pugliesi fanno Cucù

L'opposizione ha avviato la procedura per lo scioglimento del Consiglio comunale. Ha 5 giorni per raccogliere le 17 sottoscrizioni necessarie. E il nuovo gruppo che fa capo all'assessore regionale Stea prova a far tremare Landella e la sua maggioranza

Bubù-settete dei Popolari Pugliesi. Ci sono e non ci sono. Per dirla con un'onomatopea, hanno fatto 'buh' per spaventare Landella e la sua maggioranza. E hanno rubato la scena ai consiglieri di opposizione che, di buona lena, sono saliti dal notaio per apporre la loro firma per lo scioglimento dl Consiglio comunale di Foggia. Con la scusa di un caffè, sono andati ad accertarsi dei numeri, ma sono rimasti tra color che sono sospesi, senza confermare né smentire l'eventuale volontà di dimettersi.

Si sono presentati all'appuntamento dieci consiglieri di minoranza: Pasquale Dell'Aquila, Lia Azzarone, Francesco De Vito, Michele Norillo, Annarita Palmieri, Pippo Cavaliere, Giovanni Quarato, Giuseppe Fatigato, Giulio Scapato e Rosario Cusmai, arrivato per ultimo dopo le 17.30. Ci sono anche le testimonianze fotografiche della firma. Sono loro a garantire per Sergio Clemente che, pur essendo stato trattenuto da impegni istituzionali, aveva già lasciato tutti i dati allo studio del notaio Paolo Simonetti e domattina sottoscriverà le dimissioni. Non si è sfilato. Undici erano e undici sono rimasti.

Hanno 5 giorni per raccogliere altre firme, altrimenti l'atto sarà invalidato. Il Consiglio comunale viene sciolto in caso di dimissioni della maggioranza dei consiglieri, sarebbe a dire 17. Se i Popolari Pugliesi Antonio Capotosto, Danilo Maffei, Massimiliano Di Fonso e Pasquale Rignanese avessero firmato, sarebbero arrivati a 15 e ne mancherebbero comunque 2 all'appello. E chissà, forse avrebbero potuto trascinarsi anche Leonardo Iaccarino. Certo, anche il solo passaggio del gruppo è un segnale, o un avvertimento, un messaggio forte e chiaro al sindaco Franco Landella a cui è indirizzata la busta mentre la lettera è per le forze di maggioranza che trattano tra di loro per la poltrona che scotta del presidente del Consiglio e un altro rimpastino.

I consiglieri di minoranza che hanno attivato la procedura di scioglimento anticipato del Consiglio sono usciti dopo un'ora, e hanno trovato giù i Popolari Pugliesi, come vedette. Sono rimasti interdetti, più che altro, ma neanche troppo stupiti.

 "La speranza è l'ultima a morire", aveva detto nell'attesa il segretario cittadino del Partito Democratico Davide Emanuele. Ha partecipato senza potere di firma anche Antonio De Sabato, primo dei non eletti di Senso Civico che subentrerà al dimissionario Leonardo Di Gioia. Il Consiglio comunale non ha ancora provveduto alla surroga e di certo il primo Consiglio utile non sarà convocato entro i prossimi 5 giorni, quindi in un modo o nell'altro non potrà contribuire alla causa. Sarà capogruppo di Senso Civico. "Con me entrano i cittadini", dice oggi. Promette di rappresentare le istanze dell'associazionismo e del terzo settore e in quasi due anni di standby assieme alla sua associazione Possibili Scenari ha convogliato altre realtà per le 'prove di città'.

"L'esito degli ultimi due consigli comunali che si sono sciolti per mancanza del numero legale è la dimostrazione che la maggioranza preferisce disertare piuttosto che affrontare i problemi della città - ha detto l'ex candidato sindaco della coalizione di centrosinistra Pippo Cavaliere - L'iniziativa di oggi ha una grande valenza politica". E l'operazione non è ancora fallita.

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