Politica

Partito Democratico spaccato, bufera si riversa sul governo Mongelli

Clemente spinge per l’azzeramento della giunta. D’Urso nuovo capogruppo. Paolo Campo lascerà la segreteria

E’ bufera nel Partito Democratico, pugliese. A tutti i livelli. La miccia innescata da Vendola con un rimpasto che ha tenuto fuori i democrats dalla girandola delle decisioni, sta portando a galla veleni e spaccature che evidentemente covavano da tempo. Trascorso il momento elettorale, quello che impone, doverosamente, silenzio e coesione, il PD si ritrova a fare i conti con un fuoco di fila interno di dichiarazioni al vetriolo e blitz consumati per modificare assetti, equilibri e, perché no, linee politiche.

Come appena accaduto al Comune di Foggia, dove con una operazione rapidissima, consumata mentre parte dei consiglieri erano impegnati nella direzione provinciale del partito, la componente ex Margherita spodesta Paolo Terenzio e nomina nuovo capogruppo Peppino D’Urso. Un blitz che spacca il gruppo: 5 vs 4, ex margherita vs ex ds.

Gli effetti sono immediati sulla tenuta politica della maggioranza e sull’amministrazione con il malpancista storico del gruppo, Sergio Clemente che, non avendo mai abbandonato l’idea di ricoprire l’incarico assessorile e sconfessando d’un colpo la linea indicata dal presidente del consiglio comunale Raffaele Piemontese, al pari dei partiti minori, avrebbe fatto partire nei confronti del sindaco Mongelli il pressing sull’azzeramento della giunta.

Stando così le cose, i “falchi” raggiungerebbero quota 13: 5 PD, 2 PSI, 2 Indipendenti, 2 Udcap (Alfredo Grassi si è smarcato, nuovamente, dal partito), 2 Moderati e Popolari. Una bella rogna ora per il sindaco, che dovrà tenere conto di un malessere (rispetto alle poltrone) che va montando. E a poco basterà, evidentemente, un’azione amministrativa “ritrovata”, come dimostrano gli annunci sugli stanziamenti a favore del manto stradale, gli ultimi adempimenti compiuti per la riapertura del Teatro Giordano, l’accelerata sulla riqualificazione di Piazza Mercato col contributo della Fondazione Banca del Monte.

Le “ambasciate” presso l’ufficio del primo cittadino sarebbero riprese, come e più di prima. E’ tempo di contare nell’esecutivo, si fa intendere. Sulla graticola ci sarebbero gli stessi assessori PD ora, Pasquale Russo e Rocco Lisi, che risponderebbero alla parte ex DS (dunque, minoritaria). Il momento peraltro è di quelli ghiotti per sovvertire gli equilibri. Stordito com’è, a livello dirigenziale, il PD si troverà, a breve, a dover celebrare i congressi. Anche provinciale. Giugno, probabilmente, al massimo ottobre.

L’attuale segretario provinciale, al 90% lascerà il “Campo”. Di più: tra i democratici di Capitanata in queste ore non c’è neanche certezza che guiderà il partito verso il congresso. Dal suo entourage filtra forte la tentazione dell’ex sindaco di Manfredonia di lasciare prima. Gli ultimi accadimenti regionali avrebbero rappresentato il colpo di grazia per un partito che non ha ancora metabolizzato il risultato elettorale. E per un segretario che lascia, un’altra corrente, nata e cresciuta sottotraccia in questi mesi, esce allo scoperto, traendo linfa e vigore proprio dal momento di forte confusione e debolezza vissuto dai partiti oggi, lanciando un’opa, evidentemente, sul prossimo congresso.

Sono gli esponenti di Capitanata Democratica: un’area culturale la definiscono, che scriva una nuova storia del Pd di Capitanata. Ne fanno parte esponenti politici ed istituzionali, ma anche semplici militanti. Il consigliere provinciale di Cerignola, Rino Pezzano (da tempo in rotta con l’assessore Elena Gentile), il sindaco di Orta Nova Iaia Calvio, esponenti di associazioni culturali come Savino Bonito, il GD Francesco Di Noia, l’ex vicesindaco di Rodi, Pino Veneziani, il segretario di San Giovanni Rotondo, Salvatore Mangiacotti. I “rottamatori” dei vecchi apparati e dei vecchi volti in salsa nostrana, un po’ “grillini”, un po’ “renziani”.

Oggi la presentazione dell’area al Consorzio Start di Capitanata. Anche la scelta del luogo non sarebbe casuale: ripartire da un luogo più free, evitando le vecchie segreterie “fuori dalle quali non siamo più credibili” scriveva ieri Pezzano. L’opa, insomma, è lanciata. Se sarà un vero e proprio terremoto o piuttosto  blando movimento tellurico che miri essenzialmente “a cambiare tutto per non cambiare niente”, lo diranno i prossimi mesi.  

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