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Sabato, 2 Luglio 2022
Politica

Cinquestelle ai ferri corti. Foggiani attendono le mosse di Conte. Emiliano? "Non ci ha inglobato"

Il punto di vista dell'europarlamentare Mario Furore sull'ultima crisi del Movimento

La tensione è alle stelle nel MoVimento. Sul dossier delle armi all’Ucraina si consuma un’altra lotta intestina. “I toni sono diventati troppo alti - ammette l’europarlamentare foggiano Mario Furore - il mio invito è alla riflessione e a restare uniti in questo momento così complesso, evitando scissioni”. La pensa esattamente come Beppe Grillo: i problemi non si risolvono sui giornali. In parole povere, i panni sporchi si lavano in famiglia. 

Regna il caos e si rincorrono dichiarazioni e strali avvelenati. Dopo le scintille tra il ministro Luigi Di Maio e il leader Giuseppe Conte non è finita. Eppure, in piena bagarre, l’eurodeputato che era in lizza per il ruolo di coordinatore regionale, poi affidato a Leonardo Donno, non la fa così tragica ed è fiducioso sul futuro del M5S. 

È l’inizio della fine?

No, questo no. Il periodo è sicuramente complesso, questo lo dobbiamo dire senza infingimenti, perché siamo una forza politica schietta con i propri elettori, e dobbiamo ammettere che in questo momento c’è una forte discussione interna sul ruolo futuro del Movimento 5 Stelle. Credo, però, che abbiamo vissuto momenti più complicati di questo e sono convinto che, a breve, ci sarà un intervento risolutore di Grillo. 

Le tensioni nel Movimento hanno ripercussioni a livello locale?

Quando succedono queste cose a livello romano, è chiaro che nei sondaggi accusiamo il colpo perché la gente, in questo momento, tra pandemia e guerra, avrebbe bisogno di altro, non certo di problemi. In questo momento, la gente ha bisogno di risposte dal punto di vista economico e sociale. Non sono frasi di circostanza. Non appena riusciremo ad incidere ancora di più su questi temi torneremo in carreggiata anche nei sondaggi. 

In caso di scissioni, a livello locale il M5S potrebbe perdere altri pezzi?

La scissione è assolutamente da scongiurare. Io credo che il Movimento 5 Stelle abbia un suo fortino di voti, soprattutto al Sud. Non dobbiamo commettere l’errore di paragonare le elezioni locali a quelle nazionali, perché sono due flussi completamente diversi. Nel voto di opinione siamo molto forti soprattutto al Sud, Conte traina ancora moltissimo dal punto di vista del consenso perché ha gestito benissimo la pandemia, e questo gli italiani se lo ricordano. Allo stesso modo, abbiamo realizzato cose nei primi due governi che la gente ancora ci riconosce.

E a livello locale?

A livello locale è un po’ più difficile cristallizzare questo tipo di voto. Dovremmo imparare a individuare una classe dirigente che possa trainare oltre la lista, perché si sbaglia di grosso a pensare che i voti arrivino solo per il simbolo. Da questo punto di vista, Conte sta provando a darci una struttura territoriale più determinata e uno statuto in grado di ramificarsi a livello territoriale con un’organizzazione partitica, perché abbiamo sempre sofferto, negli anni, il fatto di essere un movimento che però cresceva come un partito e aveva bisogno dell’organizzazione di un partito.

Quando sarà nominato il referente provinciale?

Questa settimana. Viene scelto da Conte, proprio come il coordinatore regionale, Leonardo Donno, al quale noi eletti di Foggia auguriamo buon lavoro, così come abbiamo augurato buon lavoro a Mario Turco, il nostro vice presidente. Sinceramente i rapporti sono distesi e abbastanza collaborativi.

Una scelta che ha provocato qualche malumore

C’è stato solo un po’ di malumore tra gli attivisti perché volevano scegliere loro il referente regionale, ma il regolamento che hanno votato l’anno scorso prevedeva già che spettasse al presidente, quindi sento di dire che il percorso che ha scelto è perfettamente lineare ed era risaputo. In una riunione interna, noi portavoce della provincia di Foggia abbiamo convenuto di far scegliere a Conte e che ognuno di noi si impegnerà sempre e comunque a collaborare con gli altri. Non appena sarà nominato il referente, sapremo chi andrà a sedersi ai tavoli per le alleanze e a discutere i programmi. La fortuna è che noi portavoce non siamo divisi in correnti e questa è stata anche la nostra forza. Non ci siamo mai lasciati condizionare dalle dinamiche romane, anzi, abbiamo sempre cercato di risolvere i problemi. Accettiamo di buon grado chiunque di noi verrà scelto.

Come sarà organizzato il Movimento?

