D’Emilio: “Adesione al fondo ‘Salva Enti’ è un dissesto camuffato”

37 milioni di euro in arrivo dallo Stato dovranno essere restituiti in 10 anni. "Imminenti nuovi aumenti di Imu e Tares"

Francesco D'Emilio

“L'adesione al fondo di rotazione ´Salva Enti´, votata dalla maggioranza nella seduta del consiglio comunale di martedì pomeriggio, non è altro che un dissesto camuffato per mettere una pietra tombale sulle responsabilità del centrosinistra e di Mongelli in merito al disastro finanziario del Comune”. In accordo con le veementi critiche mosse in aula consiliare, il capogruppo Pdl Francesco D’Emilio attacca l’ultima manovra del sindaco anche a mezzo stampa.

“Anziché prendere atto degli esiti fallimentari dei provvedimenti adottati in questi anni che hanno aggravato la crisi, Mongelli festeggia l’adesione al decreto ‘salva-comuni’ celebrandolo come una sorta di panacea di tutti i mali. Ma l’adesione al decreto non è altro che un’ammissione di fallimento da parte del sindaco e dei suoi accoliti di centrosinistra, costretti ad aggrapparsi alla ciambella di salvataggio lanciata dallo Stato per non annegare nelle proprie responsabilità e soprattutto per non mettere a repentaglio le proprie ricandidabilità che, con una dichiarazione di dissesto, sarebbero state irrimediabilmente pregiudicate.

Mongelli ed il centrosinistra sono riusciti a scongiurare questo rischio ma i 37 milioni in arrivo dallo Stato serviranno esclusivamente a spostare il tiro per i prossimi dieci anni (termine entro il quale dovranno essere restituiti) mascherando il dissesto già in atto e sommandosi alla cospicua e consolidata massa debitoria formata,  in questi anni di malgoverno di centrosinistra, da debiti fuori bilancio e anticipazioni di cassa - che ammontano a circa 170 milioni - finalmente ammessi ed inseriti (sebbene soltanto in parte) nella stessa delibera di adesione al decreto.

Quello approvato nell’assise è l’ennesimo piano di rientro dopo il piano datato 2009 (basato sulla manovra urbanistica) seguito da quello dell’anno scorso imposto dalla Corte dei Conti (da 67 milioni di euro), rivelatisi entrambi fallimentari, nonostante nel frattempo l’amministrazione di centrosinistra abbia continuato a vessare i cittadini con aumenti e nuove tasse.

Ma, tornando al presente, l’adesione al decreto salva-comuni avrà serie ripercussioni sui dipendenti comunali: sebbene il primo cittadino ometta di renderlo noto, infatti, il personale di Palazzo di Città assisterà impotente al blocco totale del turnover, delle assunzioni e delle quote accessorie collegate agli stipendi per i prossimi dieci anni (come indicato inequivocabilmente dalla delibera) con il conseguente decremento da più di 1200 dipendenti  a 630 circa, cui andrà a sommarsi un significativo ridimensionamento dei compiti e delle competenze dei consiglieri e l’azzeramento (anticipato di un anno) delle circoscrizioni e dei relativi consiglieri.

Sono soltanto le ultime, inaccettabili, conseguenze della scellerata amministrazione di centrosinistra targata Mongelli, incapace sia sul piano finanziario che su quello occupazionale di tracciare linee programmatiche foriere di soluzioni durature ma sempre pronto ad aumentare tasse ed a tagliare costi necessari al decoro della città: ne sono un esempio gli imminenti nuovi aumenti per Imu e Tares (ex Tarsu) rispettivamente dello 0,5x1000 e del 13% e le crescenti dismissioni di servizi, a partire dalla manutenzione del verde pubblico già inattiva da almeno un biennio.

Per non parlare degli sprechi ingiustificati delle maxi consulenze - come quella del city manager (già pensionato) che grava sulle casse comunali per oltre 100 mila euro all’anno - veri e propri schiaffi alla crisi finanziaria di Palazzo di Città. Al contempo, però, le rette degli asili ed i costi di ogni servizio previsto dal Welfare comunale vengono innalzati fino ai limiti massimi ed i debiti insoluti nei confronti dei fornitori aumentano a dismisura (94 milioni di euro stando alle stime della commissione di garanzia e controllo).
La drammatica situazione del Comune non si risolve aumentando le tasse e sovrapponendo debiti su debiti, né tagliando servizi essenziali per la comunità, ma studiando programmi di rilancio dell’occupazione, di sfruttamento adeguato del sottosuolo e delle proprietà comunali. Ma il primo cittadino fa orecchie da mercante ed anziché riconoscere il proprio fallimento, dando le dimissioni (auspicate da larga parte della comunità), preferisce festeggiare l’adesione al ‘salva-comuni’ che, di fatto, mette una pietra tombale sulle scelleratezze del centrosinistra, affrancando da ogni responsabilità gli artefici dell’attuale stato di dissesto”
 
 


 

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