Nella nuova organizzazione ci sarà un gruppo territoriale riconosciuto in ogni città o in ogni macro-area. Per esempio, ci potrebbe essere il gruppo territoriale M5S Gargano. All’interno di questo gruppo avremo iscritti che saranno riconosciuti dal presidente Conte. Usciamo dallo stallo dei gruppi territoriali che, da una parte, lamentavano di non avere una riconoscibilità - parliamo degli ex Meetup, per intenderci - e dall’altra di dover dipendere troppo da decisioni centrali. Invece, con i gruppi territoriali si ritorna ad un modello orizzontale. Conte con questi gruppi territoriali ha in mente di avvicinare nuove persone. È una bella novità perché, con queste nomine e con questi gruppi territoriali, avremo spazi di partecipazione e confronto, vere e proprie segreterie. È importante che ci sia questa ristrutturazione perché prossimamente avremo appuntamenti elettorali molto importanti tra cui Foggia, dove giocheremo le nostre carte. 

Però, nel tempo, il M5S ha perso dei pezzi.

Persone, evidemente, che non erano legate al progetto politico. Tra l’altro, rispetto ad altre province, abbiamo perso molto meno, rispetto al dato nazionale siamo stati, forse, più fortunati. Tant’è vero che Foggia, tra le province d’Italia, è quella che vanta il maggior numero di portavoce uscenti.

Qui ci sono più contiani o dimaiani?

Questo andrebbe chiesto ad ognuno di loro, sono convinto che la maggior parte di noi vuole evitare scissioni e rimanere uniti nel nuovo corso. 

A fine giugno gli iscritti decideranno sul doppio mandato. La base, da queste parti, è più propensa per l’abolizione o per il no al terzo mandato? 

Io credo che la base del M5S foggiano sia per non derogare. Tra l’altro, è sempre stato un tratto distintivo mostrarci come persone che non fanno della politica la propria carriera e consentire un turn over. Noi ci auguriamo che il quesito sia molto chiaro, in modo tale che non ci siano dubbi sulla scelta che verrà operata dalla base.

In provincia di Foggia non comporterebbe problemi agli uscenti. 

No, perché a parte Rosa Barone siamo tutti al primo mandato. Questo vale per i mandati sovraregionali. Chiunque di noi, però, oltre ai due mandati si può candidare anche al Comune perché c’è il mandato zero. 

Emiliano vi ha inglobato?

Assolutamente no. Fra l’altro, proprio a seguito della nomina del coordinatore regionale, verrà chiesto da parte del vice presidente Turco, dei consiglieri regionali e dello stesso Donno, un incontro con il presidente della Regione Puglia per verificare i punti programmatici. Il confronto ci deve essere e noi intendiamo mantenere la nostra identità integra anche all’interno delle alleanze con le aree progressiste, senza mai farci inglobare. Questo è il primo passo, poi la nuova struttura che sta delineando Conte organizzerà altri incontri: faremo assemblee regionali, incontri nelle varie province per condividere questo nuovo corso. 

I vostri candidati alle elezioni comunali del 12 giugno, Pasquale Palumbo a Monte e Pasquale D’Assisi a Stornara, non sono stati eletti. È una debacle?

Un conto è quando ti presenti col tuo simbolo, hai candidati riconosciuti M5S, quando partecipi nell’agglomerato di una lista civica è un po’ diverso. In comuni inferiori ai 15mila abitanti dove il voto è condizionato da altre dinamiche non mi sento di parlare o meno di un fallimento. Sono comuni dove noi, molte volte, non tocchiamo palla, perché non abbiamo neanche attivisti. In molti casi non abbiamo neanche partecipato. Sicuramente dobbiamo lavorare al futuro. Ma dall’altra mi sento di dire che in questo tipo di comuni è difficile fare un’analisi del voto. Siamo stati anche un po’ sfortunati, in generale, in tutta Italia, perché non essendo ancora pronta la struttura di Conte abbiamo dovuto affrontare le comunali con il pilota automatico. Secondo me arriveremo alle prossime comunali molto più preparati perché lavoreremo già da adesso. 

Su Foggia state già ragionando?

Si, non appena la struttura sarà al completo tra gruppi territoriali e referenti inizieremo a muoverci.

Con il Pd e le altre forze progressiste?

Ancora non ci sono dialoghi in corso. Devo dire la verità, molti si aspettano da noi una indicazione, una mossa. Ci saranno, anche in maniera molto sincera, aperta e inclusiva, però i ragionamenti sul nome del candidato sindaco o sul candidato di bandiera sinceramente poco mi appassionano in questo momento di fronte ad una città che comunque lamenta ancora una distanza con la commissione e tanti problemi da risolvere. Quindi bisognerebbe essere un po’ più risolutivi rispetto alle dinamiche foggiane. 

Cosa c’è nel futuro del M5S?

Una chiara visione e identità. L’Italia e la Capitanata, in questo momento, hanno bisogno di un progetto politico serio, credibile, che sappia offrire risposte sui temi del lavoro, della difesa dell’ambiente, della povertà. Noi dobbiamo portare i cittadini delusi alle urne con una speranza.

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